Archivi delle etichette: libertà

La giornata dei lavoratori.

1 mag

Poco prima delle nove, vado a fare benzina, perché ieri il tour del Sulcis mi ha dimezzato la provvista e le tacchette verdi del piccolo genio sono diventate due, sembra quasi che con gli aumenti delle accise il serbatoio sia diventato una spugna, ma è solo una delle tante suggestioni psicologiche legate alla politica dell’austerity. Con sopresa, trovo aperto, ossia “servito”, il solito distributore dove mi diletto con il self-service perché ha costi decisamente inferiori rispetto alla media, pensavo di risparmiare invece guadagno una breve conversazione con il benzinaio che oggi lavora e, con tono rassegnato mi dice “la mattina, appena mi sveglio, la prima cosa che faccio, anziché dare un bacio a mia moglie, è controllare al computer se Eni ha modificato i prezzi”, questa confessione da un lato mi fa arrabbiare, perché è assurdo che le nostre vite dipendano dai capricci di pochi ricchi, dall’altra mi fa sorridere perché mi piace l’idea che un omone con i suoi anni sul groppone ancora dia un bacio alla moglie appena sveglio. Gli chiedo della simpatica storia dei bancomat e mi conferma che, siccome il Governo ha eliminato le commissioni per chi fa benzina pagando con il bancomat anche per importi bassi, le banche hanno disdettato i contratti e obbligano i gestori a versare comunque circa duemila euro per il “noleggio” dell’apparecchio. Ancora una volta, fatta la legge trovato il modo per eluderla, soprattutto da parte dei grossi gruppi economici e, naturalmente, a nostro discapito. Tant’è.  Saluto e mi dirigo verso il supermercato a comprare qualcosa di molle e appetibile per la gatta, vecchietta e malatuccia che però “mi deve mangiare” qualcosa, altrimenti i farmaci la buttano giù. Al supermercato, già affollato, trovo tre cassiere a lavoro, diversi dipendenti addetti alla sistemazione dei prodotti negli scaffali, reparto salumi aperto, con una commessa, macelleria aperta, con il macellaio sempre pimpante. Torno con le provviste, più tardi dovrò finire una relazione, per lavoro.
Il primo maggio si festeggia anche così, ringraziando per il lavoro, poco o molto che sia non importa ;-)

No, la maglia no.

23 apr

No, caro ultra che fingi di essere tifoso, la mia maglia non te la do e ti voglio spiegare il motivo, anche se il tuo piccolo cervello annebbiato forse non lo capirà: questa maglia, la mia maglia, era la protagonista dei miei sogni di bambino, era il pensiero più bello quando giocavo con i miei amici a pallone, e nessuno me l’ha regalata; questa maglia me la sono conquistata con fatica, allenamento, sudore, sacrifici, mi ha permesso di fare il lavoro che sognavo e se ancora la indosso è solo grazie a quel sudore e a quei sacrifici; questa maglia, la mia maglia, non te la do, perché il mio stipendio non giustifica la tua prepotenza nei miei confronti; questa maglia, non la tolgo solo per placare la tua frustrazione, perchè quando la indosso mi sento parte di un gruppo che, facendo il lavoro che più gli piace, riesce a divertire milioni di persone, milioni di bambini, di ragazzini, di adulti; questa maglia è la mia dignità, perché io sono ancora un uomo e non una macchina programmata per vincere; la mia maglia non te la do, perché nello sport si vince e si perde ma, in ogni circostanza, si mantiene la dignità; la maglia non la tolgo, nonostante la mia società preferisca trattare con te, che sei un violento, piuttosto che tutelare me e lo sport. No, la maglia non la tolgo, caro ultra, trova un altro modo per sentirti grande.

(l’immagine l’ho presa qui )

Delfini, uomini, e solidarietà tra esseri viventi.

9 mar

Qualche giorno fa, in una spiaggia del Brasile, a 170 chilometri da Rio de Janeiro, un gruppo di mammiferi a due zampe dotati di costume salva un gruppo di trenta mammiferi dotati di pinna, spiaggiati per cause ancora sconosciute. Il video racconta tutto e non c’è bisogno che aggiunga troppe parole. Applauso e standing ovation!

Una Rossella qualunque.

29 nov

Rossella Urru , di Samugheo, è una cooperante del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli in Algeria e circa un mese fa è stata rapita proprio in Algeria, da chi non si sa ancora bene. Come viene spiegato qui, il Comitato si occupa di aiuti umanitari, riabilitazione, sviluppo, ricerca applicata in 30 Paesi africani, latino americani, mediorientali, asiatici, dell’est europeo, insomma, si preoccupa di aiutare alcuni Paesi a crescere, e contribuisce a migliorare il dialogo tra gli abitanti del mondo, lo fa in modo pacifico. Non conosco i motivi che hanno spinto Rossella Urru a intraprendere quella strada, possono essere più o meno nobili, sono affari suoi, ma si tratta di una cittadina italiana che si impegna in qualcosa in cui crede e, forse, fa qualcosa di buono anche per l’Italia. Eppure, sul rapimento di Rossella, nel resto d’Italia, tutto tace, nessuna fiaccolata, nessun appello, nessun servizio al tg1, neanche due parole sui giornali, niente, a parte le iniziative provenienti dalla sua terra, la Sardegna, situata ai confini dell’impero. Mi è impossibile non pensare che quando i rapitori siamo noi, noi sardi, i riflettori si accendono su questa terra come se fosse uno stadio di calcio, mentre quando ad essere vittima di un rapimento è una Rossella qualunque di Samugheo, le lampadine costano sempre troppo.

Quando volete, la porta è aperta.

17 ott

È bastata una manifestazione, una massa di popolo più numerosa del solito e più indignata del solito, a far perdere la bussola, se mai ce l’hanno avuta, ai nostri politici che, finalmente, tutti insieme, governo, opposizione, malpancisti, malmostosi, responsabili, irresponsabili tutti, hanno trovato un punto comune dal quale iniziare per far ripartire il Paese: la legge Reale. Hanno buttato nel comodo sanitario di ceramica bianca che arreda i nostri bagni la crisi economica, hanno tirato l’acqua e squash, è venuto a galla il vero problema dell’Italia: l’ordine pubblico, il caro, vecchio, sempreverde ordine pubblico, ottimo per distogliere l’attenzione dai problemi reali e per tappare la bocca a chiunque. Chiunque ragioni, ovviamente. Dopo i fatti di Roma, dove un gruppo di teppistelli durante una manifestazione pacifica è riuscito tranquillamente a devastare le vie della città, e a nessuno è venuto in mente di bloccarli, a nessuno viene nemmeno in mente di ascoltare le ragioni dei manifestanti pacifici ma arrabbiati, o meglio, a tutti fa comodo non ascoltarle e pensare ai teppisti. E sì, perché per  un Paese che ha avuto a che fare con BR, fascisti di ogni tipo, picchiatori di ogni specie, e che, ogni giorno, ha a che fare con mafia, ‘ndrangheta, camorra, è difficile fermare un gruppo di teppisti durante una manifestazione che si svolge alla luce del sole, è DIFFICILISSIMO, perciò va rivista la legge sull’ordine pubblico, anzi, secondo Di Pietro va proprio rispolverata la legge Reale (mai abrogata) abbondantemente utilizzata negli anni più bui della nostra storia moderna, quelli del terrorismo, gli “anni di piombo”, quando il piombo veniva servito con l’insalata e con gli spaghetti.  Oggi, però, non siamo negli anni di piombo, e  con il ritorno a vecchi metodi da regime la tentazione di ribellarsi diventerebbe ancora più forte, con conseguenze imprevedibili. Noi non lo vogliamo, vogliamo solo che aprano la porta e tornino a casa loro, in tempi brevi, perchè è arrivato il momento.

http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Reale

http://www.repubblica.it/politica/2011/10/17/news/legge_reale-23365034/

http://mediterranews.org/2011/10/di-pietro-legge-reale-ecco-cosa-e-come-si-applica-e-di-destra-o-di-centrosinistra/

Big Broogle is watching you.

9 set

Il Grande FratelloGoogle ti guarda, ci guarda, mi guarda! Me ne sono accorta solo recentemente, per caso, mentre leggevo delle e-mail e mi sono resa conto che i messaggi pubblicitari, quelli che appaiono sul lato destro dello schermo, cambiavano di volta in volta, a seconda del contenuto delle e-mail. Non che il sistema sia particolarmente duttile o intelligente,  per esempio, mi sono ritrovata una bella pubblicità su Enrique Iglesias, poi ho capito che nella e-mail veniva nominata Iglesias, che non è parente di Julio ma una piccola Provincia della Sardegna (per l’esattezza Carbonia-Iglesias, due paesoni uniti per creare una Porvincia, una di quelle che si spera vengano eliminate in tempi brevi).  Se, invece, vengono nominati bambini, bimbi, infanti,  appaiono annunci, talvolta ovvi come “vuoi lavorare in asilo”, altri meno ovvi come “benessere a 4 stelle in Alto Adige” (forse perché in montagna ci vanno le famiglie in vacanza? E gli altri non ci vanno???) o come “prestiti Inpdap 70.000” (eh, d’altra parte, per sfamare i bambini, e andare in vacanza in Alto Adige, un dipendente pubblico, dovrà prendersi pure un prestito, poveretto, con quello stipendio fisso ogni mese, eh sì, peccato che io non sia un dipendente pubblico ma solo la factotum di un Monte!). E poi, ci sono i misteri della comunicazione, le affascinanti, insondabili, inspiegabili, tattiche del marketing: dunque, io so che ci sono degli studi intelligenti dietro queste campagne di spam “su misura” ma, se in una e-mail si parla delle “spese di giustizia”, per quale motivo il sistema mi vuole convincere a trovare un “Hosting Joomla” se non ho nemmeno idea di cosa sia? O mi vuole far visitare InfoTecna ITCubeWEb o gli Specialisti in Zimbra Open? E perché, dopo Zimbra Open dovrei cercare informazioni su un Taglio scalato, Taglio Laser o un Consiglio Comunale? Ma che cavolo è Zimbra Open?? Broogle, non è che hai bisogno di una factotum pure tu?

Eliminiamo il porcellum.

3 set

Dunque, come tutti sappiamo, l’attuale legge elettorale prevede un sistema di elezione dei nostri rappresentanti in Parlamento totalmente slegato dalla nostra volontà di cittadini liberi e capaci di usare il cervello: grazie alle “liste bloccate”, noi possiamo solo votare una lista, senza possibilità di indicare alcuna preferenza e, quindi, senza la possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento, poiché la scelta è totalmente affidata ai partiti e, perciò, dipende dalle loro preferenze, dai loro interessi, e dalle loro convenienze. In pratica, è una pugnalata, l’ennesima, alla nostra democrazia. Non a caso, il suo principale relatore, l’on. Calderoli, l’aveva definita una porcata, e noi la porcata, dal 2005 fino ad oggi ce la siamo tenuta. Però, siccome fatti non fummo a viver come porci (senza offesa per i poveri porci)  è arrivato il momento di sbarazzarcene definitivamente e riprenderci in mano almeno il diritto di scegliere chi andrà a rappresentarci in Parlamento (che poi, tanto per ricordarcelo, è colui che contribuirà a fare le leggi, ad approvarle, a scegliere cosa sarà meglio per noi). Per tornare, in parte, un Paese normale, l’unica cosa che possiamo fare è muoverci in prima persona, come abbiamo fatto per il nucleare e per l’acqua, perché “loro” non cambieranno mai una legge che gli permette di continuare a gestirsi bellamente gli affari propri, alla faccia nostra. Italia dei Valori raccoglie le firme per indire un referendum fondamentale per cancellare l’attuale legge elettorale:

Firma e riprenditi la democrazia!

Una firma per cancellare la legge elettorale che ha rubato ai cittadini il diritto di scegliere chi dovrà rappresentarli. Oggi, in Italia, gli elettori non possono decidere chi mandare in Parlamento. Le scelte sono lasciate ai partiti, che premiano così i più fedeli e obbedienti. Certo non i più capaci.
Vogliamo cancellare questa legge:
• Perché nega il vincolo tra il parlamentare ed i cittadini, primi interpreti
dei problemi reali del territorio: gli eletti non sono scelti dal
popolo.
• Perché regala un premio di maggioranza anche a chi la maggioranza
non ce l’ha: altro che democrazia!

Per questo il suo stesso ideatore l’ha definita “una porcata”. Per questo tutti la chiamano “porcellum”. La Casta non cancellerà mai una legge che la rende onnipotente. Lo devono fare i cittadini con il referendum. Cancelliamo “la porcata”. Potremo così tornare a un voto in cui il popolo scelga davvero i propri rappresentanti in Parlamento ed il governo del Paese.

Nel sito di IDV trovate tutte informazioni, anche sui gazebo.

Divulgate!!!

Sapessi quanto costa uno schiaffo a Stoccolma.

2 set

La mia educazione infantile, fortunatamente, non ha previsto l’uso di punizioni corporali, niente schiaffi in pieno viso, niente ceci sulle ginocchia o simili. Solo una volta capitò un episodio spiacevole e ancora lo ricordo, non tanto per il dolore, perché comunque non si trattò di una cosa particolarmente violenta, quanto per l’offesa e ricordo che pensai soltanto “ma come si permette? Non può sgridarmi e basta?”, no, evidentemente, non poteva. Purtroppo, non tutti hanno avuto la mia fortuna ed è da quando ho memoria che sento storie di bambini educati con particolare severità, durezza, rigore, diciamo pure violenza, che è il termine più adatto, sono storie di circa sessant’anni fa, quando l’infanzia era lieta solo fino ai cinque anni di vita, poi diventava infanzia livida. Ogni volta, quei racconti mi facevano e mi fanno venire in mente la stessa domanda “ma come si permette?”, i bambini hanno una dignità pari a quella degli adulti e va rispettata, da chiunque, da chi li ha generati, da chi li educa, da chi si prende cura di loro, nessuno può permettersi di umiliarli con la violenza. Ecco perché ho appreso con soddisfazione (e con ritardo, lo ammetto..) che 25 Paesi vietano le punizioni corporali fuori e dentro le mura domestiche: il primo Stato ad avviare il cambiamento è stato la Svezia nel 1979, seguita da Finlandia (1983), Norvegia (1987), Austria (1989), Cipro (1994), Danimarca (1997), Lettonia (1998), Croazia (1999), Bulgaria (2000), Israele (2000), Germania (2000), Islanda (2004), Ucraina (2004), Romania (2004), Ungheria (2005), Grecia (2006), Paesi Bassi (2007), Nuova Zelanda (2007), Portogallo (2007), Uruguay (2007), Venezuela (2007), Spagna (2007), Costarica (2008) e Moldavia (2008). L’Italia non è nell’elenco, non ancora. Come me, neanche il papà italiano in vacanza a Stoccolma con la famiglia, era informato sulla legislazione svedese in materia di maltrattamenti sui minori e ha pensato bene di dare uno schiaffo al proprio figlio dodicenne per strada, davanti a persone meglio informate che hanno chiamato la polizia: «C’erano lì vicino due persone di nazionalità libica, hanno chiamato la polizia che erano nella zona e certo la mancanza reciproca di conoscenza della lingua ha fatto il resto, ma tutto questo, avendo anche sentito i testimoni italiani dell’accaduto, sembra davvero assurdo, esagerato». Non c’è bisogno di essere poliglotti per riconoscere uno schiaffo e il papà rimarrà in Svezia ad attendere il processo.

Dal sito di Save the Children:

Il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia definisce le punizioni corporali come “qualsiasi punizione per la quale viene utilizzata la forza fisica, allo scopo di infliggere un certo livello di dolore o di afflizione, non importa quanto lieve. Nella maggior parte dei casi consiste nel colpire (“picchiare”, “schiaffeggiare”, “sculacciare”) i bambini, utilizzando la mano o un utensile – frusta, bastone, cintura, scarpa, cucchiaio di legno, ecc. Può però anche consistere, per esempio, nel dare calci, scossoni, spintoni al bambino, oppure graffiarlo, pizzicarlo, morderlo, tirargli i capelli o le orecchie, obbligarlo a restare in posizioni scomode, provocargli bruciature, ustioni o costringerlo con la forza ad ingerire qualcosa (per esempio, sciacquargli la bocca con il sapone o fargli inghiottire spezie piccanti). Il Comitato ONU ritiene che la punizione corporale sia in ogni caso degradante, e che altre forme di punizioni non fisiche siano ugualmente crudeli e degradanti e pertanto incompatibili con le disposizioni della Convenzione. Tra queste figurano, per esempio, le punizioni che mirano a denigrare il bambino, umiliarlo, sminuirlo, disprezzarlo, farlo diventare un capro espiatorio, minacciarlo, spaventarlo o schernirlo.

Fermiamo la censura della Rete!

30 giu

I risultati degli ultimi referendum, così come delle ultime elezioni amministrative, sono stati possibili soprattutto grazie alla straordinaria mobilitazione di noi cittadini attraverso internet, con la costante diffusione di informazioni, dati, riflessioni, ognuno di noi, come una piccola ape laboriosa, ha impollinato la Rete con piccole gocce di senso civico che, alla fine, si sono trasformate in un bellissimo mare. Noi lo sappiamo ma lo sanno anche Loro, ecco perché vogliono limitare la libertà d’espressione sul web, e lo vogliono fare in modo subdolo e silenzioso, come accade nelle peggiori democrazie deviate: L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni con la Delibera 668/2010 del dicembre 2010 ha posto in consultazione un testo che mira ad introdurre un meccanismo che le consentirà di inibire completamente l’accessibilità ai siti posti fuori dal territorio italiano e di rimuovere contenuti sospettati di violare il diritto d’autore in modo automatico e prescindendo da qualsiasi requisito di colpevolezza accertato dell’Autorità giudiziaria. Ora, quel testo è pronto per essere approvato, presumibilmente il 6 luglio prossimo, fermiamoli cn ogni mezzo, diffondiamo la notizia, impolliniamo nuovamente la Rete con ogni mezzo, perché altrimenti Loro continueranno a decidere sulle nostre teste.

Nel sito  http://sitononraggiungibile.e-policy.it/ potete firmare la petizione, promossa da diverse associazioni, tra le quali Adiconsum, Altroconsumo, Assonet, Assoprovider, con la quale si chiede una moratoria sulla nuova regolamentazione del diritto d’autore, fino a quando il Parlamento non sarà in grado di studiare e adottare una legge al riguardo.

Qui sotto vi propongo alcune delle FAQ dello stesso sito, utili per capire in cosa consiste la censura e quali conseguenze potrebbe avere per tutti noi:

Cosa c’è da sapere sulla Delibera 668/2010 dell’AGCOM e il diritto d’autore:
A chi si applica, come ci si può difendere, cosa succede per i siti esteri.

1) L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha emanato il 17 dicembre 2010 la delibera n 668 2010 CONS  denominata    LINEAMENTI DI PROVVEDIMENTO CONCERNENTE L’ESERCIZIO DELLE COMPETENZE DELL’AUTORITA NELL’ATTIVITA’ DI TUTELA DEL DIRITTO D’AUTORE SULLE RETI DI  COMUNICAZIONE ELETTRONICA,  che affronta le competenze  della stessa autorità nel perseguimento delle violazioni del diritto d’autore  nel settore della tv, di internet e delle telecomunicazioni

2) La delibera, prevede un sistema di cancellazione e di inibizione di siti internet  sospettati di violare il diritto d’autore

3) In particolare i punti dal 3.5 a punto 3.5.4 della delibera istituiscono un  procedimento in quattro punti che può terminare con la cancellazione dei contenuti da parte della stessa Autorità o dell’inibizione su ordine dell’Autorità di  un determinato sito.

4) Ci sono 60 giorni a partire dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Delibera per formulare osservazioni alla stessa autorità.

1) A chi si applica il provvedimento previsto dall’AGCOM.

A tutti i siti, i portali, i blog,  gli strumenti di condivisione di file in rete, le banche dati, i siti privati che siano sospettati di contenere anche un solo file in grado di  violare il diritto d’autore.

Lo dice espressamente l’art 2.1 della delibera secondo cui  “l’Autorità ritiene quindi che rientrino nella sua attività di vigilanza ai sensi dell’art. 182 bis le violazioni del diritto d’autore perpetrate attraverso l’attività di diffusione radiotelevisiva, nonché attraverso le reti degli operatori di telecomunicazione, e che ad essa perciò competano le azioni di tutela del diritto d’autore sui contenuti immessi nelle reti di comunicazione elettronica (tv, reti di tlc e internet).

E l’art 2.2 prevede che “  L’Autorità, in quanto autorità amministrativa “dotata di poteri di vigilanza”, ritiene pertanto di essere legittimata ad intervenire, in un tempo ragionevole, nei riguardi dei gestori dei siti internet sui quali dovessero essere ospitati contenuti digitali coperti da copyright, senza l’autorizzazione del titolare.”

Non vi è alcuna differenza se il sito o il portale è privato o pubblico o esercita la propria attività per fini di lucro, o sia un sito amatoriale o un blog personale.

In tutti i casi quindi di “uploading” di contenuti su internet, su qualsiasi piattaforma, anche di condivisione, l’Autorità, in caso di sospetta violazione,  potrà operare il procedimento di cancellazione o di inibizione mediante il blocco dell’indirizzo IP o del Domain Name Systems.

2) Il fatto di gestire un sito privato  o un blog senza alcun fine di lucro è condizione per evitare la cancellazione da parte dell’Autorità in caso di sospetta violazione del diritto d’autore?

No.

Mentre infatti il decreto legislativo 15 marzo 2010 n. 44 (cd. decreto Romani) aveva espressamente escluso dal campo di applicazione delle norme di vigilanza ( e quindi dalle competenze dell’AGCOM in tema di cancellazione) i siti privati o i siti di distribuzione di contenuti audiovisivi per fini di scambio, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni si è attribuita la competenza a decidere anche sui  siti privati.

L’Autorità afferma espressamente al punto 2.3 della delibera:  “La competenza dell’Autorità in materia di copyright non sembra soffrire sensibili limitazioni dall’esclusione operata dall’art. 2, comma 1, lettera a) ( del decreto Romani n.d.r.)  per i “i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da privati ai fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità d’interesse”.

3) Quali tipi di violazioni faranno scattare il provvedimento di cancellazione da parte dell’Autorità?

Tutte le  sospette violazioni previste dal diritto d’autore effettuate tramite siti italiani o esteri.
Quindi non solo il caricamento di video cinematografici o musicali ma tutte le sospette violazioni potranno essere soggette al procedimento di cancellazione o di inibizione.

Per comprendere quali contenuti digitali siano soggetti al provvedimento di cancellazione bisogna sapere quali opere siano protette ai sensi degli articoli 1 e 2 della  Legge sul diritto d’autore, la legge 633/1941.

Quindi l’Autorità avrà il potere di sottoporre a cancellazione o di inibire l’accesso ai siti che siano semplicemente sospettati di contenere ad esempio:

1) Contenuti giornalistici espressamente riservati che vengono
riprodotti da fonti successive senza autorizzazione
2) Contenuti giornalistici anche non riservati che non vengono ripresi integralmente da altre testate o giornali ma da siti privati (es blog)
3) Fotografie “artistiche” o video inseriti in siti, portali o blog
4) Contenuti caricati da utenti su piattaforme di condivisione di siti privati
5) Software liberi o meno che contengano componenti ( diverse dalle idee alla base dei programmi )  sospettate di violazione di diritti di autore
6) Banche dati on line pubbliche o private  contenenti almeno un file sospetto  per il quale non è stata rilasciata l’autorizzazione da parte del titolare
7) Fotografie o video amatoriali caricati nelle piattaforme UGC
contenenti un sottofondo musicale
8 – Video caricati dalle web tv

4) L’utente sospettato quanto tempo avrà per cancellare i file sospetti?

Il titolare del sito dovrà cancellare i file sospetti ( senza alcuna verifica sulla legittimità o meno del contenuto) nel giro di 48 ore, dopodiché avrà 5 giorni di tempo per difendersi davanti l’AGCOM. Questi sia in caso di siti italiani sia in caso di siti esteri. Dopo i 5 giorni i contenuti saranno cancellati dall’Autorità o inibiti dai provider su ordine dell’Autorità.

5) L’utente potrà dimostrare in qualche modo di avere la legittimazione a poter inserire quel file o si potrà difendere in qualche modo sostenendo di non avere colpe?

No.

L’Autorità infatti non prevede, a regime, alcuna indagine su una possibile colpa di colui che ha inserito il file.
Il sistema di cancellazione o di inibizione del sito  funzionerà in maniera del tutto autonoma senza alcuna verifica della posizione di colui che ha inserito il file.

Al punto 3.5.4. infatti l’Autorità dice espressamente “L’Autorità ritiene che dopo un iniziale periodo di rodaggio la procedura qui tracciata possa operare in maniera pressoché automatica sulla base dello schema:

segnalazione – verifica – eventuale provvedimento inibitorio essendo fondata su un accertamento della violazione della normativa a protezione del diritto d’autore di tipo puramente oggettivo, che prescinde dalla valutazione di ipotetici elementi soggettivi associati al dolo o alla colpa. Come detto, è sufficiente infatti la verifica della presenza – non autorizzata- su un sito di contenuti protetti da copyright a legittimare l’attivazione delle iniziative di garanzia da parte dell’Autorità nell’ambito della finalità di prevenzione attribuita alla sua azione, in via generale, dal già citato art. 182 bis della legge 22 aprile 1941 n. 633.

6) E per i siti  provenienti dall’estero?
I siti provenienti dall’estero sospettati di contenere anche un solo file che viola il diritto d’autore sono parificati ai siti illeciti italiani, senza alcuna ulteriore specificazione, e possono essere al termine della procedura inibiti a livello IP o di nome di dominio.
Il solo fatto di avere i server all’estero e di essere sospettati di aver violato la legge sul diritto d’autore comporterà la “scomparsa” del collegamento a quel sito da parte dell’utente italiano.
In linea teorica anche siti del tutto leciti saranno soggetti all’inibizione o i siti informativi esteri quali testate o giornali sospettate di non aver chiesto l’autorizzazione ai titolari dei diritti.

I siti privati di soggetti che hanno server dislocati al di fuori del nostro paese e che contengono anche un solo file sospettato di violare il diritto d’autore quindi sono parificati come trattamento ai siti pedofili e di gioco d’azzardo e cosi le testate che non abbiamo assolto gli obblighi di versamento delle somme ai titolari  del diritto d’autore

7) L’utente potrà rivolgerci a un giudice per evitare la cancellazione dei contenuti dal suo sito?

No.

L’intera procedura di cancellazione e di inibizione prevista dal punto 3.5 della delibera  è gestita dall’AGCOM, su ricorso dei privati o delle organizzazioni di tutela dei diritti d’autore e si conclude in 5 giorni, senza alcuna forma di consultazione o di interazione con l’Autorità giudiziaria.

Non ci sono indagini compiute dalla polizia giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale .
Non vi è nemmeno un passaggio dell’intera procedura all’interno del quale venga coinvolto un magistrato.
Non vi sono forme di appello all’autorità giudiziaria.

Tutto ciò nonostante le fattispecie previste dall’AGCOM siano invece già previste come sanzioni penali e civili dalle leggi italiane e soggette come da Costituzione alla verifica da parte di un Giudice.

8 – L’autorità per le garanzie nelle comunicazioni  può giudicare dei nostri diritti secondo la nostra Costituzione.

No.

L’autorità per le garanzie nelle comunicazioni non è un giudice e non può esercitare funzioni giudiziarie attribuite solo alla Magistratura dalla nostra Costituzione.

Diventa ciò che sei.

18 giu

Un sabato qualunque, ore 10.40. Dovrei essere ad un convegno, per l’esattezza al “Convegno Internazionale di Tromboni Nazionali ed Internazionali” e, invece, sono qui, io e le mie unghie smaltate di blu che si intonano al cielo e al mare e si mescolano con la sabbia, con le alghe, con la salsedine. Dovrei sentirmi in colpa, invece, mi sento come una bimbetta che ha marinato la scuola, come un cagnolino impertinente che annusa il tronco di un grosso albero, solleva la zampetta e fa pipì, alla faccia del mondo. Dovrei essere lì, ad “aggiornarmi” e a migliorare i rapporti di colleganza e, invece, sono qui, a curarmi e a ritrovare l’amico pakistano che vende gioielli, gli amici cormorani guardiani del solito scoglio, il bimbetto che rispetto all’anno scorso è un po’ più alto, la giraffa che somiglia sempre più a sé stessa. Plin, plin.

 

Il titolo l’ho preso in prestito da questo signore.

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