Kasteddu indipendente.

8 Set

Il vento impetuoso dell’indipendenza soffia forte sul mondo e poteva forse oltrepassare Kasteddu, Cagliari, la capitale del Mediterraneo? Naturalmente no, dopo l’Ossezia e Malu Entu, il vento arriva nella città di Ringrazio Deledda, insieme al Papa, al Capo del Governo e al solito cascione di egue (le donne-giumenta oggetto di un approfondito studio scientifico da parte di Ringrazio). Stavolta, Ringrazio ha un atroce dubbio: sulla bandiera di Kasteddu ci mettiamo il profilo della città o un cesto di burrida/gattuccio di mare? Eh, so’ dilemmi, se qualcuno vuole aiutarlo a chiarirsi le idee.. Buona lettura!

 

 

 

Kasteddu indipendente, è o no?

 

 

Visto che cussu facc’e pruppu de su Sindigu non ne ha fatto nulla a difendere bene bene a Kasteddu, la nostra mitologica, unica e mondiale capitale del Mediterraneo, da tutti quelli che ce la invidiano che loro non ce l’hanno, a Parigi così come a Sassari e a cussa bidda mala di Quartu che ne ha fatto pure la festa alla patata per farne venire gente, a loro, il popolo casteddaio, quello vero che d’è autenticamente appropriato, ne era tutto in subbuglio.   Dopo tumulti, zerriusu e carraxio de mala manèra, centinaia di milioni di casteddai ne hanno proclamato Kasteddu indipendente, mettendone la capitale in Vico Sant’Eusebio, requisendone un palazzotto all’onorevole Concu che d’era andato a prenderne gli affitti ed è stato mandato via a son’e corru.  Questo emerito esemplare della granda politica casteddaia, allora ne voleva essere su presidenti de sa repubblica, ma al popolo non gli piaceva nemmeno poco pure e quattro bodranci l’hanno gettato al cassonetto aperto.   Fatti venire di persona l’ispettore Gargiulo e l’agente Giangi Vacca con due volanti di sbirri sono stati presi tutti a pomodori da una folla così immane, straripante e più burda di loro che se ne sono dovuti tornare alla Questura e non ne mettono più il naso di fuori.   Evaristo Càschili, un vero e autentico figlio del popolo che ne è diventato imprenditore di trasporti e ora ne ha una flotta di tre apixedde e fa import-export del mondo internazionale con soci cionesi, ne aveva messo pali a impalcatura in Piazza San Cosimo e così tottu su logu ne ha eletto gridando maistru Perdu, cantinèri, a presidente, che era lui ad averne il programma migliore.  E programma così non ce n’è da nessuna parte: prima di tutto ad abbassarne i prezzi di tutte le cose, poi ad abbassarne l’età di venti o quarant’anni, a seconda di quello che conviene, de inzà ad abbassarne le mutande alle egue che ne abitano vicino a casa sua. A quest’ultima proposta ne era seguito un boato dalla folla e i concorrenti avversari, finza a Chicchinu Perra, carnazzeri di Stampace, se ne erano abbassati la cresta che non ce n’era più storia.     Pure a quelle egue pèrdie gli andava bene, soprattutto se pagavano appropriatamente.   Questa cosa dell’indipendenza di Kasteddu aveva fatto il giro del mondo in 80 minuti e tutti quanti ora ne volevano venire a conoscerla, che ne erano curiosi e lo volevano fare pure loro. E poi era una cosa troppo toga.  Ci aveva provato unu maccu a baffoni bianchi a fare indipendente uno scoglio nel mare davanti a Oristano, ma tutti lo credevano Benito Urgu e si erano messi a ridere.  Di Kasteddu nessuno rideva perché gia era la capitale del Mediterraneo, giàlla, ci aveva già tutto quanto, pure Marco Capra, nuova e impresentabile stella della canzone mondiale.    De pressi ne era voluto venire anche B16, cussu papa tedesco che volava sempre e a Kasteddu lo avevano fatto a manifesto con le braccia aperte a volare sopra Monte Urpinu.  Ne era venuto anche cussu Berlusconi a chiedergli la grazia di diventarne alto e con tutti i capelli, ma quando ne aveva saputo che a Kasteddu indipendente se ne tiravano giù le mutande alle egue senza nemmeno mandarle in tv o farle ministra voleva rimanerne subito subito qui e già ne stava facendo la domanda per diventarne cittadino.  Poi però ne aveva visto uno alto alto, vestito tutto di nero, con gli occhiali e pochi capelli che lo guardava prendendogli le misure e si era spramato moltissimo, scappandone subito.   Ce n’era venuta un sacco di gente d’ogna parti a fare festa e questo B16 aveva benedetto a mastru Perdu fatto a presidente e a tutti quanti che c’erano e anche quelli che proprio dovevano al momento andare in su comodu che gli scappava.  E la TV della Giraffa, come che sempre messa proprio dove ci sono le cose che muovono il mondo, ce l’abbiamo messa appropriatamente in prima fila a dirne quello che succedeva, bene bene così la Giraffa fatta a editora non stava lì a pinnnicare che questo era meglio così e questo doveva essere a primo piano e non a sottoscala.   Fatta l’indipendenza però si dovevano fare un sacco di cose ancora, iniziandone anche dalla bandiera e dal passaporto: ad esempio, ci si deve disegnarne un piccione, il profilo di Kasteddu o una scivedda di burrida ?  E sono problemi questi, è o no ?

 

                  Ringrazio Deledda

 

 

 

Vi traduco qualche espressione Sardo-Ringraziesca:

 

cussu facc’e pruppu de su Sindigu – quella faccia da polpo del Sindaco

 

a cussa bidda mala – quel brutto villaggio (che è una delle città più grandi della Sardegna ma rimane sempre bidda, per fortuna! N.d.g – nota della giraffa)

 

zerriusu e carraxio de mala manèra – urla e grande confusione

 

son’e corru – al suono del corno (per la spiegazione andate sul post dedicato a Flavio Gavettone, non è che ogni volta vi devo spiegare tutte le cose, bisogna studiare!!!!!!)

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4 Risposte to “Kasteddu indipendente.”

  1. AndreA 10 settembre 2008 a 7:34 pm #

    Come rimane sempre bidda?? O_O

    Con l’espansione incredibile, con le folle cagliaritane che vengono ad abitarci facendo lievitare il numero degli abitanti??? O_O

    lol lol lol lol lol lol

    Un abbraccio, a presto!! :-))))

  2. giraffa 10 settembre 2008 a 11:04 pm #

    Rimane sempre bidda, nel senso che il clima, i rapporti tra le persone sono quelli di una bidda, insomma, mi sembra “a misura d’uomo”! Le bidde hanno anche aspetti positivi 😉
    un abbraccio anche a te! 🙂

  3. Cane nero e grosso 15 settembre 2008 a 9:27 am #

    salve a tutti, volevo dire che vi siete dimenticati di citare il pregevole servizio d’ordine svolto durante la visita di B16 e dell’ometto con i tacchi che sorride sempre: ero uno dei cani neri e grossi che abbaiavano a tutti quelli che passavano e li abbiamo fatti stare lontano. uno – solo uno – è passato: era proprio quello alto, vestito di nero e con pochi capelli, squadrava tutti e ne prendeva le misure. tra vedere e non vedere ci siamo stati zitti e l’abbiamo lasciato passare, l’ometto sorridente è scappato a tacchi levati e B16 si è fatto compulsivamente il segno della croce. O_O

  4. lagiraffa 15 settembre 2008 a 4:14 pm #

    ma, il becchino che ne abbiamo fatto a governatore dei sardi? cessu, cessu, allora è proprio di averne paura.. o_O

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