
La luna sul monte © giraffa
Stasera, qui sul monte, si vede una luna splendida, l’ho fotografata ma l’obiettivo e i pixel non le rendono giustizia però, vi assicuro che è bella, grande, tonda e mi fa venire in mente l’antica leggenda raccontata sul monte che riguarda, guarda caso, proprio le giraffe. Narra la storia di una mia lontanissima antenata (noi giraffe siamo sulla Terra da parecchio tempo, abbiamo una certa dimestichezza con le cose del mondo, eh..) la giraffa Cercalù la quale, sin da piccola, aveva manifestato il suo desiderio di abbracciare la palla tonda che vedeva nel cielo, naturalmente, scoraggiata da tutti, prima di tutto dalla sua famiglia, poi dai suoi amici, le scimmie erano le più agguerrite, e conoscenti, tra i quali gli elefanti, considerati i più saggi del monte, quello che dicevano gli elefanti era saggezza allo stato puro, “tu non ne capisci nulla, l’elefante ha parlato” e non si poteva mettere in dubbio. Però, la mia antenata, forse per colpa del nome che ricordava la ricerca della luna, non voleva sentire ragioni, anzi, secondo gli abitanti del monte, non sapeva proprio cosa fosse la ragione, poiché continuava con la fissa dell’abbraccio alla luna e immaginava i modo più difficili per arrivarci, un ponte fatto di rami d’acacia, una torre realizzata con tutti gli animali che conosceva, quindi altissima, fino al cielo, l’allungamento del collo, insomma, tutte le cose impossibili le immaginava lei. Sempre secondo la leggenda, un giorno, mentre Cecalù era intenta a consumare la cena in compagnia del suo amico facocero Metemagno, che non aveva mai avuto grilli per la testa e non aveva mai desiderato abbracciare nessuna palla bianca lontana, lui le disse, tra un boccone e l’altro “guarda, secondo me, è più semplice di quanto pensi” e da quel giorno, Cercalù iniziò a ripetere quella frase “è più semplice di quanto pensi”, tutti i giorni, tutte le notti, ma il modo proprio non le veniva in mente. Poi, secondo la leggenda, che secondo me è un po’ strana, una notte Cercalù si svegliò dopo aver sentito uno strano fruscio accanto a sé e appena aprì gli occhi si rese conto che il cielo era diventato completamente buio, senza nemmeno uno spicchio di luna, mezza luna, tre quarti di luna, niente di niente, era come se la luna se ne fosse andata in vacanza e, allora, pensò “ecco, avevano ragione gli altri, è meglio lasciar perdere, tanto questa palla bianca è anche un po’ strana, addirittura più strana di me” e decise di tornare a dormire ma, mentre stava per ricominciare a sognare vide un’insolita luce spuntare dal manto di foglie accanto a lei e, incuriosita, lo smosse con la zampa quando all’improvviso vide l’enorme palla bianca che la guardava divertita e, placidamente adagiata sulla terra, le disse: “vedi, era più semplice di quanto pensassi”. Mah, io non so da dove abbiano pescato questa leggenda, qui sul monte e, sinceramente, non so nemmeno perché mi sia tornata in mente.. mah, forse è il caso di andare a dormire.
Sul monte torna il grande scrittore Ringrazio Deledda, la penna, o la matita? O la tastiera?, più acuta, più ironica, più surreale della capitale del Mediterraneo (Kasteddu – Cagliari) che stavolta si occupa di un crimine assai diffuso nella capitale: il rapimento di auto indifese. Per chi non conoscesse il cagliaritano, ho preparato un piccolo vocabolario, così, per capirci qualcosa
Ieri, a Cagliari, è morto il 








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