Confessioni di un trolley.

19 Dic

trolley_05575250Allora, chiariamo subito una cosa: io sono nato per viaggiare, per girare il mondo, per visitare aeroporti, porti, stazioni ferroviarie, sono nato per essere libero e selvaggio. Born to be wild, mica nato per fare il trasportatore di codici e codicilli con leggi e sentenze di tribunali. Ma figuriamoci che me ne frega, io sono nato per trasportare bikini, maschera&boccaglio, per volare ai tropici, maglioni di lana e calzettoni per girare la Finlandia. Io sono nato per trasporti felici, non rabbiosi. E, invece, da qualche anno mi ritrovo a trasportare libri giganteschi, la mia proprietaria li chiama, appunto, codici e ce n’è per tutti i gusti: diritto penale, procedura penale, diritto civile, procedura civile, raccolte di leggi amministrative, con le note della Cassazione, senza note, con i riferimenti agli istituti, senza riferimenti, con le condizioni di procedibilità, senza condizioni, con la copertina blu, con la copertina rossa, della Giuffrè, anzi no, della Cedam, anzi no, de LaTribuna, anzi no, della Simone, perché non si sa mai, infatti ho sentito mormorare tra gli altri proprietari di trolley come me che dipende dalla Commissione, cioè, se alla Commissione gira che quel codice, quella mattina, di quell’anno, con la copertina di quel colore non va bene, rimani senza codici, cioè senza la materia prima per fare l’esame di Stato. Ma, essendo un trolley, può darsi che sia io a non aver ben capito cosa vuol dire tutta ‘sta confusione di codici, per me sono solo libri grandi e pesanti come mattoni, da trasportare un po’ in piano un po’ in salita, solo che la salita non è proprio la salita del Monte Bianco, con le caprette che ti sorridono, ma la scalinata che porta al luogo di raccolta dei portatori di trolley, il padiglione I della Fiera di Cagliari. Un grande spasso, non c’è che dire. La mia visuale, in quel tragitto, è sempre la stessa eppure cambia ogni anno, incontro vecchie conoscenze, trolley che ogni hanno sono costretti, pure loro, a fare quel tragitto del cavolo, ci scambiamo due spintonate, ci aggiorniamo su eventuali viaggi di piacere con trasporto bikini (assai rari, visto che questi portatori di trolley sono, per la maggior parte, disoccupati o co.co.pro. squattrinati) e proseguiamo la corsa per un posto al sole, cioè un posto in mezzo alla sala, lontano dagli occhi dei commissari, in modo da poter almeno far parlare tra loro i nostri proprietari. Con mio grande stupore, quest’anno ho pure visto una minigonna, tra i vari stivaloni imbottiti per resistere al freddo siberiano e alla pioggia, eh già,  ho visto cose che voi umani non avreste mai immaginato. Ho sentito dire, poi, che quest’anno la Commissione sembrava più umana, merito del Presidente, un giovane e intelligente avvocato che ha provato ad alleggerire il carico psicologico di quei giorni allucinanti. Così ho sentito dire. Ma, per quanto mi riguarda, l’unico bravo Presidente è quello che dice “cari trolley, vi libero da ogni peso, volate via verso la Patagonia, i vostri portatori non hanno più bisogno di voi, perché ‘sto cavolo di esame è stato abolito”.

E poi, guardate la foto, sono o non sono nato per essere bello&selvaggio??

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2 Risposte to “Confessioni di un trolley.”

  1. AndreA 24 dicembre 2008 a 6:59 pm #

    Tanti Auguri di Buon Natale!!

    Un abbraccio forte e un bacio!! 🙂

  2. lagiraffa 25 dicembre 2008 a 12:38 pm #

    Grazie Andrea, tanti auguri anche a te! Un abbraccio 🙂

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