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L’ultima corrida.

22 set

Bellissimo Paese, la Spagna, l’ho sempre amata, da nord a sud, ed è la terra dove mi piacerebbe vivere se già non vivessi nel posto più bello del mondo (eh, adoro l’Italia, nonostante tutto). Crudelissimo Paese, la Spagna, dove gran parte dei cittadini si reca all’arena per assistere all’uccisione dei tori come se andasse allo stadio a vedere una partita di calcio. Da bambina mi capitò di assitere ad una corrida e fu una cosa atroce, ricordo che alla prima banderilla conficcata nella carne del toro misi le mani sugli occhi e decisi che non avrei guardato nient’altro, e così fu, ma intorno a me sentivo solo le urla degli spagnoli che incitavano il torero ed esultavano ad ogni banderilla andata a buon fine (buon fine per il matador, mica per il toro) un olè tristissimo e lungo, ben cinque tori dovevano essere uccisi.  Ancora non mi spiego per quale motivo sopravviva una tradizione del genere, o forse me lo spiego ma non riesco ad accettarlo, poichè le tradizioni possono anche serenamente estinguersi, se inutili e crudeli. Sembra che anche in Spagna qualcosa si muova nella giusta direzione, lo scorso anno la Catalogna ha abolito la corrida, con grande disappunto del resto degli spagnoli, perciò dal prossimo anno non si svolgeranno più corride, o almeno così si spera, dal momento che è stato presentato un ricorso alla Corte costituzionale e i sostenitori dell’inutile fiesta usano delle motivazioni economiche per fare pressione sulla regione, infatti la chiusura dell’arena prevede un indennizzo per i proprietari, per gli allevatori e per le associazioni di toreri e in tempi di crisi si tratterebbe di spese da limitare. Un vile ricatto. Basterebbe riutilizzare le arene per altri scopi, per altre attività, altri sport. Intanto, domenica, a Barcellona, si terrà l’ultima corrida, gli ultimi tori verranno sacrificati e mi dispiace non poterli accogliere sul monte.

http://www3.lastampa.it/lazampa/articolo/lstp/421328/

Il caro compagno e il Cioè.

15 set

In Iran hanno diffuso un dvd con lezioni di educazione sessuale, e la cosa avuto molto successo, oltre a fare scalpore in tutto il mondo (ma come, si chiede il mondo, pure gli iraniani fanno sesso? Ebbene sì, pure loro).  Si intitola “Il caro compagno”, infatti i consigli sono rivolti alle coppie sposate, per rinvigorire il matrimonio, ravvivare l’amore coniugale, è per questo che ha trovato il sostegno del governo iraniano, preoccupato per i troppi divorzi. L’amore coniugale, il matrimonio, ma quale, con precisione? In Iran c’è la possibilità, molto sfruttata, di stipulare un matrimonio a tempo, che può durare un’ora o cent’anni, prevede una cessione di danaro in cambio di sesso, è ammesso in costanza del matrimonio ufficiale, quello finalizzato alla procreazione e alla presentazione in società, perciò un uomo può avere più “mogli” a tempo (o una sola, se proprio si affeziona) che però non si fanno vedere molto in giro, mantenendo quella a tempo indeterminato. Niente di nuovo all’orizzonte. Ricorda quella cosa molto diffusa che da noi si chiama prostituzione, ma in Iran viene “nobilitata” dal bollino del vincolo matrimoniale, e noi abbiamo poco da scandalizzarci, dal momento che alimentiamo la prostituzione e non abbiamo un minimo di educazione ai sentimenti e, di conseguenza, al sesso. So che il passo sembra lungo ma mi chiedo per quale motivo in Iran il governo si preoccupi, per mille motivi, di diffondere l’educazione sessuale (sia pure con mille limiti) e da noi,  in Italia, un programma serio in quel campo non ce l’abbiamo e bisogna ancora arrangiarsi con il Cioè?

La santa guerra.

20 giu

Maometto esortava i discepoli di Allah a non uccidere donne, anziani, bambini, nemmeno nelle loro guerre sante. Da Maometto in poi, i discepoli di Allah, delle parole del Profeta se ne sono fregati alla grande, e i bambini sono diventati solo missili di carne e sangue usati, abusati, puntati verso il nemico e lasciati esplodere con la loro innocenza. In nome di cosa? In nome di Allah, e a difesa della propria cultura, contro il dominio occidentale. Semplicemente, strumenti di una delle tante guerre sante combattute dagli uomini nei secoli. Khomeini nell’82 decise che, in Iran, tutti i bambini al di sopra dei dodici anni avrebbero potuto arruolarsi anche senza il consenso dei genitori, si suppone dopo un adeguato lavaggio del cervello. Hezbollah, per non essere da meno, da allora decise di reclutare e addestrare bambini per combattere la guerra santa contro Israele, per trasformarli in martiri pronti per il Paradiso dove, evidentemente, ad accoglierli non avrebbero trovato le solite dieci vergini ma, tutt’al più, qualche compagno di scuola, per fare finalmente quello che devono fare i bambini: giocare. Almeno in Paradiso. “Una nazione con bambini martiri sarà vittoriosa, indipendentemente da quante difficoltà incontrerà sul suo cammino. Israele non può conquistarci né violare i nostri territori perché noi abbiamo figli martiri che purificheranno la terra dalla sozzura sionista. Ciò sarà fatto grazie al sangue dei martiri, finché alla fine conseguiremo i nostri obiettivi”. Beata la nazione purificata con adulti che ragionano in quel modo. In questi giorni, i militari pakistani hanno fermato una bambina di nove anni, era stata rapita, imbottita di droga e di esplosivo, stava per farsi saltare in aria, “mi hanno ordinato di premere il bottone al momento di passare nel posto di controllo, ma la polizia mi ha fermato prima che io vi arrivassi”. Non c’è nulla di santo nell’uso dei bambini come armi e se le nostre missioni all’estero servissero veramente a salvare almeno una di quelle vite (e non ad eliminarla come è accaduto in Libia) allora potrei cambiare idea e sostenerle, dalla prima all’ultima.

 

Tutto qui:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/06/20/visualizza_new.html_815593512.html;

http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1165816;

http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2011/06/19/AOQd2nd-libia_civili_uccisi.shtml;

http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_santa#Il_jihad_islamico.

Curare l’omosessualità, in Sud Africa.

15 mar

Lo chiamano “stupro correttivo” ed è il metodo usato dagli uomini sudafricani per curare l’omosessualità delle loro connazionali lesbiche, malate della sindrome di non attrazione sessuale verso il maschio, evidentemente intollerabile per il maschio. In realtà, si tratta solo dell’ennesima manifestazione di odio verso le donne e di prepotente prevaricazione da parte di esseri umani che pensano di essere al di sopra delle leggi e al di sopra delle regole di convivenza civile che caratterizzano una democrazia, ed è una pratica non degna di un Paese come il Sud Africa, che ha fatto del suo impegno contro l’apartheid, contro le discriminazioni razziali e sessuali, un simbolo di libertà. Un gruppo di attivisti dell’organizzazione Luleki Sizwe da tempo chiede al governo di condannare pubblicamente lo “stupro correttivo”, penalizzare i crimini d’odio e garantirne l’esecuzione immediata, chiedono educazione pubblica e protezione delle vittime ma il governo tace. Credo sia fondamentale sostenere le richieste degli attivisti e fare pressione sul governo sudafricano, perché adotti seri programmi a favore delle donne, a favore dell’uguaglianza tra sessi, a favore della libertà. Se volete firmare la petizione, potete cliccare qui http://www.avaaz.org/it/stop_corrective_rape/?vl.

 

Per saperne di più:

Il sito dell’organizzazione Luleki Sizwe:

http://www.lulekisizwe.com/

“Sud Africa, terrore dopo lo stupro della giocatrice lesbica” (Sky sport)
http://sport.sky.it/sport/calcio_estero/2009/03/13/Sudafrica_stupro_giocatrice_lesbica.html

 

http://www.huffingtonpost.com/2011/03/08/corrective-rape-south-africa_n_832788.html

 

L’intervista al Ministro della giustizia Radebe alla tv di stato (South African Broadcasting Corporation – in inglese)
http://www.youtube.com/watch?v=lkx-PYqHM0U

“Protesta contro lo stupro correttivo” (The Sowetan – in inglese)
http://www.sowetanlive.co.za/news/2011/01/06/protest-against-corrective-rape

La petizione lanciata da Change.org grazie agli attivisti di Luleki Sizwe (in inglese)
http://humanrights.change.org/petitions/view/south_africa_declare_corrective_rape_a_hate-crime

“Sud Africa, stupri correttivi. Così si redimono le lesbiche” (La Repubblica)
http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2010/10/15/news/stupri_correttivi_per_lesbiche-8086384/

“Esplorando i reati omofobici in Gauteng, Sud Africa: questioni, impatto e risposte” (Centro per la psicologia applicata, Università del Sud Africa – in inglese)
http://www.avaaz.org/out_ucap_gauteng_study

“Sud Africa, emergenza stupri” (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_14/bambine_sudafrica_6d198d06-f1d4-11dc-869a-0003ba99c667.shtml

“Cercando di capire la salute degli uomini e la violenza: connessione fra lo stupro e l’HIV in Sud Africa” (Consiglio di ricerca medica – in inglese)
http://gender.care2share.wikispaces.net/file/view/MRC+SA+men+and+rape+ex+summary+june2009.pdf

“Prevenire lo stupro e la violenza in Sud Africa” (Consiglio di ricerca medica – in inglese)
http://www.mrc.ac.za/gender/prev_rapedd041209.pdf

Per il popolo giapponese.

12 mar

Tante sensazioni si mescolano nel cervello guardando le immagini della catastrofe giapponese: il video di quella piccola barca in balìa delle onde che, probabilmente, la risucchieranno in un vortice non può che provocare tristezza per tutte le persone a bordo; vedere il muro d‘acqua che avanza inesorabilmente verso la terra ferma e travolge ogni cosa, non può che suscitare angoscia e pena per gli effetti devastanti di quell’onda; assistere, al riparo, ai movimenti della Terra, alla natura che sprigiona tutta la sua immensa potenza senza controllo affascina noi, piccoli mortali impotenti, che rimaniamo incollati davanti alla televisione o al monitor del computer, ricordando che, in fondo, non siamo tanto diversi dai dinosauri. Ma un sentimento regna su tutti, almeno per quanto mi riguarda: il rispetto per il popolo giapponese, per la sua forza, la sua compostezza, il suo senso civico, la sua intelligenza, doti che lo hanno portato, negli anni, a realizzare costruzioni in grado di sopportare i movimenti della Terra e, quindi, a gestire gli effetti dei terremoti cercando di ridurre il più possibile il numero delle vittime e i danni economici, e lo aiuteranno a riprendersi e a migliorare nel futuro, pur nella consapevolezza che la Natura sarà sempre più forte dell’uomo.

Se una farfalla sbatte le ali a Tokyo, presumibilmente, provocherà una folata di vento in tutto il mondo.

Paese che vai, avvocato che trovi.

5 mar

Quando si parla di avvocati, non tutto il mondo è paese: li puoi trovare di tutti i gusti, di tutti i colori e di tutte le forme, molto dipende, naturalmente, dalla zona in cui si trovano ad operare. Per esempio, in un Paese situato nel sud-ovest asiatico, può capitare che un avvocato molto coraggioso, difensore di una donna condannata a morte per l’assassinio del coniuge e poi “graziata”, dopo averla difesa strenuamente e aver mosso tutti i mezzi a sua disposizione per salvarla, venga imprigionato, torturato e, forse, condannato a morte, per aver fatto il proprio dovere, e per aver osato contestare un sistema giudiziario non sempre limpido e non sempre indipendente da quello politico e religioso.

Invece, in un Paese dell’Europa meridionale in gran parte circondato dal mar Mediterraneo, pare si possano trovare degli avvocati con un unico cliente/assistito, rappresentante sia del potere economico che del potere politico, che li agevola nelle loro onerose attività, magari modificando direttamente le leggi che loro dovranno far valere in giudizio e rendendole più semplici e più consone ai suoi interessi, tutto solo per rendere il lavoro dell’avvocato meno faticoso. Non so se sia vero ma pare accada realmente, si possono incontrare clienti veramente generosi. Sempre in quel Paese, ma in una parte del territorio nazionale completamente circondata dal mare, accadono cose amene. Infatti, pare esistano degli avvocati che somigliano ai piccoli Rambo, sono duri dentro, veri temerari e non si nascondono davanti al pericolo, no, loro mostrano tutta la loro durezza, senza un briciolo di timidezza: sul “quotidiano più letto” dagli abitanti di quella parte del Paese di oggi, uno di questi tosti avvocati viene intervistato, con un servizio che occupa una pagina intera, in qualità di body builder, nientepopodimenoche, e per dimostrare che lui è un vero duro, uno che non racconta balle sui muscoli costruiti negli anni, si fa fotografare a petto nudo in una delle pose tipiche del body builder, meglio di Schwarzenegger e Stallone ai tempi d’oro. Uno spettacolo di avvocato. Certo, vedendo cotanta massa muscolare esibita alla pagina 7 del quotidiano uno potrebbe pensare che, forse, non è il genere di comportamento che rientra nel “decoro” richiesto agli avvocati ma, dico io, volete mettere il ritorno di immagine che avrà l’intera categoria maschia forense da un’intervista del genere? Nessuno oserà mai più pensare che sotto la toga ci sono solo muscoletti rattrappiti e culetti flaccidi per il troppo studio o per le ore buttate a sfogliare codici, no, sotto la toga, sotto il gessato, sotto il doppio petto, sotto il maglioncino color salmone (amici avvocati, togliete dal vostro armadio il maglione color salmone, vi prego, pliiiiis!) sotto l’abito grigio satinato del nonno, sotto il completo con il pantalone avvolgente sulla coscia (evitate, doppio vi prego, doppio pliiiis!) c’è tutto un groviglio di muscoli, pronto ad aggredire la controparte, e pure il giudice, se necessario. Certo, qualcuno potrebbe anche azzardare a dire che se l’avesse fatto una donna (farsi fotografare mezza nuda in tenuta da body builder) l’intero consiglio nazionale forense sarebbe insorto e mezzo Paese avrebbe gridato allo scandalo ma, com’è noto, l’esibizionismo maschile e femminile viene valutato in modo diverso. Quindi, cari amici, se vi capita di vedere un elicottero che sorvola sui vostri tribunali, non preoccupatevi, è solo l’avvocato Rambo che va in udienza.

E siccome voglio evitare ai più sensibili la visione di immagini forti, se volete vedere il mitico Nicolino e leggere una parte dell’articolo:

http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/215558

Viaggio nel mondo con il Sig. WordPress.

29 gen

Quando ho voglia di fare un giro per il mondo e magari non trovo i biglietti per andare in Sud Africa, a New York, in Messico, a Londra o a Parigi, prendo il jet del Sig. WordPress e viaggio tra i blog del mondo. In questo modo riesco, sebbene manchi un contatto umano diretto fatto di occhi, pelle, corde vocali, a sentire quella leggera “ebbrezza da conoscenza” che mi prende ogni volta che visito posti diversi da quello in cui vivo e incontro persone diverse da me per cultura o tradizioni. Naturalmente, il contatto umano diretto è più divertente ma, in mancanza del biglietto giusto, va bene anche così. Il viaggio con il jet di Mr. WordPress si svolge in modo molto semplice, basta andare nella pagina principale WordPress e cambiare la lingua: inglese, spagnolo, francese, tedesco, portoghese, e chi più è poliglotta più ne metta! Il risultato del viaggio è molto divertente, quando tra i blog più letti o i post più seguiti trovo, per esempio, quello di un padre e di una figlia che pubblicano le loro foto oppure l’immancabile blog dedicato alla cucina, o i numerosi post dedicati alle vicende egiziane, quelli dedicati ai viaggi (veri) alla politica, al senso della vita (addirittura!) e, ovviamente, quelli dedicati agli infiniti casi di onanismo mentale che, poi, è la causa primaria di apertura di un blog, ammettiamolo. Bene. Fin qui, il viaggio nel mondo. Poi, torno in Italia e, con grande divertimento, scopro che nel nostro Paese, tra i sei “post più popolari del giorno” ben tre sono dedicati a due programmi televisivi: Uomini e donne e Grande Fratello, programmi dove il massimo pensiero espresso, e comunicato con grande enfasi (cioè strillando come ossessi) può essere il classico “sei una baldracca” o una bestemmia e dove il massimo del divertimento può essere quello di vedere l’accoppiamento di due esseri umani in diretta, wow. E, alla fine del viaggio in Italia, capisco perché accettiamo, tra le varie amenità offerte, per esempio, dai nostri politici, che un Sottosegretario di Stato vada in televisione e comunichi con i cittadini (e li offenda) attraverso il suo dito medio o che i telegiornali diano come notizia fondamentale quella di un giocatore di pallacanestro finito dentro il canestro, perché, in parte, abbiamo quello che vogliamo e, in parte, dobbiamo ritrovare il coraggio di decidere, scegliere, reagire.

L’11 settembre del pettegolezzo.

29 nov

Dunque, il ministro Frattini aveva definito le rivelazioni di Wikileaks “l’11 settembre della diplomazia”, ancora prima di sapere ufficialmente in cosa consistessero quelle bombe giornalistiche lanciate sui grattacieli del mondo diplomatico. Il giovane hacker-giornalista Assange ci ha messo del suo, nascondendosi come una spia russa in tempo di guerra fredda; gli americani, durante un forte attacco di egocentrismo, hanno avvisato il mondo intero che le notizie conservate da Wikileaks, riguardanti le opinioni dei diplomatici ‘mmericani sul resto del mondo, avrebbero avuto un effetto bomba che più bomba non si può. Ieri, qualche giornale europeo ha riportato le scottanti rivelazioni top secret divulgate da WL, l’unico pensiero intelligente che mi è venuto in mente è stato “boh”. Berlusconi  definito “incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno”, un leader ”fisicamente e politicamente debole” le cui ”frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza” e ancora Berlusconi “sembra essere il portavoce di Putin in Europa“. Boh. Ma c’era bisogno di un dossier segreto per sapere che il Primo Ministro italiano somiglia ad un qualsiasi arzillo ospite di una casa di riposo? Più che l’11 settembre della diplomazia, la trovata di Wikileaks sembra una bomba di pettegolezzi che però, diciamocelo onestamente, anche il nostro Eva3000 più morigerato potrebbe superare, quanto a deflagrazione. Gheddafi si fa il botulino e gira con un’infermiera ucraina bionda (un’ucraina bionda? Ma va? Chi l’avrebbe mai detto?) che pare sia la sua amante (no? Ma davverodavvero?) una delle tante. KimJong-Il è un vecchio flaccido (e chi l’avrebbe mai pensato vedendo le sue immagini da giovane palestrato?). Boh. Dunque, o la diplomazia degli Stati Uniti legge troppi giornali scandalistici (e allora, dico io, metteteli a lavorare seriamente) o gli americani hanno voglia di nascondere quello che stanno realmente tramando alle spalle del mondo e regalano notizie inutili alla stampa, o Berlusconi è veramente un vanitoso con l’inclinazione alle feste ma questa, per noi, poveri italiani devoti, è una scoperta troppo dura da accettare, Silvio no, non può essere così, non può. Potremo mai riprenderci da tutto ciò? Boh.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/11/28/visualizza_new.html_1676199734.html

Nel nome di Maometto?

8 apr

Il profeta Maometto sposò Aisha, a quanto pare la preferita fra tutte le sue mogli, quando lei aveva all’incirca nove anni e lui più o meno cinquant’anni, cifra più cifra meno, oggi una relazione del genere nei Paesi civili non sarebbe possibile e l’uomo in questione sarebbe definito pedofilo ma erano altri tempi e, naturalmente, non scriverò che Maometto era un pedofilo. Però, dall’epoca in cui Maometto viveva e predicava è passato qualche anno, il genere umano ha modificato molti suoi comportamenti, per esempio non si sposta più con i cammelli, ha perfino cambiato idea su alcune tradizioni ma su quelle più becere no, su quelle ha mantenuto una coerenza ammirevole, forse perché quelle più becere lo fanno sentire potente, forte e ad alcuni uomini danno l’illusione di essere onnipotenti. La pedofilia istituzionalizzata è una di quelle tradizioni becere alle quali gli uomini, con il sostegno di molte donne e madri, non sanno proprio rinunciare, evidentemente, è troppo forte il piacere che si prova nel violentare brutalmente una bambina, per potersene privare. Eh, sì, e chissà quale piacere supremo si potrà mai provare nel provocarle “lesioni gravissime all’apparato genitale che hanno portato all’emorragia fatale”? Solo l’uomo, il novello “sposo”, yemenita che ha violentato e ucciso la propria piccola moglie di tredici anni può saperlo mentre lei non saprà mai cosa significa ricevere una carezza ed essere trattata con tenerezza, con amore e con rispetto, una bambina che, come i sessanta milioni di bambine nel mondo, ha provato sulla sua pelle il significato di una tradizione becera, una piccola donna che ha subito le conseguenze di concezioni del genere: “sposarsi con una bambina di nove anni è lecito, lo afferma il Corano. Maometto si è sposato con Aisha quando lei aveva sette anni e ha consumato il matrimonio quando ne ha compiuti nove”. Sessanta milioni di bambine violentate, sessanta milioni di donne infelici e altrettanti milioni di uomini autorizzati a procurare sofferenza e infelicità in nome di Maometto e del Corano. La mia parte politicamente scorretta, in questi casi, mi suggerisce solo una frase “al mio segnale, scatenate l’inferno” .

Per saperne di più:

www.adnkronos.it – Yemen, una sposa bambina di 13 anni muore tre giorni dopo il matrimonio;

Yemen, il “partito” delle donne si divide sulle spose bambine | l’Occidentale.

Gara di solidarietà.

17 gen
solidarietà

solidarietà

Che strano Paese, l’Italia. Fino a due giorni fa, i telegiornali trasmettevano immagini e parole di odio verso quegli extra-comunitari che vengono a rubarci il lavoro, immagini e parole che avevamo sentito raccontare da altri, appartenenti ad altre epoche storiche, altri uomini, da noi considerati incivili.  Oggi, gli stessi telegiornali ci raccontano la gara di solidarietà degli “italiani brava gente” che vogliono adottare i bambini orfani di Haiti, rimasti soli al mondo dopo il terribile terremoto. Fino a due giorni fa, dovevano tornarsene a casa, tutti: gli adulti che in Africa o in qualche altro angolo di mondo non propriamente ricco non propriamente in pace, avevano lasciato figli e mogli per venire a lavorare in Italia, tollerando condizioni di vita al limite della dignità umana; i bambini, arrivati da chissà quale posto nel mondo dove magari un terremoto, un’alluvione, una guerra, ha devastato le loro case e ucciso i loro genitori, e sfruttati nel nostro Paese come schiavi, ma praticamente invisibili quando si tratta di riconoscergli diritti e protezione.  Oggi, quei bambini, pure colorati, pure sporchi, pure extra-comunitari, possono venire qui, “io ho già tre figli ma un posto in più a tavola si può sempre aggiungere”, eh sì, signora mia, “rimanete collegati con il tg1 perchè il magistrato ci spiegherà come fare”, eh sì, forse come fare a conciliare fucili, bastoni, politici incapaci e solidarietà? Forse, peccato che abbia spento il televisore prima di scoprirlo.

(la vignetta l’ho presa qui )

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