Archivi delle etichette: paranoie

Test d’intelligenza.

9 mag

Dunque, cari amici che passate di qua, credo sia giunto il momento di fare outing: mi piacciono i test, da quelli della personalità, quelli che ti dicono se sei buona o cattiva, se sei passionale o freddina, fino a quelli più idioti che ti dicono chi eri nella vita precedente (ogni volta cambio attività ma, a quanto pare, nelle vite precedenti ero sempre un uomo, o meglio un giraffo) che animale sei, quale pietanza ti somiglia, quale dito del piede ti rappresenta meglio, fino ad arrivare, naturalmente, al re dei test, Il Test per eccellenza, il test dei test, quello d’intelligenza. Tra questi ultimi, uno dei miei preferiti, ma non riconosciuto ufficialmente, è la compilazione del modello dell’Agenzia delle Entrate per essere inseriti tra le associazioni onlus che hanno diritto al 5 per mille. Ebbene sì, l’ho scoperto da qualche anno, infatti l’inserimento non avviene automaticamente ma deve passare per il test d’intelligenza, che si divide in un due fasi: 1) fase tecnico-pratica, fatta di software da scaricare, compilare e rispedire all’Agenzia, esclusivamente per via telematica; 2) fase psico-attitudinale, che consiste nel trattare con i dipendenti della suddetta Agenzia. La prima parte, per chi non ha dimestichezza con questo tipo di procedure, come me, si presta al compimento di errori e di esaurimento nervoso, queste sono le indicazioni: entra nel sito dell’Agenzia con il tuo codice da “gestore incaricato”, scarica il software per la compilazione, compila, prepara il file della domanda, e come lo preparo il file? Con l’apposito software, mio caro gestore incaricato! Ma dove lo trovo ‘sto cavolo di software? Lo trovi nel sito! Ma DOVE? Nel sito, tesoro! Ok, l’ho trovato, e ora? Spedisci, mia cara! Ok, spedisco, ma con quale codice? Spedisci, mia cara! Sì, ma CON QUALE CODICE? Spedisci, mia cara! Ok, spedisco, tanto ho anche imparato a memoria il mio codice fiscale in due giorni, succeda quel che deve succedere. Una volta spedita la domanda, il programma (che, diciamo la verità, è perfetto) la elabora, la elabora, la elabora, ma non si sa per quanto tempo. Così, inizia la fase 2 del test, quella psico-attitudinale: vai dal dipendente dell’Agenzia, quello che “ne sa” di queste cose, e chiedi come mai è ancora in elaborazione? Uhm..guarda, (immagino dia del “tu” solo a quelli imbranati) è in elaborazione perché hai sbagliato ad inviare il file con il tuo codice, dovevi spedirlo con quello dell’associazione, sai com’è il sistema è fatto bene ma non è così intelligente da capire che tu spedisci le cose per conto dell’associazione, torna a casa e rispediscilo subito! Ok. Torno a casa e provo a rispedire ma il sistema dice che il file è già stato inviato. Panico. Aiuto, quest’anno potrei non superare il test. Chiamo il numero dell’Agenzia e un simpatico operatore mi chiude il telefono sul muso dopo cinque minuti di attesa, “aspetti che proviamo a capire” e poi, click! Mette giù. Panico. Il test sta per dimostrare definitivamente che sono una mezza scema (mezza, non tutta, eh). Eppure mi ero anche invocata alle Alte Sfere, non può finire così. Dopo qualche giorno il sistema dà il referto: “il file è stato elaborato, ma non è possibile rilasciare la ricevuta”. Don’t panic. Il test comprende anche i nervi saldi, perciò richiamo il numero (a pagamento, tariffa urbana) e mi risponde l’Angelo dell’Agenzia, con la voce di Max Tortora, un consulente che, tranquillamente, mi dice che “è tutto a posto, signora giraffa, poiché lei è “gestore incaricato” il sistema capisce che ha inviato il file per conto dell’associazione, per visualizzare la ricevuta segue questa procedura…”. Orbene, ho superato il test, non so se si possa dire altrettanto del dipendente dell’Agenzia delle Entrate Cagliari 1 ma, credo di sì, dal momento che, pur non conoscendo il sistema e pur fornendo informazioni sbagliate e fuorvianti, lui è assunto a tempo indeterminato, percepisce non meno di mille euro ogni mese, un giorno avrà una pensione, naraddi tontu! (che, tradotto significa “chiamalo scemo!”).

P.S.

Se vi interessa un test d’intelligenza, vi lascio questo link (io ho totalizzato un q.i. di 120, ma non credo sia attendibile e, in ogni caso, non so ancora cosa farmene di questo 120, se dividerlo e giocarlo al Superenalotto o darlo come caparra per l’acquisto della casa dei miei sogni):

http://www.paginainizio.com/service/quoziente.htm.

Metodi infallibili per farlo impazzire.

21 gen
Giraffa in città

Giraffa in città

Avvertenza: questo post contiene informazioni altamente riservate, oggetto di importanti studi scientifici, dei quali ho deciso di pubblicare un estratto, solo per amore di chi passa a leggermi per scelta o per caso, perché “certe cose”, come dice un vecchio proverbio del monte, “vanno sapute”. Oggetto dell’importante studio sono i maschi italiani, le destinatarie sono principalmente le donne. Naturalmente, come ogni studio, può essere confutato ma solo con prove certe, dimostrate, dimostrabili, inconfutabili e, insomma, cose così, serie, com’è serio lo studio.

Metodo street life. La situazione tipo è la seguente: camminate tranquillamente sul marciapiede della città, in parte occupato da alcuni operai arrampicati sopra una scala per togliere le luminarie natalizie, gli uomini in questione vi lasceranno gentilmente lo spazio per passare ma, una volta oltrepassata la scala, dall’altra parte della strada sentirete un altro maschio urlare “signora, guardi che porta sfortuna passare sotto la scala!”, a quel punto, per farlo impazzire, voi insieme al vostro aplomb anglosassone misto all’animo da bassifondi di New York City, volgerete lo sguardo verso il maschio e con un tono non troppo altro ma giusto per essere sentito gli risponderete gentilmente “sì, ma solo se mi cade in testa”, impazzirà.

Metodo tecno-casalingo. Situazione tipo: trascorrete l’intera notte a cucinare dei deliziosi manicaretti da consumare il giorno seguente, durante uno sfizioso pic-nic. Riponete i manicaretti in recipienti modernissimi, funzionali, leggerissimi. Arrivato il momento della colazione sull’erba, con l’animo romantico che vi contraddistingue e che vi fa sentire dentro un quadro di Monet anche se avete gli scarponcini, tirate fuori dallo zaino i manicaretti sui quali quasi non avete dormito la notte, aprite i modernissimi, funzionali, leggerissimi recipienti e, a quel punto, lui, LUI impazzirà, rimarrà senza parole davanti a tanta genialità, fisserà per tutto il pic-nic l’oggetto, elogiandone le doti di praticità e leggerezza. I manicaretti scenderanno silenziosi e mesti lungo l’esofago.

Metodo retromarcia. Questo metodo è anche detto “Il Metodo”, perché in base allo studio, nessun uomo resiste al metodo retromarcia. Dunque, per farlo impazzire definitivamente, fategli un bel parcheggio in retromarcia, nessun uomo resiste davanti a tale operazione, se compiuta da una donna. Gli scienziati, infatti, hanno preso un campione di 1milione di maschi (1 milione, mica cose così) dai nove ai novant’anni e hanno osservato il loro comportamento in queste occasioni: ebbene, tutti, tutti interrompono immediatamente le loro attività, si piazzano davanti all’automobile e osservano, o divertiti o contrariati o collaborativi ma sempre, sempre con grande trasporto e grande interesse, come se stessero assistendo alla nascita dell’universo, alla creazione del mondo, o alla costruzione del Colosseo. Dunque, per completare l’opera, dopo aver accuratamente evitato di investirlo, una volta scese dalla macchina, potete serenamente, con sguardo da Biancaneve smarrita nel bosco chiedergli “sono promossa?”.

Appena lo studio sarà pubblicato nelle più importanti riviste scientifiche del mondo, vi informerò.

Diciott’anni e non sentirli.

7 gen

Bella età i diciott’anni: la testa piena di neuroni effervescenti, il cuore impetuoso, lo sguardo curioso di chi vuole conoscere il mondo, la sfrontatezza di chi un po’ quel mondo vuole anche sfidarlo. Meravigliosa età i diciott’anni: il fisico sodo, la prova della matita che va sempre a buon fine, perché la matita cade sempre per terra (come sarebbe a dire che non conoscete la prova della matita??!!) la palpebra bella alta sull’occhio, le zampe di gallina che esistono solo nei pollai, i capelli bianchi che “non li coprirò mai, perché sono belli così” beata ingenuità. Bellissimi i diciott’anni, passati, per ora senza rimpianto ma presenti solo come un bel ricordo. Bizzarri i diciott’anni, quando l’arzilla vecchietta con la quale hai attaccato bottone mentre il tuo cane tentava di aggredire il suo, ti chiede quanti anni hai e poi esclama stupita “ma sa che le avrei dato diciotto, diciannove anni” e tu, ancora più perplessa della vecchietta, eviti di sottolineare il fatto che, se ti fossi riprodotta a quell’età, oggi avresti un erede quasi maggiorenne, e c’è qualcosa di veramente bizzarro se alla tua età sembri una diciottenne. Insomma, è qualcosa che va ben oltre la mia modesta vanità, che si accontenta di dimostrare qualche anno di meno (orsù, sono pur sempre una femmina di giraffa!) è qualcosa che fornisce cibo alle mie paranoie e innaffia i miei dubbi: la signora avrà notato i neuroni sbarazzini o aveva solo bisogno di un buon paio di occhiali?

(le bollicine le ho prese da qui)

Delirio prenatalizio.

1 dic

Dunque, è da qualche anno che la Bauli mi perseguita con la pubblicità natalizia, con il coro di voci bianche costrette a cantare un motivetto buono e dolce come il pandoro che, però, secondo me non rispecchia per niente la personalità dei bambini, molto più ironici di quanto non pensino i pubblicitari. Certo, la pubblicità è rivolta agli adulti e il coro di voci bianche dovrebbe toccare il loro cuore, ebbene, il mio non lo tocca, anzi mi fa proprio venire voglia di comprare il panettone Motta, potrei cambiare idea solo se mi facessero vedere bambini che ridono, giocano, si divertono e scherzano con Babbo Natale. Questa la dedico a loro e a chi conserva sempre un sacchetto di ironia nella tasca dei jeans ;-)

 

A Natale puoi.

A Natale puoi,

fare quello che non puoi fare mai,

mangiare tua sorella,

tirar la coda al cane,

tanto per tutti sei

sacro come il Messia.

 

É Natale e a Natale si può fare cucù,

è Natale e a Natale se Natale anche tu

per noi,

a Natale puoi.

 

A Natale puoi,

fare quello che non vuoi fare mai,

baciare la zia Pia,

che suda come un pesce,

e quando ti ricambia

ti lascia qualche squama.

 

É Natale e a Natale si può fare cucù,

è Natale e a Natale se Natale anche tu

per noi,

a Natale puoi.

 

A Natale puoi,

fare proprio tutto quello che vuoi,

prendere a morsi un topo,

mangiare tua sorella,

quella smorfiosa che

le ha sempre tutte vinte.

 

É Natale e a Natale si può fare cucù,

è Natale e a Natale se Natale anche tu

per noi,

a Natale puoi.

 

A Natale puoi,

fare quello che non vuoi fare mai,

ricevere regali,

che poi non userai,

ma li userà il tuo gatto

che se ne fregherà

di noi. 

 

É Natale e a Natale si può fare cucù,

è Natale e a Natale se Natale anche tu

per noi,

a Natale puoi.

(qui trovate la versione originale)

Tsao.

14 nov

e-alloraridottaAvvertenza: trattasi di paranoie.

 Era bello il mondo, prima dell’avvento del tsao, era proprio bello: sui monti scorrevano latte&miele, limpidi ruscelli, i fiori si svegliavano salutando la rugiada; nel mare i pesci sguazzavano felici tra le onde; nelle città ci si guardava e ci si salutava, gli uomini e le donne parlavano la stessa lingua e si dicevano “ciao”, “buongiorno”, buonasera”, “arrivederci”, “oggi è una bella giornata”, “oggi è brutto, guardi quanta pioggia cade”, etc. etc., a seconda dell’umore e della voglia di socializzare, ma era bello, ci capivamo, parlavamo la stessa lingua e avevamo le fragole nel giardino. Poi, non si sa come, non si sa perché, un giorno qualunque degli anni ’90 qualcuno creò il tsao, e tutto cambiò, gli esseri umani si ritrovarono nuovamente immersi nel caos linguistico primordiale: il “ciao” diventò tsao, il “buongiorno” mutò in “buontzorno”, buon pomeriggio in “buon pomeritzo” e frasi complesse diventarono incomprensibili “otzi è una bella tzornata”, “otzi è brutto, guardi quanta piotza cade”. Non si sa perché, non si sa per come. Inizialmente, il tsao si diffuse grazie alle giovani donzelle che, probabilmente, per intenerire e conquistare il maschio cacciatore, utilizzavano modi di fare infantili, da bimbette di due anni, al massimo quattro, va, stravolgendo tutte le regole della pronuncia che gli esseri umani mentalmente sani usavano, poi il fenomeno è diventato incontrollabile e, invece di estinguersi naturalmente come speravo, si è diffuso enormemente per arrivare fino alle ragazzine preadolescenti, alle ultratrentenni e addirittura ai maschi. Devo riconoscere che, in molti casi, il tsao  è servito allo scopo, gli uomini subivano il fascino delle donne-bimbe e cedevano al secondo tsao, sembrerebbe una cosa vagamente pedofila mentre, in realtà, è solo istinto di protezione del maschio il quale, purtroppo, scopre in ritardo che la bimba-donna in realtà è una virago più oppressiva delle donne normali, ma pazienza. Però, non mi spiego il fenomeno al maschile: perché anche i maschi dicono tsao? Forse, per conquistare provano a stimolare l’istinto materno di ogni donna? Ma, allora, cari maschioni micioni, vi do un consiglio da zia: per conquistare una donna passando per l’istinto materno è sufficiente adottare un cagnolino e portarlo a spasso per la città o ai giardini pubblici (ops, tzardini pubblitzi) dimostrerete anche di essere in grado di prendervi cura di qualcosa che non sia il vostro taglio di capelli, a meno che abbiate qualche allergia agli animali da compagnia o vogliate essere adottati voi stessi e allora, cari ragazzi, continuate così e, mi raccomando, che il guinzaglio sia abbinato alle scarpe, però usate il tsao solo con l’oggetto del desiderio, pliiis, se incontrate una giraffa per strada, salutatela liberamente con un bel “ciao”, vi sentirete più felici pure voi.

(e farete contenta anche la mia gatta)

Lost in Europe.

12 nov

europaNon so perché ma, ultimamente, le mie gite in negozi, supermercati, grandi magazzini e cose così, si trasformano tutte in episodi della stessa vecchia serie “Ai confini della realtà”. Stavolta, per fortuna, non ero la protagonista e non sono nemmeno intervenuta a sedare la rissa, anche perché ero nel reparto accessori de La Rinascente e avevo cose più interessanti da guardare che non le facce alterate delle due litiganti, una cliente ed una commessa. Ho precisato il nome del negozio, perché le commesse de La Rinascente, rispetto al livello medio di antipatia delle altre commesse della capitale del Mediterraneo, hanno una marcia in più, sono mooolto più avanti, insomma, per dirla con un’espressione che qui è molto usata, “si credono” nel senso che credono di essere mostri di eleganza/finezza/sapienza, “si credono molto”. La conversazione era attuale: la sentenza/diva della Corte europea dei Diritti dell’Uomo sul benedetto crocifisso, la cliente diceva che “l’Europa non ha diritto di imporci le cose, l’Unione Europea non ha titolo giuridico per intervenire in queste cose” e la commessa, con vari decibel in più rispetto alla cliente affermava, con il tono di chi le cose le sa, “SE L’EUROPA L’HA DETTO, VUOL DIRE CHE LO POTEVA DIRE!” ed io me la immaginavo, questa benedetta signora Europa che diceva un sacco di cosa alla signora Italia, sul crocifisso, sulle cose della vita in generale, senza averne “titolo giuridico”. Avrei dovuto dire qualcosa, mettermi in fila alla cassa con una scusa, avrei potuto, avrei voluto ma non l’ho fatto, semplicemente perché per un momento mi sono sentita una giraffa paranoica rompipalle, una di quelle che si piazza in mezzo alle due signore rissaiole solo per dire che già noi italiani abbiamo a mala pena imparato a capire la differenza tra Parlamento e Governo, figuriamoci se dobbiamo pure ricordarci tutte le istituzioni europee.. la Corte europea dei diritti dell’Uomo è una cosa importante ma non è la Corte di Giustizia, è legata al Consiglio d’Europa (che ne elegge i giudici) un’organizzazione, come giustamente ha scritto Paolo Lepri qualche giorno fa, “un po’ decotta”, perciò non è un’istituzione dell’Unione Europea, non rappresenta l’Unione Europea, e lo dimostra il fatto che il Commissario dell’Unione Europea alla Giustizia ha preso le distanze da quella sentenza, probabilmente per sottolineare il fatto che certe decisioni, relative alla cultura ed alla storia di una Nazione vanno valutate con maggiore attenzione. E avrei anche voluto dire alle due contendenti che, ora, finalmente, è arrivato il momento di discutere del concetto di Stato laico, che però va affrontato in modo approfondito, tenendo conto di tutte le fedi religiose e di chi la fede non ce l’ha, insomma, tanto per evitare di ritrovarci in classi dove manca il crocifisso e magari manca la faccia di qualche studentessa perché è coperta dal burqa. Non l’ho detto. L’ho scritto.

 (l’immagine è presa da qui )

Esperimento di ipnosi.

6 lug

Fissate il quadratino verde molto intensamente.

Ciò che vedrete sarà impressionante, e la prima cosa che penserete su questo post e sull’autrice, vi farà capire quali effetti ha avuto sul mio cervello il caldo che ho preso stamattina, mentre macinavo chilometri di curve per proporre un’idea. (il quadratino per l’importante esperimento scientifico l’ho preso in prestito da qui).

giraffa

Metti il velo, togli il velo.

3 lug

GIRAFFA WRITERDa bambina, dopo aver visto uno dei tanti film su san Francesco e santa Chiara, mi era venuto un dubbio assillante (sono sempre stata una piccola paranoica, eh, sia chiaro a tutti) che riguardava i capelli di Chiara: li tagliava, con grande foga, e seguiva Francesco nella sua vita di povertà e preghiera. Dal momento che il dubbio coincideva con la preparazione alla prima comunione, presi coraggio e proposi il mio dubbio al prete della mia parrocchia, una persona intelligente, il quale, dopo la sorpresa iniziale per la piccola paranoica, mi diede una risposta illuminante: santa Chiara ha tagliato i suoi capelli perché sono simbolo di vanità e la vanità non piace al Signore. Semplice e chiaro. Un concetto che oggi capisco ancora meglio, soprattutto quando leggo notizie che mi sembrano incredibili mentre, invece, sono verissime: la Chiesa ha deciso di indagare sulle suore americane, considerate troppo progressiste perché hanno smesso gli abiti monacali, hanno lasciato i conventi, diffondono il cattolicesimo, vivono in “totale dedizione a Cristo” e si impegnano “per il bene di tutta l’umanità” ma lo fanno in mezzo alla gente e non si accontentano di essere trattate come “forza-lavoro ecclesiastica”. Questo significa essere delle ribelli e meritare ben due indagini da parte della Chiesa. D’altra parte, non bisogna essere vanitose, è necessario coprirsi per benino, stare chiuse tra quattro mura, essere modeste, umili e, soprattutto, zitte. Sono d’accordo (va be’, ipotizziamo che lo sia) ma non capisco per quale motivo non destino lo stesso stupore i preti in jeans e maglietta, che vanno al mare con uno slip rosso (visto) o vanno in giro con il Suv (visto) che mi pare un bel simbolo di vanità. Un dentista inglese musulmano, invece, non riuscendo a concepire un molare privo di velo, conservava in una scatola del suo studio, una scorta di hijab, da far indossare alle sue pazienti musulmane, in caso di rifiuto, le poverette tornavano a casa con il mal di denti. Sempre l’ossessione per il velo, per la vanità delle donne?, o forse solo l’ossessione per le donne e la loro libertà? O forse solo idiozia. A ‘sto punto, o si prevede un immenso velo per tutte oppure si predispongono delle bende belle spesse, magari di lana, per chi non sopporta la visione di una donna con la chioma al vento, anche perché cavargli gli occhi mi pare, sinceramente, eccessivo.

Spezzo un dito in favore della luna.

18 giu

lunaSolitamente, anche in condizioni normali, ossia di perfetta armonia con il cosmo, non vado d’accordo con i proverbi, con la saggezza popolare, con tutti quei modi di dire che le persone tirano fuori per sostenere le proprie meravigliose idee, insomma, per darsi ragione. In condizioni anormali, ossia quando Marte transita nel mio segno e mi piacerebbe tirare un bel secchio d’acqua a tutto il cosmo, la saggezza popolare e i suoi portatori, mi provocano un leggero prurito alle estremità inferiori delle zampe, come se un esercito di formichine attraversasse il mio corpo. In questo periodo, guarda caso, Marte è in transito. Marte, per chi non lo sapesse, è il Pianeta della guerra, vinta o persa non importa, guerra dev’essere e guerra sia, con spargimento di sangue, sudore, lacrime e fatica (esageriamo, ecchecavolo!). Ci sono due modi di dire molto usati, oserei dire abusati e bisognerebbe fare una legge apposita per tutelarli, si tratta della lancia spezzata in favore di qualcuno e del famoso dito che indica la luna, un dito suo malgrado sempre al centro dell’attenzione, poiché gli stupidi guardano sempre lui anziché guardare la benedetta luna (dovrebbe essere un proverbio made in china, se non sbaglio, ma piace molto agli occidentali, sostiene il loro senso di superiorità). Bene, parliamone di quel dito. MarteGuerraSudoreSangue. Il portatore del dito, e del modo di dire, solitamente è straconvinto di essere l’unico individuo intelligente in un mondo di stupidi ed è sempre convinto di indicare sempre la luna, lui è l’unico che riesce a vedere la luna mentre gli altri vedono una distesa sterminata di dita, anzi non fanno altro che sognare dita, indice, dito medio, anulare, pollice, dita ovunque, mai uno spicchio di luna, che grama vita, che vita grama, tappini del mondo con visioni di dita gigantesche. Iddu, il portatore, non è mai sfiorato dal pensiero che la gente guardi il suo dito con aria interrogativa dal momento che, dopo aver seguito la traiettoria del dito e aver verificato che non indica proprio nulla, si chiede se il suddetto portatore abbia qualche malformazione congenita o una crisi di nervi in corso. Lui non pensa mai di aver sbagliato pianeta, non ha il dubbio di aver indicato il nulla, mai, perché lui è intelligente, gli altri sono stupidi. E la povera luna è lì che sta a guardare, in attesa che qualcuno si accorga di lei. In attesa che qualcuno spezzi una lancia in suo favore. E smettiamola di spezzare lance, è antiquato, ormai la guerra si fa con altri mezzi, non si combatte più con le lance, iniziamo a dire “voglio lanciare una bomba carta in favore di.., anzi lancio un’arma chimica in favore di.., anzi, no, sgancio direttamente una bomba nucleare in favore di..”, bisogna aggiornarsi, cribbio. Per quanto mi riguarda, oggi mi limiterò a spezzare un dito, quel dito, in favore della luna.

Sopravvivenza della specie.

4 giu

La scienza, a volte, mi confonde e, come se non bastasse, turba il mio unico neurone, solitamente spaparanzato tranquillo sull’amaca a bere la sua piña colada, costringendolo a riflettere sui massimi sistemi. Oggi, per esempio, la notizia di una clamorosa scoperta scientifica lo ha costretto a concentrarsi sulla fondamentale questione della sopravvivenza della specie umana. Allora, i ricercatori danesi, facendo un controllino sulle persone decedute in Danimarcalandia tra la fine del millennio e l’inizio dell’era dell’acquario (sarà questa la famosa era di pace dell’acquario? Boh, il mio neurone lo ignora ma ci spera) hanno scoperto che gli uomini legati a donne più giovani di circa 7 o 9 anni, hanno una percentuale di sopravvivenza più alta dell’11% rispetto agli altri maschi mentre se la donna è più giovane di circa 15 o 17 anni la percentuale arriva fino al 20%, in pratica, le donne fungono da elisir di lunga vita, perché, secondo la scienza, trasmettono energia e vitalità e, particolare non trascurabile, possono fare da infermiere o badanti agli uomini. Però. Però. Però. Tra le donne legate a uomini più vecchi o più giovani dei soliti 7 o 9 anni si è riscontrata una percentuale di morte prematura intorno al 20% mentre, in caso di differenza tra i 15 e i 17 anni, la percentuale sale fino al 30%, in pratica, la differenza d’età fa schiattare le donne un po’ prima, perciò, sempre secondo gli studiosi danesi, per loro sarebbe meglio scegliere un compagno che abbia più o meno la loro età, perché, dice la scienza, la donna è infermiera e badante di sé stessa e non ha alcun bisogno di essere accudita e un doppio lavoro la stressa (termini scientifici, eh). La ricerca non prende in considerazioni altri fattori, come amore, serenità, condivisione, indipendenza, lavoro etc. A questo punto, il neurone inizia a confondersi, poggia la piña colada e riflette: se la specie deve sopravvivere, l’uomo deve essere più vecchio della donna, ma così la donna muore prima e quindi non sopravvive; allora la donna si deve cercare un uomo più giovane? No, perché così muoiono prima entrambi, till death do us part; e allora la donna se lo deve prendere della sua età? Sì, però, così l’uomo diparte con un certo anticipo e la specie non sopravvive più. Confusione, confusione, confusione. Ma come ha fatto il mondo a sopravvivere fino ad oggi?!

(che coss’è l’amor? Chiedilo all’amaca gelata che ha perso il suo gazebo! Così dice Vinicio Capossela)

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.