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D’Alema, the genius.

10 set

Massimo D’alema, il nostro Bovary, per rispondere alle provocazioni di Matteo Renzi, il sindaco di Firenze, PD, che vuole rottamare i vecchi dirigenti del partito (Max compreso, anzi Max sopratutto) ha definito il virgulto Primo Cittadino “loffio“. Ora, non è che a me Renzi mi sconfinferi particolarmente, però D’Alema è anche il politico lungimirante, lo scrutatore di anime, il genio, che nel ’93 ha fatto questa dichiarazione: «È impensabile che il dottor Berlusconi entri in politica. Deve occuparsi dei suoi debiti. Stia fermo, tanto prenderebbe pochi voti. Non siamo mica in Brasile»* perciò è probabile che ‘sto Renzi faccia parecchia strada.

*questa e altre chicche le trovate nel libro Imbecilli di Alfredo Accatini, ed. Salani, € 10,00.

Le cartucce educative.

27 apr

A chi, nella vita, non è mai capitato di doversi difendere dall’attacco di un cinghiale? E chi, in quei casi, non rimpiange di non aver frequentato, da bambino, un bel corso di difesa personale dal cinghiale mal intenzionato? Tutti, prima o poi, si trovano davanti un cinghiale psicopatico con lo sguardo assassino che ha in mente soltanto una cosa: uccidere tutti gli esseri umani che incontra. Però, mentre la maggioranza delle persone gestisce l’incontro col cinghiale come meglio può, i fortunatissimi cittadini di Rocchetta di Vara (La Spezia) hanno finalmente la possibilità di seguire un corso di sopravvivenza appositamente studiato per salvare la pelle in situazioni del genere, corso che gli servirà anche per “imparare a rispettare la natura”, è destinato ai bambini di quarta e quinta elementare e come dichiara l’illuminato sindaco Riccardo Barotti: “Il nostro slogan è: Rispettiamo la natura. In Val di Vara la maggior parte degli uomini è cacciatore. I bambini a casa sentono spesso parlare di caccia dai padri e dai nonni. E’ inutile nascondere l’argomento: per cui abbiamo pensato di organizzare queste lezioni affinché i bambini imparino correttamente cos’è la caccia e come ci si difende dall’assedio dei cinghiali”. Pare non siano previsti corsi analoghi per i cinghiali, per insegnare loro a difendersi dai continui attacchi alla prole da parte di gente che gira col fucile in spalla ma, dal momento che i bambini in casa sentono parlare anche di altre cose, pare siano in cantiere anche altri corsi pratici e altamente educativi: sta per nascere un fratellino, e un giorno anche tu sarai padre o madre, è giusto che tu sia preparato, è inutile nascondere l’argomento, perciò il Comune organizza una serie di lezioni con visione di ripetuti concepimenti dal vivo. Tu, bimbo, ringrazierai il tuo Sindaco per averti informato.

Bimbo, ricordi che qualche anno fa, morì la prozia Concetta, all’età di 101 anni e in casa si parlò tanto della sua dipartita? Bene, bimbo, ora hai l’età giusta per capire come vanno queste cose, è inutile nascondere l’argomento, il Comune organizza un corso per aiutarti a prendere consapevolezza della natura mortale degli esseri umani, naturalmente, essendo un corso pratico, è previsto che tu assista direttamente ad una lenta dipartita da questa terra. Vedrai, bimbo, sarai un adulto migliore.

Chissà perché un italiano su due non sa per chi votare?

http://www.geapress.org/caccia/scuole-di-piombo/14641

http://attualita.tuttogratis.it/animali/la-spezia-bambini-a-scuola-di-caccia-per-imparare-a-rispettare-la-natura/P79979/

http://www.vallevegan.org/dblog/articolo.asp?articolo=651

Bersani, dì qualcosa!

13 gen

Passano gli anni, le ideologie talvolta si evolvono, talvolta si realizzano, spesso evaporano lasciando al proprio posto solo una miriade di particelle nebulizzate che noi chiamiamo parole. Questo accade, nel migliore dei casi, quando muoiono le ideologie: rimangono almeno le parole legate a quelle idee, rimangono i concetti, i ragionamenti, e si tramandano. Nel caso della nostra “fu sinistra”, invece, insieme alle idee sono state sotterrate anche le parole, come si faceva con i faraoni e le cose a loro più care, e sono rimaste le frasi da bar, perché forse i rappresentanti della sinistra pensano che quelle siano le più comprensibili per il popolo, è solo così che mi spiego i discorsi di Bersani, segretario del PD, il Polpettone Democratico, che riunisce un po’ di “fu sinistra” e un po’ di “fu democrazia cristiana”. Proprio recentemente, l’on. Bersani ha fatto sfoggio dei suoi grandiosi successi scolastici, pubblicando i voti ottenuti nella sua carriera universitaria: ora, sappiamo che per essere dei grandi politici non serve certamente una laurea, ma nel caso del nostro “Onorevole 30 e lode”, si presume che abbia studiato tanto per ottenere quei voti e che abbia studiato a fondo il pensiero dei grandi filosofi, e si presume che abbia imparato anche a ragionare con la propria testa, e allora qualcuno mi sa spiegare perché, nel caso di Mirafiori, l’unico concetto che ha saputo esprimere, riguardo alla presa di posizione di Berlusconi a favore di un eventuale espatrio della Fiat, è stato “non va bene che il governo permetta di portare la roba fuori dall’Italia (pausa ad effetto) è una vergogna”? Che cos’è la roba? Cosa vuol dire portarla fuori? Perché non va bene? Il popolo ha bisogno di capire la situazione, ha bisogno di capire quali saranno le conseguenze per i lavoratori e per l’Italia, nel caso in cui al referendum di Mirafiori dovesse vincere il sì o il no; sempre il popolo vorrebbe sapere se è meglio votare sì o no all’accordo; il popolo vorrebbe sapere da che parte sta il PD, oltre che dalla parte delle proprie calde poltroncine. Ancora oggi, per la nostra “fu sinistra” vale il vecchio “D’Alema, dì una cosa di sinistra! Dì una cosa anche non di sinistra! Di civiltà! D’Alema, dì una cosa!”, “Bersani, dì qualcosa!”

Non sono tutti uguali.

28 mag

Dunque, in periodo di elezioni forzate come quelle imminenti (forzate perché bisogna fare un grande sforzo per ricordarsi che il voto è ancora un dovere ed un diritto e non una raccomandazione per trovare un posto di lavoro all’aspirante politico/poltronaro) la tentazione di pensare che i politici, o meglio, i candidati siano tutti uguali, è forte, dal momento che spesso non si vede la differenza tra un poltronaro di destra, di sinistra, di centro. E invece è un errore gravissimo, tipico del cittadino miope, qualunquista, rassegnato. Infatti, a ben guardare, i candidati sono tutti diversi e me ne sono resa conto sia dai manifesti elettorali, sia dalle loro biografie, per esempio, dalle mie parti, si vota per eleggere il presidente della provincia e il codazzo che si porterà dietro e devo ammettere che c’è una scelta abbastanza variegata: un candidato, per esempio, è fresco fresco di condanna, in appello, per abuso d’ufficio, ma i suoi compagni hanno deciso che nessun altro sarebbe mai stato in grado di rappresentare gli ideali del partito come lui e, quindi, via sulle ali dell’ennesimo mandato; un partito che aspira a conquistare la poltroncina, invece, è nato grazie alla forza battagliera del suo fondatore, un convinto indipendentista che, un po’ di tempo fa, ha addirittura conquistato ed occupato una piccola isola, di proprietà privata, creando la sua repubblica personale; altri ancora si battono per l’indipendenza di questa regione dallo Stato italiano; e, infine, i miei preferiti, i leghisti sardi, quelli sostenuti dal governo nazionale, quelli generosi perché vogliono aiutare Bossi a rendere il nord sempre più ricco, quelli che nel loro simbolo hanno il condottiero Alberto da Giussano, lombardo o padano che dir si voglia e, vicino a lui, più piccolina, l’immagine della Sardegna, neanche un Amsicora o un guerriero nuragico, solo i quattro mori o, in alcuni casi, un nuraghe. Insomma, non sono tutti uguali, sono tutti diversamente “non votabili”.

Per qualche informazione in più:

http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/171569;

http://lanuovasardegna.gelocal.it/multimedia/home/2803782;

Too much love…

30 mar

…will kill you”, così scriveva Brian May (probabilmente in un periodo particolarmente incasinato della sua vita) e così suonavano e cantavano i Queen, “too much love will kill you, if you can’t make up your mindtroppo amore ti ucciderà se non riuscirai a deciderti”, “too much love will kill you everytime”, “troppo amore ti ucciderà, sempre”, “too much love will kill you Every time Too much love will kill you It’ll make your life a lie Yes, too much love will kill you And you won’t understand why”, “troppo amore ti ucciderà, sempre, renderà la tua vita una bugia, sì, troppo amore ti ucciderà e tu non capirai perché”. La cantavano i Queen e, da quando ho letto la dichiarazione di S. I “ha vinto l’amore”, non riesco a togliermela dalla testa e vorrei esortare i tipi delle varie opposizioni a muovere i comodi quarti posteriori, smettere di contare chi di loro ha più peli nel naso, e pensare ad un programma politico decente e concreto, preferibilmente in linea con le esigenze della gente, prima che tutto questo amore ci travolga perché, diciamocelo, a noi l’ammmoooore ci piace tanto ma se è troppo uccide.

 Too much love will kill you: la storia – il testo – la traduzione.

(il video con Brian May e Pavarotti, perché in questo caso un pizzico di made in italy ci sta bene)

Scusi, mi sa dire l’ora?

28 feb

In Italia abbiamo un problema piuttosto serio: gli orari. Infatti, da qualche decennio si è diffusa la deprecabile abitudine di fissare degli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali, degli uffici privati e pubblici, addirittura delle scuole, che aprono ad una certa ora e chiudono sempre ad un orario prefissato, da chissà chi e chissà per quale motivo, valle a capire certe abitudini. Una volta, per esempio, ricordo di essere andata in un negozio di intimo sfizioso, per comprare un baby doll leopardato da regalare alla mia cugina gazzella (eh, famiglia allargatissima) ma, siccome, sono andata dopo l’orario di chiusura, le commesse mi hanno fatto una pernacchia e la mia cuginetta si è dovuta accontentare di un pacco di cioccolatini, buoni, per carità ma per la “notte in savana” che aveva in programma sarebbe andato meglio il leopardo. Sono gli inconvenienti delle barbare abitudini degli orari. Se, per esempio, a qualcuno dovesse capitare di dover notificare urgentemente un atto giudiziario, dovrebbe informarsi bene sulle pessime abitudini degli uffici notifiche della sua città, per sapere entro quale orario lo sportello accetta quell’atto, in caso contrario rischierebbe di sentirsi dire dai vili marrani “a noi non interessa se non ha fatto in tempo, non è un problema che ci riguarda, gli atti urgenti li riceviamo solo fino alle dieci”. E, in quel caso, l’urgenza dell’atto viene ridimensionata a causa della pessima abitudine italiana degli orari. Ci vorrebbe un decreto legge che migliorasse la situazione, che abolisse questa pratica aberrante ma, immagino, per farlo dovrebbe accadere qualcosa di eclatante, un caso straordinario di necessità ed urgenza, che so, magari un partito politico potrebbe essere escluso dalle elezioni  perché un povero disgraziato è andato a mangiarsi un panino e mentre lo sbranava i marrani del tribunale gli hanno chiuso lo sportello, e così non gli è stato possibile depositare la lista, per colpa di quella orrenda abitudine degli orari. Eh, sì, in quel caso, si potrebbe pensare ad un bel decreto, altrimenti, pernacchia e pacco di cioccolatini.

Il PD e l’arte di convincere gli indecisi.

13 ott

In questi giorni, nella casetta del PD, come sappiamo, si respira aria di campagna elettorale, in previsione delle primarie del 25 ottobre e anche i politici locali fanno la loro parte, vogliono contribuire all’elezione del loro segretario del cuore e lo fanno nel modo migliore che conoscono, immagino. Ebbene, mi piace dare spazio ad uno di questi “modi migliori”, dal momento che, se mai avessi avuto il dubbio di ripetere l’errore del 2007 (ritrovandomi davanti a delle liste bloccate, come nel peggior porcellum) ha avuto il merito di convincermi definitivamente. Si tratta di un’e-mail che inizia così: «Io comunque voterò Barracciu / Franceschini, perché Marino non mi convince più di tanto e l’ho visto a Matrix accettare senza ribattere
gli argomenti di chi diceva che il premier è stato eletto (come Presidente del Consiglio) dalla maggioranza degli italiani, essendo cambiata la legge elettorale. A me risulta che l’incarico di formare il governo gli sia stato dato dal Presidente della Repubblica e che, se Berlusconi si dimettesse, lo stesso incarico potrebbe benissimo essere dato a qualcun altro della stessa maggioranza…. (E sarebbe intanto un passo avanti perché, checché ne dicano alcuni, è ormai chiaro che, aldilà del berlusconismo diffuso, il problema maggiore in questo momento è proprio lui, Silvio Berlusconi)
». Ora, se la persona che ha scritto quelle cose esprime il pensiero di Barracciu/Franceschini (B&F), allora, per come la vedo io, ha sicuramente il merito di portare voti a Marino o a Bersani, per due motivi abbastanza semplici: innanzitutto, le precisazioni di diritto costituzionale sono, in quest’occasione, piuttosto inutili, dal momento che la maggioranza degli italiani ha messo la crocetta su Berlusconi e non su “qualcun altro”, piaccia o no, la gente ha scelto lui. Ma, la cosa ancora più grave, è pensare che il problema maggiore, nel nostro Paese, sia proprio lui, il Primo Ministro, poiché significa non avere la minima idea di come sia la nostra realtà, di come stiano andando le cose agli italiani, significa avere il posteriore così al caldo e comodo da avere nella testa, come unico pensiero, S.B. mentre, gli italiani pensano ad un modo per pagare l’affitto, a mettere qualcosa in tavola, a vivere dignitosamente, a sentirsi sicuri mentre camminano per strada, ad evitare che qualcuno gli spacchi la testa solo perché sono omosessuali, a trovare i soldi per pagarsi i medicinali, a trovare un modo per essere garantiti se decidono di non sposarsi ma di convivere, a cosa fare per respirare aria pulita, bere acqua fresca preferibilmente non avvelenata da scarichi nocivi e, eventualmente, a come gestire la fine della vita. Questi sono i problemi del nostro Paese, il governo Berlusconi è solo una cura sbagliata e se si lascia per un attimo la poltroncina calda, lo si intuisce immediatamente.

Ancora spifferi.

12 lug

Che noia, che barba, che barba, che noia occuparsi di politica anche in una splendida giornata di luglio, con la pelle mezzo arrossata dal sole (solo perché è finito l’effetto dell’abbronzante, mannaggia) e con il rumore del mare in lontananza. Però, mi tocca. Infatti, sento ancora degli spifferi: qualche tempo fa, avevo scritto del famoso modo di dire che si usa dalle mie parti “non ce n’è uno che chiuda la porta”, per indicare come all’interno di un gruppo non ci sia una persona abbastanza saggia da capire che una porta è aperta e bisogna chiuderla. Ecco, stamattina ho letto le dichiarazioni del senatore Marino, candidato insieme a Bersani e Franceschini alle primarie del PD, riguardo alla vicenda degli stupri commessi a Roma, per i quali è stato arrestato un uomo che è pure il coordinatore di un circolo del Partito Democratico. Il senatore Marino  (il quale, tra l’altro, in occasione della vicenda di Eluana Englaro, aveva dimostrato intelligenza proponendo l’appello per il testamento biologico, che avevo anche firmato) ha pensato che la cosa più importante da pensare e da dichiarare, a proposito delle violenze, fosse: “trovo davvero incredibile che un criminale che già 13 anni fa era stato coinvolto in odiosi reati di violenza sessuale possa essere arrivato a coordinare un circolo del Pd. È evidente – ha detto Marino in una nota – che nel Pd abbiamo una questione morale grande come una montagna, che non può essere ignorata né sottovalutata”. Ora, a parte il fatto che l’uomo incriminato (ancora da accertare definitivamente la sua colpevolezza, per chiarezza) conduceva due vite totalmente separate, delle quali nessuno aveva conoscenza, a parte il fatto che uno non ha scritta in fronte la “S” di stupratore, a parte tutto, avrei apprezzato maggiormente, da parte di un uomo che si candida a diventare il leader di un partito, parole di solidarietà per le vittime, idee su come educare le persone al rispetto delle donne, parole di apprezzamento nei confronti di chi ha svolto le indagini, o il suo punto di vista su un essere umano disturbato, che non riesce a controllare le sue pulsioni, la sua “malattia”, avrei apprezzato tutto, tranne le esternazioni sulla questione morale del partito. La porta è ancora aperta.

La libreria dell’Ikea.

25 giu

Qualche giorno fa, parlavo con un’amica delle cose fondamentali della vita (dove poter trovare quel benedetto costumino rosso che cerco da tempo, quali crackers è meglio tenere in borsetta per far tacere gli improvvisi attacchi di fame quando si è fuori casa, chi si è fidanzato, chi sfidanzata, chi cerca, chi si è stancato, cose importanti, insomma) e ad un certo punto, lei che è entrata nell’Olimpo di quelli che hanno fatto acquisti all’Ikea, mi ha illustrato le meraviglie della famosa libreria Ikea, una cosa appunto meravigliosa che puoi comporre e scomporre come ti pare, come i Lego o come i giochini della Pixar. Mi sono incuriosita ma, non avendo in programma nei prossimi giorni una gita nel negozio svedese, ho scelto un atteggiamento attendista e fiducioso “prima o poi, la vedrò” e, oggi, finalmente il prima o poi è arrivato: stamattina, alla radio parlavano di un video nel quale compariva la famosa libreria, non potevo certo farmi sfuggire l’occasione! Perciò, appena rientrata a casa, ho cercato il video e l’ho vista, purtroppo solo in parte, perché era coperta da un signore triste che parlava di cose che non capivo tipo “è un giovane partito e quindi dobbiamo volergli bene” e “non posso, non posso lasciarlo alle persone che c’erano prima di me, io non farò giochi di potere, indietro non si torna, guardiamo al futuro” e lo faceva quasi come se mi stesse rimproverando, però, la libreria mi è sembrata utile, capiente, ci stanno un sacco di libri di tutte le dimensioni, dal tomo di mille pagine, alla storia di Zio Paperone, anche se, devo ammetterlo, preferisco qualcosa di più massiccio e di colore diverso. Peccato, quel signore con gli occhialetti, che mi guardava con un’aria di rimprovero, mi ha fatto sentire come una bambina sgridata ingiustamente per aver mangiato la marmellata (eh..vabbè, la marmellata, qualche volta, l’ho pure mangiata, ma che c’entra?) e ha oscurato un po’ la libreria, dovrò prenotare un viaggio in Svezia.

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