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Frate Sole, sora Luna.

22 apr

Ogni giorno è il giorno della Terra, che ci ospita, ci accudisce e ci punisce, ci nutre, ci disseta, ci accompagna con la sua bellezza, trattiamola bene e facciamo in modo che sia una casa comoda e accogliente anche per chi verrà dopo di noi. Oggi si festeggia la Giornata mondiale della Terra, e vi lascio le parole di Francesco, san Francesco, un uomo che molto tempo prima di noi, celebrava le meraviglie della Terra:

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi Signore, per sor’Acqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fior et herba.

Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infrmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato s’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

Delfini, uomini, e solidarietà tra esseri viventi.

9 mar

Qualche giorno fa, in una spiaggia del Brasile, a 170 chilometri da Rio de Janeiro, un gruppo di mammiferi a due zampe dotati di costume salva un gruppo di trenta mammiferi dotati di pinna, spiaggiati per cause ancora sconosciute. Il video racconta tutto e non c’è bisogno che aggiunga troppe parole. Applauso e standing ovation!

8 marzo sì.

8 mar

Nel 2010, le donne uccise dai propri compagni, o ex compagni, o parenti, sono state 127, nel 2011 139 e, dalle notizie di cronaca nerissima, sembra che il 2012 regga bene il confronto con gli anni che l’hanno preceduto: ogni giorno, leggiamo di donne uccise da uomini con i quali hanno o hanno avuto rapporti personali stretti, di donne violentate da uomini sconosciuti, di donne perseguitate da ex compagni o da sconosciuti, si chiama stalking ma persecuzione rende meglio l’idea di angoscia e terrore che ingenera nelle donne. Sembra quasi un bollettino di guerra ma non si capisce bene quale sia il bottino finale poichè dalle battaglie tra uomini e donne escono solo feriti e perdenti: in primo luogo, le donne direttamente vittime delle violenze, fisiche o psicologiche, che perdono la vita, la dignità, la serenità, la fiducia in sé stesse e nel prossimo e, a seguire, i figli, se ci sono e se sopravvivono, che potranno crescere con un’idea alterata del rapporto tra un uomo e una donna; i genitori, se ci sono e se sopravvivono, che vivranno nel dolore e nell’odio; i nuovi compagni, gli amici, le persone care e infine gli uomini vittime della propria rabbia e dell’incapacità di gestire rapporti personali che si evolvono in maniera diversa da come avevano progettato. L’unico bottino di questa guerra è il virus dell’infelicità, difficile da debellare, se non con l’impegno di tutti noi, altrimenti dovremo spartircelo per molti anni ancora e per altrettanti anni ci sarà bisogno dell’otto marzo per ricordare che le donne  non sono esseri superiori, non sono più speciali degli uomini, non vanno “amate e non capite”, sono semplicemente metà della popolazione mondiale e, insieme agli uomini, fanno andare avanti la vita su questa benedetta Terra.

http://femminicidio.blogspot.com/

http://www.unog.ch/80256EDD006B9C2E/%28httpNewsByYear_en%29/1CD9EE033BBBC854C1257992004A59BC?OpenDocument

http://www.unric.org/it/attualita/27790-violence-against-women-italy-un-expert-announces-first-fact-finding-mission-to-the-country

http://blog.ilmanifesto.it/antiviolenza/2012/03/05/

http://www.iltempo.it/abruzzo/2012/02/18/1323157-volevano_uccidere_parla_ragazza_stuprata.shtml

Italiani, brava gente – un peluche ce lo ricorda.

10 feb

Un peluche, cosa vuoi che sia un peluche? I bambini ne hanno tanti, quello con le orecchie lunghe dell’asinello, quello con le orecchie tonde dell’orsacchiotto, quello con i baffi del topolino e poi c’è quello con l’anima da angelo custode, che protegge dai brutti incubi, scaccia un pochino le paure, rende il buio della notte meno spaventevole e aiuta a dormire, soprattutto da quando la mamma non c’è più, portata via da chissà cosa. Cosa vuoi che sia un peluche, nella cabina di una gigantesca nave adagiata su uno scoglio, rispetto a tutto quello che ancora contiene quella nave? Rispetto ai corpi di esseri umani che non si trovano, rispetto al carburante che ancora non può essere recuperato, rispetto a quel tempaccio che impedisce quasi ogni intervento sul relitto? Quel peluche può essere un abbraccio caldo nella notte di un bambino che non dorme più e, forse, è un modo per ricordarci, casomai ce lo fossimo dimenticati, che gli italiani sono ancora umani, nonostante tutto. (continua…)

Ti tratto come un uomo.

12 set

«Ti comporti da uomo e io ti tratto da uomo e ti picchio» ma quindi, normalmente, ad un uomo che in ristorante bacia la sua fidanzata viene fratturato il setto nasale dagli altri clienti? O succede solo alle donne omosessuali che in ristorante incontrano un idiota?

http://www.gay.tv/articolo/1/15360/Ragazza-picchiata-a-Milano–preso-l-aggressore

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=156251

Uomo schiavo, zitto e bravo.

5 lug

Eccole, infine, le femministe esultare per il grande traguardo raggiunto dalle donne, dopo anni di lotte: trascorrere l’intera giornata in ufficio mentre il marito accudisce la figliolanza, strofina le stoviglie e rifà i letti. Un’idea abbastanza banale di progresso dell’umanità, presa in prestito dagli uomini d’altri tempi, quelli che, appunto, stavano fuori casa tutto il giorno, in ufficio o chissà dove, a far carriera, e si accontentavano di avere, e trascurare,  una moglie/badante/madre/cuoca/talvolta amante tra le confortevoli mura di casa. Un’idea che, tra l’altro, in passato ha fallito, creando insoddisfazione,  frustrazione e tristezza, perciò non mi spiego per quale motivo, oggi, riscuota tanto successo. Eppure, pensavo che noi donne avessimo più fantasia, più estro nell’immaginare il progresso e mi illudevo che, alla fine dei conti, in concreto, saremmo state più generose e più intelligenti degli uomini d’altri tempi, nel realizzare la parità tra i sessi. E invece.

http://27esimaora.corriere.it/articolo/la-donna-piu-potente-della-cityha-9-figli-ed-e-moglie-di-un-sahdstay-at-home-dad/

Grazie, dottor Capacchione.

29 giu

Ci sono medici che sono e rimarranno per sempre soltanto dei laureati in medicina con una, nessuna o più specializzazioni e continueranno a timbrare il cartellino come se fossero impiegati delle poste che trattano i pazienti come pacchi. E poi, ci sono i medici veri, i “dottori” ai quali ti affidi con totale fiducia, quelli che trattano la tua vita come se fosse un bene prezioso, quelli che trattano te come un essere umano e non come una raccomandata. Poi, ci sono i dottor Capacchione, i dottor Vitale, che sono un’altra cosa, sono medici ma sono anche qualcos’altro, sono uomini che hanno un senso del dovere e una generosità nei confronti del prossimo, che va un po’ oltre la normalità, e sono più diffusi di quanto si pensi, peccato che non facciano notizia. Grazie, dottor Capacchione.

Vi copio la notizia per intero:

Cardiologo finisce l’intervento in sala operatoria, si accascia e muore

Un aneurisma ha stroncato il chirurgo 49enne Vincenzo Capacchione. Aveva appena salvato un paziente

MILANO - «Dottore, scusi, c’è un’urgenza». L’ultimo intervento di Vincenzo Capacchione, 49 anni, cardiologo, inizia con uno squillo sul telefonino, poco prima delle 6 di sabato mattina. È il «reperibile» all’ospedale di Rho, alla chiamata risponde «arrivo». Attraversa le strade deserte nell’alba estiva di Milano. In corsia, dice soltanto di non sentirsi bene, di «avere un dolore al petto». «Niente di grave», spiega Vincenzo Capacchione ai colleghi, ha un po’ di febbre, ma dice: «Andiamo». Entra in sala operatoria. Uscirà quattro ore dopo, farà in tempo solo a togliersi i guanti di lattice e scendere in pronto soccorso. Lì si inginocchia e sviene. Muore pochi minuti dopo.

Mentre i suoi colleghi cercano di rianimarlo, mentre altri colleghi, al piano di sopra, riportano in corsia il paziente 70enne che il dottor Capacchione ha appena salvato, dopo 3 ore e 40 di intervento. Ha operato un uomo in condizioni gravissime. Cinque minuti dopo (come ha raccontato ieri Il Giorno) il paziente era lui, in condizioni irrecuperabili. Capacchione lavorava all’ospedale di Rho dal 1998. Da poco era diventato responsabile dell’«Unità coronarica». Aveva tre figlie. Racconta Ermenegildo Maltagliati, direttore generale dell’ospedale: «Faceva parte di un team di tre medici emodinamisti che ogni giorno, tra mille difficoltà, ha il compito di salvare la vita alle persone. Siamo tutti vicini alla sua famiglia».

C’era probabilmente qualcosa che non andava, nel cuore del medico. Una disfunzione silenziosa, nascosta, di cui neppure lui, cardiologo, s’era mai accorto. I risultati dell’autopsia non sono definitivi, ma sembra che abbia ceduto l’aorta toracica, per un aneurisma. Un problema che era lì, chissà da quanto, e che sabato mattina è arrivato alla rottura. Il paziente era arrivato a Rho con un infarto, era necessaria un’angioplastica: Capacchione l’ha fatta, ma è stata particolarmente difficile, un caso critico. Per un intervento che richiede di solito un’ora, il cardiologo ha dovuto lavorare quasi quattro. E poi lo stress, la stanchezza. Racconta un collega: «Intervenire sul paziente è stato il suo unico pensiero. Non si è comportato da grande medico, ma da medico vero».

Gianni Santucci

Slutwalks: siamo tutte puttane.

13 mag

Sembra incredibile dover sentire, ancora oggi, in un’epoca in cui la clava è ormai appesa al chiodo, frasi del genere “evitate di vestirvi come puttane se non volete essere violentate”, come se esistesse un diritto di stupro libero nei confronti delle puttane e come se esistesse un abbigliamento femminile anti-violenza. Eppure, questo è il consiglio più intelligente che ha saputo dare un poliziotto alle studentesse dell’università di  Toronto, suscitando le reazioni delle donne dall’altra parte dell’oceano, che si sono riunite per uno slutwalk (slut significa puttana, è lo stesso termine usato dal poliziotto) e fra qualche tempo la “passeggiata” in minigonna e calze a rete, arriverà anche in Europa, a Edimburgo, e ad Amsterdam, tanto per far sapere che certi ragionamenti non si possono sentire e nemmeno accettare. Purtroppo, sono, ancora oggi, sempre le donne a dover imparare a difendersi, a vestirsi, a parlare, a guardare in modo da non scatenare la libido dell’uomo molesto o col cervello malato, sempre le donne a doversi giustificare per quella gonna troppo corta o troppo stretta, per quella calza troppo a rete, per quel tacco troppo sottile e troppo alto, per quello stupro. Gli uomini, se nessuno glielo ha insegnato in famiglia, non devono seguire corsi per imparare a rispettare quell’essere che gli passa davanti vestito con la minigonna e le calze a rete, non devono indossare un abbigliamento che controlli i loro istinti irrefrenabili, gli uomini (quelli bacati) casomai devono difendersi dagli sguardi provocanti delle donne, dalle loro gambe insidiose, dalle parole maliziose, e se proprio non riescono a trattenersi, be’, pazienza, non è colpa loro. C’è qualcosa di profondamente ingiusto in tutto questo e di terribilmente dannoso per la società, per la vita in comune di uomini e donne, per la felicità degli esseri umani, poiché scatena la diffidenza e la rabbia delle donne che, spesso, la riversano sugli uomini, alimentando una catena infinita di infelicità, che può essere interrotta solo col dialogo, anche con le calze a rete.

http://www.slutwalktoronto.com/

http://ladiesinexile.blogspot.com/2011/04/slut-walk-protest-after-misguided.html

Farlo impazzire in macchina (Slow version).

21 mar

Com’è noto, qui sul monte un gruppo di esperti si dedica esclusivamente all’attività scientifica, con un nobile scopo: aiutare maschi e femmine di ogni razza e specie a comprendersi, per migliorare i loro rapporti, vivere serenamente e non dire “ma come, io credevo che lui..”, “ma come, lei sembrava..”, niente più scuse, qui si fa ricerca scientifica per il bene dell’umanità, e si rispetta il vecchio proverbio del monte “certe cose vanno sapute”.

In particolare, da qualche anno, gli esperti del monte portano avanti un importante studio dal titolo “Metodi infallibili per farlo impazzire” e, sulla base delle testimonianze di milioni di donne e di uomini, affrontano la questione fondamentale per le donne: “come lo faccio impazzire?”. Una parte dello studio è stata pubblicata un po’ di tempo fa, ora è arrivato il momento di divulgare i risultati dell’indagine “farlo impazzire in macchina, slow version”. Gli studiosi del monte tengono a precisare che, da qualche mese preparano la versione femminile dello studio, perché ci tengono a dare un’immagine imparziale ed obiettiva del gruppo di ricerca e perché cercano testimonianze dirette (se volete partecipare alla fondamentale ricerca, raccontatemi la vostra gli esperienza qui giraffa.c@libero.it, la passerò agli scienziati :-)

Metodo 1, denominato Farlo impazzire allo Stop.

In base alle leggi dell’esperienza, è assodato che l’uomo inizia a perdere la ragione alla sola visione del semaforo, tutte quelle luci lo confondono, verde, rosso, arancione, posso andare, devo rallentare, devo fermarmi, sono troppi pensieri, tutti insieme, tutti importanti. Perciò, un metodo sicuro per farlo impazzire è quello di rallentare al semaforo, di qualunque colore siano quelle luci tonde, oppure fermarsi con l’arancione, o non scattare appena la luce tonda diventa verde. Quest’ultimo metodo, poi, è quasi un’offesa personale, a volte un oltraggio, un’onta che va lavata col sangue o, almeno, con qualche frattura o, come minimo, con qualche livido. Impazzirà (com’è successo al medico di Sassari).

Metodo 2, denominato Nell’incrocio a raso ti raso la testa.

Se la visuale è buona, per lui non è necessario rallentare, tantomeno fermarsi, lui passa a 100km orari, se vi fermerete impazzirà, ma lo farà nel solito modo plateale: vi abbaglierà, strombazzerà a più non posso e vi sorpasserà a destra o a sinistra, limitando la vostra visuale ma, tanto, per lui siete delle lobotomizzate e non è necessario che vediate altro. Impazzirà.

Metodo 3, denominato Ma quale strada principale? Esiste solo la mia strada.

La situazione studiata dagli scienziati è la seguente: arrivate da una strada secondaria e non avete la precedenza, e se vi immettete sulla strada principale troverete delle belle macchinine che vanno sparate come missili, perché loro hanno la precedenza, perciò rallentate per vedere se arriva un missile. Lui sopraggiunge e non riesce a comprendere perché quella macchina (la vostra) sia ferma in attesa di immettersi, perché per lui l’unica strada principale è quella dove passa la sua macchina, perciò si avvicina a circa dieci centimetri di distanza dalla vostro cofano ma, non potendo superare, stavolta si limita a tenere le luci abbaglianti su di voi, forse per farvi sentire una vera diva. In fondo, è solo un romanticone. In ogni caso, impazzirà.

E se, per caso, pensate che lo studio sia bizzarro, non preoccupatevi, è solo un effetto della primavera.

Curare l’omosessualità, in Sud Africa.

15 mar

Lo chiamano “stupro correttivo” ed è il metodo usato dagli uomini sudafricani per curare l’omosessualità delle loro connazionali lesbiche, malate della sindrome di non attrazione sessuale verso il maschio, evidentemente intollerabile per il maschio. In realtà, si tratta solo dell’ennesima manifestazione di odio verso le donne e di prepotente prevaricazione da parte di esseri umani che pensano di essere al di sopra delle leggi e al di sopra delle regole di convivenza civile che caratterizzano una democrazia, ed è una pratica non degna di un Paese come il Sud Africa, che ha fatto del suo impegno contro l’apartheid, contro le discriminazioni razziali e sessuali, un simbolo di libertà. Un gruppo di attivisti dell’organizzazione Luleki Sizwe da tempo chiede al governo di condannare pubblicamente lo “stupro correttivo”, penalizzare i crimini d’odio e garantirne l’esecuzione immediata, chiedono educazione pubblica e protezione delle vittime ma il governo tace. Credo sia fondamentale sostenere le richieste degli attivisti e fare pressione sul governo sudafricano, perché adotti seri programmi a favore delle donne, a favore dell’uguaglianza tra sessi, a favore della libertà. Se volete firmare la petizione, potete cliccare qui http://www.avaaz.org/it/stop_corrective_rape/?vl.

 

Per saperne di più:

Il sito dell’organizzazione Luleki Sizwe:

http://www.lulekisizwe.com/

“Sud Africa, terrore dopo lo stupro della giocatrice lesbica” (Sky sport)
http://sport.sky.it/sport/calcio_estero/2009/03/13/Sudafrica_stupro_giocatrice_lesbica.html

 

http://www.huffingtonpost.com/2011/03/08/corrective-rape-south-africa_n_832788.html

 

L’intervista al Ministro della giustizia Radebe alla tv di stato (South African Broadcasting Corporation – in inglese)
http://www.youtube.com/watch?v=lkx-PYqHM0U

“Protesta contro lo stupro correttivo” (The Sowetan – in inglese)
http://www.sowetanlive.co.za/news/2011/01/06/protest-against-corrective-rape

La petizione lanciata da Change.org grazie agli attivisti di Luleki Sizwe (in inglese)
http://humanrights.change.org/petitions/view/south_africa_declare_corrective_rape_a_hate-crime

“Sud Africa, stupri correttivi. Così si redimono le lesbiche” (La Repubblica)
http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2010/10/15/news/stupri_correttivi_per_lesbiche-8086384/

“Esplorando i reati omofobici in Gauteng, Sud Africa: questioni, impatto e risposte” (Centro per la psicologia applicata, Università del Sud Africa – in inglese)
http://www.avaaz.org/out_ucap_gauteng_study

“Sud Africa, emergenza stupri” (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_14/bambine_sudafrica_6d198d06-f1d4-11dc-869a-0003ba99c667.shtml

“Cercando di capire la salute degli uomini e la violenza: connessione fra lo stupro e l’HIV in Sud Africa” (Consiglio di ricerca medica – in inglese)
http://gender.care2share.wikispaces.net/file/view/MRC+SA+men+and+rape+ex+summary+june2009.pdf

“Prevenire lo stupro e la violenza in Sud Africa” (Consiglio di ricerca medica – in inglese)
http://www.mrc.ac.za/gender/prev_rapedd041209.pdf

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