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Cagliari come Kabul: per andare al Parco della Musica meglio indossare il burqa.

11 mag

Qualche giorno fa, il quotidiano Casteddu on line riteneva doveroso riportare, tra le notizie di cronaca, un episodio veramente eccezionale: una donna bionda prendeva il sole sdraiata sull’erba del Parco della Musica, a Cagliari, lo faceva addirittura in costume da bagno e, cosa inaudita, leggeva un libro “pensando di non dare nell’occhio” mentre, invece, “gli operatori in tuta verde che lavoravano nella struttura non potevano fare a meno di osservarla in continuazione” insieme, chiaramente, ai passanti.  Nell’articolo, poi, si ipotizzava l’origine straniera della anomala visitatrice, anche perché, com’è noto, le donne sarde, solitamente,  vanno in giro affardettate (ossia indossando sa fardetta) proprio per non turbare troppo gli ormoni dei maschi locali, troppo sensibili, soprattutto quando gironzolano nei parchi pubblici. D’altra parte, spiace dover accettare il fatto che l’identità della misteriosa presenza al Parco, rimarrà per sempre oscura, poichè  “nessuno ha avuto il coraggio di avvicinarla”, peccato, sarebbe stato carino, oltre che segno di grande modernità, chiederle “ascù,ma itta ci faisi tottu spollinca innoi?”*, insomma, qualche simpatica domanda avrebbe giovato all’immagine di Cagliari capitale del Mediterraneo, giovane, dinamica, libera. E, invece, no, tutti silenziosi, con gli ormoni e il cervello andati in vacanza in qualche posto molto, molto, molto lontano, in attesa di nuove esaltanti visioni, infatti “c’è chi giura che saranno in tanti ad appostarsi in attesa che ritorni a dare spettacolo”.  Eh, già, perchè una donna in costume, al parco, non può che  “dare spettacolo” tanto più che “si girava e si rigirava”, ed è sottinteso che lo facesse in onore dei maschi allupati mica per stare più comoda, per abbronzarsi le spalle, per gli affaracci suoi, no, no, altrimenti avrebbe indossato il burqa, ecchecavolo.  Capita, quando la materia cerebrale va in ferie e, allora, qualcuno abbia il coraggio di farli tornare dalla vacanza quei benedetti cervelli , compresi quelli di qualche giornalista.

* trad. “ascolta, ma cosa ci fai tutta spogliata, qui?”

Questo è l’articolo:

Lei era alta, bionda, indossava un costume succinto. Ed era lì, sdraiata sull’erba del parco della Musica. Leggeva un libro pensando di non dare nell’occhio, ma forse passerà alla storia come la prima donna che a Cagliari, nella città del Poetto, prendeva la tintarella in pieno centro cittadino. Uno spot ideale per chi aveva progettato il parco, una risposta a chi la considera un’opera inutile. Fatto sta che la bionda del parco è stata vista da tutti, e gli operatori in tuta verde che lavoravano nella struttura non potevano fare a meno di osservarla in continuazione. Così come i molti passanti: si girava e si rigirava nell’erba, forse era una straniera che alloggiava nel vicino hotel ma nessuno ha avuto il coraggio di avvicinarla. Peccato, sarà per la prossima volta: e ora c’è chi giura che saranno in tanti ad appostarsi in attesa che ritorni a “dare spettacolo”.

Esercizi di democrazia.

10 mag

Ebbene, cari amici che passate sul monte e, ogni tanto, come me, avete voglia di fare esercizi di democrazia, così, tanto per tenervi in forma, e ricordare come si fa, dalle mie parti la scorsa domenica abbiamo fatto una giornata intera di allenamento collettivo, una sorta di staffetta  democratica, stancante ma liberatoria. Fino all’ultimo, siamo rimasti col fiato sospeso, perché non sapevamo se il signor Pinco Pallino, necessario al raggiungimento del quorum, alla fine, avrebbe preferito la poltrona o il seggio ma, fortunatamente, ha deciso di partecipare alla staffetta e così, con il nostro circa 35% degli aventi diritto al voto, noi cittadini sardi, ai confini dell’impero, abbiamo deciso che:  le nuove, inutili, sprecone, province istituite nel 2001, sono abolite, cancellate, eliminate, tagliate, zac, via da qui, tutti a casa. Per quanto ho memoria, non avendo partecipato, per ragioni d’età, agli storici referendum su monarchia, aborto, divorzio e primo nucleare del 1986, questo è il secondo esercizio di democrazia diretta con gli effetti immediati più eclatanti e importanti al quale abbia partecipato: con la nostra volontà e con la nostra determinazione abbiamo modificato l’assetto istituzionale della Regione e credo che, al momento, nessuno di noi si renda perfettamente conto del grande risultato ottenuto, probabilmente perché proprio a livello istituzionale molti negano o sminuiscono il risultato. E, invece, nonostante l’amarezza per essere governati da personaggi impreparati al risultato ed incapaci di fronteggiare una modifica di tale portata (la Regione ha dato incarico a quattro legali per capire in quale modo agire, roba da matti) nonostante le stupidaggini sentite (“circa il 70% dei sardi non è andato a votare quindi hanno vinto le province”) nonostante tutto, il risultato non può che spronarci ad aumentare gli esercizi per diventare più forti di loro.

Anatre senza patente, a Cagliari.

4 mag

I pennuti, si sa, hanno il brevetto per le lunghe e brevi trasvolate ma non hanno la patente per camminare in città, ignorano le strisce pedonali e, d’altra parte, nei centri urbani non esistono norme specifiche per l’attraversamento palmipedale come invece abbiamo qui sul monte, perciò quando una pennuta madre di famiglia intende attraversare la strada con la sua numerosa prole deve, necessariamente, fare affidamento sulla scorta della polizia, come è accaduto ieri a Cagliari, dove uno sculettante e ciondolante gruppo familiare di anatre ha potuto raggiungere lo stagno di Molentargius (luogo nel quale, tra l’altro, hanno dimora pure i fenicotteri rosa, che lì nidificano) grazie a due agenti della polizia che hanno bloccato le auto in viale Poetto, una delle strade più trafficate della città, con l’approvazione, una volta tanto, pure degli automobilisti.

Per avre l’idea di un gruppetto sculettante, guardate qua:

 

Zitta zitta, la Sardegna vota contro il mostro dai mille tentacoli.

30 apr

In un silenzio quasi totale, in Sardegna ci accingiamo a votare contro gli sprechi e le assurdità del mostro amministrativo che divora danaro e risorse pubbliche con i suoi tentacoli, costituiti per esempio da ben otto (8) province per circa un milione e seicentomila abitanti o poco più, province che rappresentano ormai solo una sorta di serbatoio di collocamento per parenti/amici/elettori del politico di turno. Gli altri tentacoli sono, invece, gli ottanta consiglieri regionali strapagati (è in corso di approvazione la legge costituzionale che dovrebbe ridurli a sessanta) rispetto ai quali il referendum ci chiede se vogliamo portarli a cinquanta, ma è giusto una consultazione.

Riguardo alle province, credo che nell’ipotesi, temo remota, di una loro estinzione totale nessuno ne sentirebbe la mancanza, a parte eletti e dipendenti, ed io propendo per un bel “sì” anti spreco. Riguardo ai simpatici consiglieri, sarei più per la riduzione dell’indennità a importi decenti che per la riduzione del loro numero, perchè con un rimborso di 1.500 euro al mese sarebbero motivati a candidarsi solo i veri appassionati della cosa pubblica non i disoccupati con buone conoscenze e gomiti allenati. Però, anche in questo caso, propendo per il “sì”.

Naturalmente, il mostro tenta in ogni modo di sopravvivere, e boicotta i referendum che, infatti, si terranno domenica 5 maggio, in una data diversa da quella delle elezioni amministrative, in un silenzio quasi imbarazzante, come se fosse roba da club delle pere cotte di mezzanotte, perciò solo noi possiamo diffondere le informazioni necessarie, pert agliare qualche tentacolo, finalmente.

Se siete interessati, vi lascio qualche collegamento qua sotto:
http://www.regione.sardegna.it/argomenti/attivita_istituzionali/referendum2012/;
http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/269362.

In love (ogni tanto m’innamoro).

16 apr
dialogo tra panchina e lampione

dialogo tra panchina e lampione

Ogni tanto, mi capita. Non spesso, ogni tanto, solo ogni tanto, capita che mi innamori di un posto, di un luogo, ed è la stessa sensazione che si prova quando ci si innamora di un essere umano, si amano anche i difetti, si ama nonostante le difficoltà. Ecco, io, di questo posto, mi sono innamorata e non m’importa delle difficoltà. La strada per raggiungerlo è lunga e non è delle migliori, soprattutto percorsa nelle ore piccole del mattino, illuminata solo dalle stelle e dalla luna, quando il cielo non è coperto dalle nuvole, dai fari delle auto e dei mezzi pesanti , dalle fredde luci degli stabilimenti industriali, che lasciano anche intravedere le sagome delle enormi pale eoliche che danno energia pulita ma sono veramente brutte da vedere.  Nel tragitto, la pioggia mi accompagna quasi sempre, è dall’autunno scorso che scende giù almeno un giorno alla settimana, ogni settimana, per coincidenza proprio il giorno in cui faccio il mio giro del Sulcis, una delle zone più antiche dell’Isola più antica d’Italia, allo stesso tempo bella e malinconica e, per fortuna, mi accompagnano anche le voci familiari della radio, dei ragazzi di Caterpillar a.m., pimpanti nonostante la levataccia. Qualche volta, la pioggia lascia il posto alla nebbia, che avvolge le vecchie montagne di fanghi rossi della zona mineraria di Monteponi e la rende ancora più inquietante ma affascinante, essendo le vere testimoni della fatica e del sudore lasciati lì dagli uomini che un tempo ci lavoravano, però, quando inizio a scorgere quel profilo rossastro, mi preparo, so che manca poco ai piccoli tornanti che mi porteranno in un’altra zona industriale, ormai tristemente nota per le promesse, per i licenziamenti,  per il devastante inquinamento ambientale e, come si è scoperto negli ultimi mesi, politico. Ma tutto questo non m’interessa, mi dirigo verso il porto e vedo arrivare il traghetto che mi accompagnerà verso l’altra isola, quella che mi ha osservato con curiosità e diffidenza, e mi ha conquistata, mostrandosi in tutta la sua bellezza, nelle giornate cupe e grigie e in quelle piene di luce, sempre viva, vitale, un po’ malinconica e indipendente. E ora sono qui, in mezzo alle raffiche del libeccio che impediscono la navigazione, rischio di rimanere sull’isola per la notte, non ho nemmeno un cambio, non so quando  i traghetti ripartiranno, non ho un posto dove dormire, eppure, non riesco a smettere di sorridere.

Un cercatore di pietre ai confini dell’impero.

21 feb

Il padre, che lo voleva notaio, avvocato, medico, lo definiva ciccadori de perdasa, cioè cercatore di pietre in lingua sarda ma, probabilmente, sarà stato comunque orgoglioso di quel figlio tanto appassionato di pietre e teulas, tegole, di storia, di Sardegna. Quel mancato notaio si chiamava Giovanni Lilliu e ha restituito ai Sardi (con la “S” maiuscola come usava lui) e al mondo intero un pezzo di storia della civiltà umana: Su Nuraxi, il Nuraghe di Barumini, con la sua reggia e il villaggio circostante, inserito nel 1997 dall’UNESCO tra i beni Patrimonio dell’umanità, simbolo dell’ingegno degli uomini vissuti in Sardegna alla fine del II secolo a.C. . Il professor Lilliu è morto ieri, all’età di 97 anni, anni di passione e di  impegno civile, in gran parte dedicati ad aiutare il popolo sardo a ritrovare l’orgoglio e la fierezza, per la discendenza da padri tanto ingegnosi e capaci. Grazie professore.

 

Una Rossella qualunque.

29 nov

Rossella Urru , di Samugheo, è una cooperante del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli in Algeria e circa un mese fa è stata rapita proprio in Algeria, da chi non si sa ancora bene. Come viene spiegato qui, il Comitato si occupa di aiuti umanitari, riabilitazione, sviluppo, ricerca applicata in 30 Paesi africani, latino americani, mediorientali, asiatici, dell’est europeo, insomma, si preoccupa di aiutare alcuni Paesi a crescere, e contribuisce a migliorare il dialogo tra gli abitanti del mondo, lo fa in modo pacifico. Non conosco i motivi che hanno spinto Rossella Urru a intraprendere quella strada, possono essere più o meno nobili, sono affari suoi, ma si tratta di una cittadina italiana che si impegna in qualcosa in cui crede e, forse, fa qualcosa di buono anche per l’Italia. Eppure, sul rapimento di Rossella, nel resto d’Italia, tutto tace, nessuna fiaccolata, nessun appello, nessun servizio al tg1, neanche due parole sui giornali, niente, a parte le iniziative provenienti dalla sua terra, la Sardegna, situata ai confini dell’impero. Mi è impossibile non pensare che quando i rapitori siamo noi, noi sardi, i riflettori si accendono su questa terra come se fosse uno stadio di calcio, mentre quando ad essere vittima di un rapimento è una Rossella qualunque di Samugheo, le lampadine costano sempre troppo.

Mezzi di trasporto nel mondo (Parte II).

11 ott

Qui, ai confini dell’impero, ci spostiamo con ogni mezzo, venite a fare un giro?

La sabbia nel tinello.

7 set


La sabbia nel tinello

Taci. Su le soglie

Dell’aeroporto odo

Parole che dici umane, ma odo

Parole più morbide

Che parlano gocciole e rami

Di Posidonia.

Ascolta. Piove

La multa dalla biro.

Piove sulla tua testa

Vuota e arsa,

piove  sui tuoi sandali

lisi e consumati,

piove sul tuo conto bancario

solvibile (si spera)

sui pantaloncini color cachi

da turista in Sardegna,

sulla tua arroganza folta

di fertile stoltezza,

piove sulle tue mani

o turista che rubi

la sabbia dorata,

per farne l’arredo

del tinello tuo

prediletto.

Piove la multa,

e forse t’insegna

a nutrire i tuoi sensi

di bellezza dorata,

luminosa e cangiante,

senza rubare

con cupidigia al mare,

la sua antica

devota compagna.

Il Vate mi perdonerà per la libera ispirazione ma anche questo fa parte della battaglia per la Terra.

Rompetemi le pale.

27 giu
La Pelosa

La Pelosa

Il risparmio energetico è bello, le energie rinnovabili sono belle, la tecnologia che permette di accendere una lampadina attraverso la forza del vento è bella. Però, 26 aerogeneratori, alti come un grattacielo sul pelo dell’acqua, davanti alla spiaggia della Pelosa, nel parco nazionale dell’Asinara, non sono belli, fanno male al cuore e fanno male all’ambiente, usato solo come pretesto per fare degli ottimi guadagni. Eppure, questo è solo l’ultimo dei tanti progetti di centrali eoliche off shore che riguardano la Sardegna, ultimamente terra di conquista per gli “speculatori eolici” che hanno compreso molto in fretta da quale parte tira il vento del profitto in materia di energia. Banale speculazione, dal momento che la Sardegna è autonoma rispetto alla rete nazionale, e pur volendo trasportare milioni di MegaWatt verso il resto d’Italia (il “Continente”) potrebbe tutt’al più esportare 1.000 MW, con il potenziamento dei famosi cavi che ci uniscono al resto dell’impero. Di sicuro, non ci guadagnano i cittadini, né quelli sardi né tutti gli altri, e non ci guadagna nemmeno l’ambiente, perché piazzare mostri di 90 metri nel mare più bello del mondo (concedetemelo, dai!) è un’offesa alla natura e alla bellezza. Le associazioni Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra difendono le ragioni dell’ambiente, vediamo se faranno lo stesso le Istituzioni.

Qui trovate tutte le informazioni:

http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2011/06/26/no-alla-centrale-eolica-off-shore-nel-golfo-dell%E2%80%99asinara/#more-805

http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2011/03/06/i-%E2%80%9Csignori-del-vento%E2%80%9D-all%E2%80%99assalto-della-sardegna/

http://www.parcoasinara.org/

Per avere un’idea delle pale:

Il rumore è l’ultimo dei problemi:

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