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Com’è bello far la fame da Trieste in giù.

17 giu

due briciole di civraxiuDa qualche anno, sono iscritta alla rete di LinkedIn, una sorta di social network dedicato al lavoro, per “lo sviluppo di contatti professionali”, pare sia utile. Al momento, non conosco nessuno che abbia trovato lavoro o incrementato la propria attività tramite quel sito e mi pare simile ai vecchio ufficio di collocamento, al quale ti iscrivevi inutilmente, poiché le assunzioni avvenivano sempre e comunque tramite conoscenza, diretta o indiretta, del datore di lavoro (non voglio scrivere dell’Agenzia del lavoro, ho una salute da tutelare). Però, diciamo che sono tutte delle belle invenzioni che, oltre a dare lavoro a chi le gestisce, alimentano l’illusione di un miracolo lavorativo/professionale e danno, comunque, la sensazione, a chi si iscrive, di non perdere tempo, anzi, di fare marketing di sé stessi etc.. Be’, anche l’autoconsolazione è importante. LinkedIn, tra la varie cose, ti avvisa se qualcuno, appartenente alla tua rete, aggiorna il proprio profilo, se aggiunge delle competenze, se instaura nuovi contatti. E così, qualche giorno fa, sono stata informata del fatto che una mia conoscente, che non vive in Sardegna, dove la penuria di lavoro ce la mangiamo a colazione, a pranzo, a cena e pure a merenda, ma in una regione della lussureggiante Padania, ha aggiunto una nuova, recentissima competenza. E va be’, questa vive in Padania, è laureata, con master e titoli, quasi quasi neanche leggo la nuova competenza, lo so già, sarà qualche attività fighissima, qualche incarico mitico, che leggo a fare? E invece, sono curiosa, leggo: la mia “amica” ha trovato un lavoro, retribuito e sicuramente più remunerativo del mio, e pure del suo precedente. Che lavoro? Cameriera, in un ristorante. Mi sono commossa. Perché? Perché una cameriera, attualmente, porta a casa uno stipendio che un professionista, giovane, sogna solo nelle notti migliori, quelle in cui ha preso il gastroprotettore. Eh già, perché nella nostra bella Italia, sempre più Paese delle ingiustizie sociali, si parla, giustamente, di operai, cassintegrati, disoccupati, licenziati, si pensa a tutelarli nel miglior modo possibile, per farli “arrivare alla fine del mese”, ma non si parla mai, mai, mai dei professionisti, soprattutto giovani ma non solo, che alla fine del mese non ci arrivano, non hanno tutele previdenziali (e per averle devono dare il sangue agli enti previdenziali privati) non hanno indennità di malattia, tantomeno ferie retribuite, troppo spesso non ricevono alcun compenso per il lavoro svolto, non posso svolgere altre attività e, preferibilmente, non devono lamentarsi, ne andrebbe del decoro dell’intera categoria alla quale appartengono. La situazione viene spiegata, in parte, in un approfondimento pubblicato sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, rende un po’ l’idea della situazione ma, c’è da scommetterci, sarà stato ignorato da chi ha potere decisionale in questo Paese e, nemmeno spreco i soldi della scommessa, sarà stato letto con una certa soddisfazione dalla vera casta. W l’Italia.

Corriere della Sera 14 giugno 2013

(la vignetta è di Tullio Boi  o Brulliotoi)

Sardegna, pattumiera elettorale dell’Impero.

19 gen

pattumieraIn Sardegna, la raccolta differenziata funziona, magari non riusciamo ancora a raggiungere gli obiettivi stellari del 100% ma, tutto sommato, va bene. Probabilmente, ciò è dovuto al fatto che, con grande senso pratico e un po’ di fantasia, negli anni, abbiamo affinato la tecnica di differenziazione e creato un sistema basato su diverse frazioni merceologiche, che agevolano notevolmente il cittadino nella scelta del bidoncino giusto dove buttare il vasetto dello yogurt o il cellophane o il vicino di casa antipatico. Per esempio, ultimamente, a periodi alterni, ci siamo resi conto che per aumentare la percentuale di raccolta differenziata, alle frazioni merceologiche tradizionali, cioè: la sostanza organica (umido, ossicini di pollo e tovaglioli di carta usati) i rifiuti di imballaggio (vetro, carta, plastica, metallo, utilizzati per gli imballaggi) i RAEE (le apparecchiature elettriche ed elettroniche) i rifiuti urbani pericolosi (per esempio, pile, batterie, farmaci, etc.) altri materiali (legno, ferro, tessili, etc.) è sufficiente aggiungere la frazione elettorale mista, ossia il rifiuto composto in parte da scarti di precedenti elezioni in parte da scarti umani di varia origine, provenienti anche dal resto dell’impero. In questo modo, abbiamo raggiunto picchi ragguardevoli, concludendo affari d’oro anche con il continente, altro che ecomafia, altro che traffico illecito di rifiuti, a noi tutte quelle cose non servono, noi abbiamo la frazione elettorale mista ! Il nostro slogan è “non sai più dove buttare un giornalista compiacente, un imprenditore becero, un politico bollito? Dallo a noi, ai confini dell’impero si ricicla tutto!”.

Per esempio, silvio I, nella sua immensa generosità e grazie al suo pallino per gli affari, ha colto subito l’occasione, già nel 2008 ci regalò Barbareschi da riciclare, oggi invece vorrebbe regalarci tale Flavio Briatore, un signore che apre e chiude locali notturni con soci portatori di materia prima (cioè Euro) e a noi va bene pure lui, con la sua molte potremmo raggiungere vette altissime, figuriamoci se lo rifiutiamo.

Anche quel genio del professor Monti ha deciso di aiutare la causa della raccolta differenziata in Sardegna e così ci ha donato tale Mario Sechi, giornalista grande (non grande giornalista, così, tanto per chiarire) e abile nel servire il padrone di turno, perfetto per il bidone grigio, raccolta differenziata alle stelle, altro che ecomafia!

Il PD, in uno slancio di generosità, ha deciso di spedirci tanto, tanto materiale da destinare alla frazione elettorale mista, per esempio tale Luigi Manconi (meglio noto come compagno di Bianca Berlinguer, figlia di amatissimo, sull’Isola e non solo, padre) e tale Francesco Sanna (gettato via come un imballaggio qualunque anche nelle primarie) nonostante la resistenza dei referenti locali che, per qualche terribile momento, ha fatto vacillare il privilegio di buttare tanto materiale nel cassonetto grigio, chissà, forse ognuno di loro avrebbe voluto contribuire alla causa della differenziata ma purtroppo il bidoncino non è così capiente.

Infine,  la lista di Ingroia avrebbe voluto aiutarci a far salire la percentuale,  cedendo per la causa tale Antonello Zappadu, fotografo noto al popolo per il suo grande impegno civile, grazie ai suoi scatti dentro casa di Berlusconi. Peccato, ha rinunciato perchè pare stia meglio in Colombia, dove vive abitualmente, e non abbia intenzione di essere riciclato in politica. Ce ne faremo una ragione. In ogni caso, quest’anno,  grazie alla frazione elettorale mista, il 90% di raccolta differenziata non ce lo toglie nessuno. Fino alle prossime elezioni.

Rocco Papaleo, i sardi e il cromosoma pp.

27 lug

I sardi sono permalosi, è nel nostro dna. Se, apparentemente, il sardo che conoscete sembra non essere permaloso, le spiegazioni possono essere soltanto due: o non è completamente sardo, quindi ha un genitore orginario di terre straniere ( che so, tipo l’Italia, la Francia, il Canada etc.) e nel suo dna sono presenti anche cromosomi non permalosi oppure è un sardo che ha fatto pace con i suddetti cromosomi pp (permalosipermalosi). Comunque, in quantità più o meno abbondanti, siamo tutti permalosi, soprattutto quando è coinvolta la nostra provenienza o la nostra lingua. Il sardo, per esempio, soffre terribilmente quando sente un continentale (abitante del Continente, ossia un italiano) che lo imita, ride ma soffre dentro, soffre profondamente, il cromosoma pp che è in lui si rintana in un angolo e soffre e, prima o poi, tirerà fuori la pattadese che porta sempre con se e la userà per lavare l’onta. In genere è una pattadese solo simbolica, si tratta di stilettate per lo più innocue ma sferzanti. D’altra parte, è pure vero che tra i continentali ci sono tante persone diversamente intelligenti che sarebbero riuscite a far mettere mano alla pattadese pure a Gandhi, come le quelle che chiedono «ma da voi, i telefonini prendono?» (cosa vuoi che prenda un telefonino? Non ha le mani) o quelle che davanti ad una bella ragazza esclamano «ma io pensavo che le sarde fossero basse e con i baffi» (le sarde a quattro zampe, effettivamente, sono basse e hanno i baffi, come Puncia) o ancora «ma voi, come le fate le torte?» (e come vuoi che le facciamo? Con la farina e lo zucchero, preferibilmente utilizzando le mani e non i piedi) e via dicendo. In questi casi, il sardo che ha fatto pace con il cromosoma pp, in genere, dopo un attimo di meraviglia, comprende chi ha davanti, ci ride su e prende un po’ in giro l’interlocutore, il sardo che, invece, ancora combatte con il pp, si mette nell’angolo, imbronciato, e poi tira fuori la pattadese e fa a pezzi lo sfortunato personaggio diversamente intelligente. E, fin qui, tutto nella norma, ad una provocazione segue una reazione. Però, purtroppo, la presenza del cromosoma pp si fa sentire in tutta la sua potenza anche quando non è provocato, cioè anche quando nessuno mette in dubbio la straordinaria intelligenza del popolo sardo, le sue magnifiche sorti e progressive, la sua bellezza, l’orgoglio etc. etc., quando, cioè, va in tilt. Uno degli ultimi casi di cromosoma pp andato in tilt riguarda l’incredibile e assurda polemica alimentata da L’Unione Sarda, il quotidiano più letto dai sardi, sull’ultimo film di Rocco Papaleo, ambientato in parte in Sardegna. Ebbene, l’attore cerca comparse sarde che, però, siano in grado di recitare senza inflessioni dialettali, cioè garantiscano il minimo sindacale che un attore decente dovrebbe offrire al pubblico: fare un corso di dizione per evitare di sentire insopportabili accenti quando non sono richiesti dal copione.  Ma ecco che il cromosoma pp, appena letta la frase su L’Unione “Cercansi attori ma senza accento sardo”, inizia ad imbronciarsi, si mette nell’angolo e, pian pianino, infila la mano in tasca, tocca la pattadese, la tira fuori e..zac, fa pubblicità a Papaleo e alla propria genialità.

Intervista con la giraffa.

21 giu

Intervista pubblicata sull’edizione odierna de “L’Eco del Monte”, il quotidiano più letto dai montesi, gli abitanti del Monte.

L’Eco del Monte – 21 giugno 2012
Esclusiva intervista a Giraffa Dal Monte!
Giraffa, rintanata in una località segreta, anzi segretissima, alle pendici del Monte, ci svela i motivi del suo silenzio.

A cura di Camelo Pardalis

D.: buongiorno Giraffa, come sta?

G.: sto bene, grazie, starò meglio quando continuerai a darmi del “tu”, dal momento che ci conosciamo da una vita.

D.: ho capito, sei nervosetta.

G. no, non sono nervosetta, però se lo dici un’altra volta, può darsi che mi parta il collo, sulla tua testa.

D. sei sempre deliziosa. Allora, Giraffa, tutto il mondo si interroga sul tuo silenzio, cosa è accaduto?

G. mah, non è successo nulla, ho semplicemente difficoltà a finire i venti post che ho già iniziato, con tutte le cose che volevo raccontare ai miei amici del monte.

D. e perchè mai?

G. e che ne so. Inizio a scrivere, sono piena di entusiasmo, voglio condividere le cose che stanno accadendo, e ne stanno succedendo parecchie, terremoti, terreMonti, caldo, progetti, dubbi che iniziano ad andare via, IMU, consiglieri regionali che usano i risultati del referendum come carta igienica, il terremoto a 150km dalla Sardegna che, secondo gli esperti, è l’unica regione non a rischio sismico di tutta l’Italia, pensa le altre! Insomma, io scrivo, inizio a scrivere, poi mi accorgo che mi sto inca..ando molto, che non riesco a vedere il lato ironico e smetto, e m’inca..o ancora di più, e mi blocco. Capito?

D. sì, capito. Più o meno. Senti, e quando pensi di farti passare questo blocco?

G. boh, spero presto.

D. forse ti serve una vacanza da te stessa, come scrive la tua amica, quella che di mestiere fa la regina?

G. forse mi serve una vacanza vera, basta vedere questa faccia da esaurita per capirlo.

Cagliari come Kabul: per andare al Parco della Musica meglio indossare il burqa.

11 mag

Qualche giorno fa, il quotidiano Casteddu on line riteneva doveroso riportare, tra le notizie di cronaca, un episodio veramente eccezionale: una donna bionda prendeva il sole sdraiata sull’erba del Parco della Musica, a Cagliari, lo faceva addirittura in costume da bagno e, cosa inaudita, leggeva un libro “pensando di non dare nell’occhio” mentre, invece, “gli operatori in tuta verde che lavoravano nella struttura non potevano fare a meno di osservarla in continuazione” insieme, chiaramente, ai passanti.  Nell’articolo, poi, si ipotizzava l’origine straniera della anomala visitatrice, anche perché, com’è noto, le donne sarde, solitamente,  vanno in giro affardettate (ossia indossando sa fardetta) proprio per non turbare troppo gli ormoni dei maschi locali, troppo sensibili, soprattutto quando gironzolano nei parchi pubblici. D’altra parte, spiace dover accettare il fatto che l’identità della misteriosa presenza al Parco, rimarrà per sempre oscura, poichè  “nessuno ha avuto il coraggio di avvicinarla”, peccato, sarebbe stato carino, oltre che segno di grande modernità, chiederle “ascù,ma itta ci faisi tottu spollinca innoi?”*, insomma, qualche simpatica domanda avrebbe giovato all’immagine di Cagliari capitale del Mediterraneo, giovane, dinamica, libera. E, invece, no, tutti silenziosi, con gli ormoni e il cervello andati in vacanza in qualche posto molto, molto, molto lontano, in attesa di nuove esaltanti visioni, infatti “c’è chi giura che saranno in tanti ad appostarsi in attesa che ritorni a dare spettacolo”.  Eh, già, perchè una donna in costume, al parco, non può che  “dare spettacolo” tanto più che “si girava e si rigirava”, ed è sottinteso che lo facesse in onore dei maschi allupati mica per stare più comoda, per abbronzarsi le spalle, per gli affaracci suoi, no, no, altrimenti avrebbe indossato il burqa, ecchecavolo.  Capita, quando la materia cerebrale va in ferie e, allora, qualcuno abbia il coraggio di farli tornare dalla vacanza quei benedetti cervelli , compresi quelli di qualche giornalista.

* trad. “ascolta, ma cosa ci fai tutta spogliata, qui?”

Questo è l’articolo:

Lei era alta, bionda, indossava un costume succinto. Ed era lì, sdraiata sull’erba del parco della Musica. Leggeva un libro pensando di non dare nell’occhio, ma forse passerà alla storia come la prima donna che a Cagliari, nella città del Poetto, prendeva la tintarella in pieno centro cittadino. Uno spot ideale per chi aveva progettato il parco, una risposta a chi la considera un’opera inutile. Fatto sta che la bionda del parco è stata vista da tutti, e gli operatori in tuta verde che lavoravano nella struttura non potevano fare a meno di osservarla in continuazione. Così come i molti passanti: si girava e si rigirava nell’erba, forse era una straniera che alloggiava nel vicino hotel ma nessuno ha avuto il coraggio di avvicinarla. Peccato, sarà per la prossima volta: e ora c’è chi giura che saranno in tanti ad appostarsi in attesa che ritorni a “dare spettacolo”.

Esercizi di democrazia.

10 mag

Ebbene, cari amici che passate sul monte e, ogni tanto, come me, avete voglia di fare esercizi di democrazia, così, tanto per tenervi in forma, e ricordare come si fa, dalle mie parti la scorsa domenica abbiamo fatto una giornata intera di allenamento collettivo, una sorta di staffetta  democratica, stancante ma liberatoria. Fino all’ultimo, siamo rimasti col fiato sospeso, perché non sapevamo se il signor Pinco Pallino, necessario al raggiungimento del quorum, alla fine, avrebbe preferito la poltrona o il seggio ma, fortunatamente, ha deciso di partecipare alla staffetta e così, con il nostro circa 35% degli aventi diritto al voto, noi cittadini sardi, ai confini dell’impero, abbiamo deciso che:  le nuove, inutili, sprecone, province istituite nel 2001, sono abolite, cancellate, eliminate, tagliate, zac, via da qui, tutti a casa. Per quanto ho memoria, non avendo partecipato, per ragioni d’età, agli storici referendum su monarchia, aborto, divorzio e primo nucleare del 1986, questo è il secondo esercizio di democrazia diretta con gli effetti immediati più eclatanti e importanti al quale abbia partecipato: con la nostra volontà e con la nostra determinazione abbiamo modificato l’assetto istituzionale della Regione e credo che, al momento, nessuno di noi si renda perfettamente conto del grande risultato ottenuto, probabilmente perché proprio a livello istituzionale molti negano o sminuiscono il risultato. E, invece, nonostante l’amarezza per essere governati da personaggi impreparati al risultato ed incapaci di fronteggiare una modifica di tale portata (la Regione ha dato incarico a quattro legali per capire in quale modo agire, roba da matti) nonostante le stupidaggini sentite (“circa il 70% dei sardi non è andato a votare quindi hanno vinto le province”) nonostante tutto, il risultato non può che spronarci ad aumentare gli esercizi per diventare più forti di loro.

Anatre senza patente, a Cagliari.

4 mag

I pennuti, si sa, hanno il brevetto per le lunghe e brevi trasvolate ma non hanno la patente per camminare in città, ignorano le strisce pedonali e, d’altra parte, nei centri urbani non esistono norme specifiche per l’attraversamento palmipedale come invece abbiamo qui sul monte, perciò quando una pennuta madre di famiglia intende attraversare la strada con la sua numerosa prole deve, necessariamente, fare affidamento sulla scorta della polizia, come è accaduto ieri a Cagliari, dove uno sculettante e ciondolante gruppo familiare di anatre ha potuto raggiungere lo stagno di Molentargius (luogo nel quale, tra l’altro, hanno dimora pure i fenicotteri rosa, che lì nidificano) grazie a due agenti della polizia che hanno bloccato le auto in viale Poetto, una delle strade più trafficate della città, con l’approvazione, una volta tanto, pure degli automobilisti.

Per avre l’idea di un gruppetto sculettante, guardate qua:

 

Zitta zitta, la Sardegna vota contro il mostro dai mille tentacoli.

30 apr

In un silenzio quasi totale, in Sardegna ci accingiamo a votare contro gli sprechi e le assurdità del mostro amministrativo che divora danaro e risorse pubbliche con i suoi tentacoli, costituiti per esempio da ben otto (8) province per circa un milione e seicentomila abitanti o poco più, province che rappresentano ormai solo una sorta di serbatoio di collocamento per parenti/amici/elettori del politico di turno. Gli altri tentacoli sono, invece, gli ottanta consiglieri regionali strapagati (è in corso di approvazione la legge costituzionale che dovrebbe ridurli a sessanta) rispetto ai quali il referendum ci chiede se vogliamo portarli a cinquanta, ma è giusto una consultazione.

Riguardo alle province, credo che nell’ipotesi, temo remota, di una loro estinzione totale nessuno ne sentirebbe la mancanza, a parte eletti e dipendenti, ed io propendo per un bel “sì” anti spreco. Riguardo ai simpatici consiglieri, sarei più per la riduzione dell’indennità a importi decenti che per la riduzione del loro numero, perchè con un rimborso di 1.500 euro al mese sarebbero motivati a candidarsi solo i veri appassionati della cosa pubblica non i disoccupati con buone conoscenze e gomiti allenati. Però, anche in questo caso, propendo per il “sì”.

Naturalmente, il mostro tenta in ogni modo di sopravvivere, e boicotta i referendum che, infatti, si terranno domenica 5 maggio, in una data diversa da quella delle elezioni amministrative, in un silenzio quasi imbarazzante, come se fosse roba da club delle pere cotte di mezzanotte, perciò solo noi possiamo diffondere le informazioni necessarie, pert agliare qualche tentacolo, finalmente.

Se siete interessati, vi lascio qualche collegamento qua sotto:

http://www.regione.sardegna.it/argomenti/attivita_istituzionali/referendum2012/
;

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/269362
.

In love (ogni tanto m’innamoro).

16 apr
dialogo tra panchina e lampione

dialogo tra panchina e lampione

Ogni tanto, mi capita. Non spesso, ogni tanto, solo ogni tanto, capita che mi innamori di un posto, di un luogo, ed è la stessa sensazione che si prova quando ci si innamora di un essere umano, si amano anche i difetti, si ama nonostante le difficoltà. Ecco, io, di questo posto, mi sono innamorata e non m’importa delle difficoltà. La strada per raggiungerlo è lunga e non è delle migliori, soprattutto percorsa nelle ore piccole del mattino, illuminata solo dalle stelle e dalla luna, quando il cielo non è coperto dalle nuvole, dai fari delle auto e dei mezzi pesanti , dalle fredde luci degli stabilimenti industriali, che lasciano anche intravedere le sagome delle enormi pale eoliche che danno energia pulita ma sono veramente brutte da vedere.  Nel tragitto, la pioggia mi accompagna quasi sempre, è dall’autunno scorso che scende giù almeno un giorno alla settimana, ogni settimana, per coincidenza proprio il giorno in cui faccio il mio giro del Sulcis, una delle zone più antiche dell’Isola più antica d’Italia, allo stesso tempo bella e malinconica e, per fortuna, mi accompagnano anche le voci familiari della radio, dei ragazzi di Caterpillar a.m., pimpanti nonostante la levataccia. Qualche volta, la pioggia lascia il posto alla nebbia, che avvolge le vecchie montagne di fanghi rossi della zona mineraria di Monteponi e la rende ancora più inquietante ma affascinante, essendo le vere testimoni della fatica e del sudore lasciati lì dagli uomini che un tempo ci lavoravano, però, quando inizio a scorgere quel profilo rossastro, mi preparo, so che manca poco ai piccoli tornanti che mi porteranno in un’altra zona industriale, ormai tristemente nota per le promesse, per i licenziamenti,  per il devastante inquinamento ambientale e, come si è scoperto negli ultimi mesi, politico. Ma tutto questo non m’interessa, mi dirigo verso il porto e vedo arrivare il traghetto che mi accompagnerà verso l’altra isola, quella che mi ha osservato con curiosità e diffidenza, e mi ha conquistata, mostrandosi in tutta la sua bellezza, nelle giornate cupe e grigie e in quelle piene di luce, sempre viva, vitale, un po’ malinconica e indipendente. E ora sono qui, in mezzo alle raffiche del libeccio che impediscono la navigazione, rischio di rimanere sull’isola per la notte, non ho nemmeno un cambio, non so quando  i traghetti ripartiranno, non ho un posto dove dormire, eppure, non riesco a smettere di sorridere.

Un cercatore di pietre ai confini dell’impero.

21 feb

Il padre, che lo voleva notaio, avvocato, medico, lo definiva ciccadori de perdasa, cioè cercatore di pietre in lingua sarda ma, probabilmente, sarà stato comunque orgoglioso di quel figlio tanto appassionato di pietre e teulas, tegole, di storia, di Sardegna. Quel mancato notaio si chiamava Giovanni Lilliu e ha restituito ai Sardi (con la “S” maiuscola come usava lui) e al mondo intero un pezzo di storia della civiltà umana: Su Nuraxi, il Nuraghe di Barumini, con la sua reggia e il villaggio circostante, inserito nel 1997 dall’UNESCO tra i beni Patrimonio dell’umanità, simbolo dell’ingegno degli uomini vissuti in Sardegna alla fine del II secolo a.C. . Il professor Lilliu è morto ieri, all’età di 97 anni, anni di passione e di  impegno civile, in gran parte dedicati ad aiutare il popolo sardo a ritrovare l’orgoglio e la fierezza, per la discendenza da padri tanto ingegnosi e capaci. Grazie professore.

 

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