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La giornata dei lavoratori.

1 mag

Poco prima delle nove, vado a fare benzina, perché ieri il tour del Sulcis mi ha dimezzato la provvista e le tacchette verdi del piccolo genio sono diventate due, sembra quasi che con gli aumenti delle accise il serbatoio sia diventato una spugna, ma è solo una delle tante suggestioni psicologiche legate alla politica dell’austerity. Con sopresa, trovo aperto, ossia “servito”, il solito distributore dove mi diletto con il self-service perché ha costi decisamente inferiori rispetto alla media, pensavo di risparmiare invece guadagno una breve conversazione con il benzinaio che oggi lavora e, con tono rassegnato mi dice “la mattina, appena mi sveglio, la prima cosa che faccio, anziché dare un bacio a mia moglie, è controllare al computer se Eni ha modificato i prezzi”, questa confessione da un lato mi fa arrabbiare, perché è assurdo che le nostre vite dipendano dai capricci di pochi ricchi, dall’altra mi fa sorridere perché mi piace l’idea che un omone con i suoi anni sul groppone ancora dia un bacio alla moglie appena sveglio. Gli chiedo della simpatica storia dei bancomat e mi conferma che, siccome il Governo ha eliminato le commissioni per chi fa benzina pagando con il bancomat anche per importi bassi, le banche hanno disdettato i contratti e obbligano i gestori a versare comunque circa duemila euro per il “noleggio” dell’apparecchio. Ancora una volta, fatta la legge trovato il modo per eluderla, soprattutto da parte dei grossi gruppi economici e, naturalmente, a nostro discapito. Tant’è.  Saluto e mi dirigo verso il supermercato a comprare qualcosa di molle e appetibile per la gatta, vecchietta e malatuccia che però “mi deve mangiare” qualcosa, altrimenti i farmaci la buttano giù. Al supermercato, già affollato, trovo tre cassiere a lavoro, diversi dipendenti addetti alla sistemazione dei prodotti negli scaffali, reparto salumi aperto, con una commessa, macelleria aperta, con il macellaio sempre pimpante. Torno con le provviste, più tardi dovrò finire una relazione, per lavoro.
Il primo maggio si festeggia anche così, ringraziando per il lavoro, poco o molto che sia non importa ;-)

Pane al pane, sfigato allo sfigato, rozzo al rozzo.

2 apr

Li chiamano esodati, e sembra quasi il nome di un popolo biblico (“qui un tempo, vissero gli esodati, ma vissero anche qui, qui e qui, dopo il grande esodo al quale li costrinse la genìa dei professoridi, noti per la soave ferocia e per la tecnica di eliminazione della specie con metodi definiti da essi stessi “rozzi” e, talvolta, narra la leggenda, pure grossolani, tale altra pure “a vanvera” o, come direbbe Ringrazio Deledda, “ad membrum segugi“) in realtà, se i prof. non si chiariscono le idee in tempi ragionevoli magari provando a fare un tuffo nella realtà dei cittadini-studenti, sono semplicemente sfigati, per usare un termine tanto caro ad uno degli appartenenti al variegato club del Ministro Fornero. Gli esodati, che non sono un antico popolo mediorientale, sono i dipendenti che hanno accettato di interrompere il proprio rapporto di lavoro l’anno scorso, convinti di andare in pensione con le leggi vigenti al 31 dicembre scorso e fregati, pure loro, dalla riforma c.d. “Meglio affamati che greci”, la pensione la vedranno con un telescopio mentre guardano la costellazione dell’orca assassina in una sera d’estate. Perciò, niente stipendio, niente ammortizzatori sociali, zero pensione, bollette aumentate, benzina quadruplicata, affitti alle stelle, ma almeno non fanno un lavoro monotono e, almeno, non sono greci, infatti, come dice il nostro Primo Ministro, per uscire dalla crisi creata dalle banche si stanno applicando metodi un po’ rozzi ma sempre meglio che finire come la Grecia.  Ma gli esodati sono solo una rappresentanza degli italiani immolati sull’altare dello spread, sacrificati per colpe non proprie. In Italia, come in Grecia, la gente si toglie la vita perché non ha un lavoro, perché lo perde, perché non riesce a pagare i dipendenti, i debiti, le bollette, e oggi lo fa più che mai, ed è sempre più evidente e frustrante il divario tra quelle situazioni disperate e quelle di parlamentari, ministri, dirigenti pubblici, manager della pubblica amministrazione che non hanno visto nemmeno minimamente sfiorate le proprie indecenti posizioni di privilegio. Una democrazia nella quale i cittadini sono vessati e la classe dirigente, responsabile ma mai colpevole per le scelte scriteriate fatte, gode di privilegi sproporzionati rispetto al servizio che svolge somiglia tanto alle dittature della tenda berbera, quelle buttate giù nei mesi scorsi ma io vorrei vivere in Italia non in Libia.

Primo maggio affollato.

1 mag

Primo maggio, gli italiani scelgono la gita fuori porta, gli italiani festeggiano, gli italiani scendono in piazza per la festa dei lavoratori dal 1892, i sardi italiani dal 1657 vanno in processione per celebrare sant’Efisio, gli italiani oggi per la prima volta vanno in piazza per la beatificazione di papa Wojtyla e mi chiedo per quale motivo la Chiesa abbia scelto un data così laicamente significativa per celebrare uno dei suoi uomini più amati, mobilitando Istituzioni e lavoratori che sono anche “fedeli”, lasciando sicuramente in ombra la giornata dedicata al lavoro, quello che nobilita l’uomo, ci sarà senz’altro un ottimo motivo. Un giorno decisamente affollato. Anche i miei gatti scelgono le piazze, per l’esattezza una scatola a due piazze, e un po’ li invidio. Buon primo maggio a tutti.

Caro Presidente Silvio I.

29 mar

Caro Presidente Silvio I,

ho appreso con grande costernazione dei suoi problemi con la macchina della giustizia italiana e mi sento in dovere di consolarla: pensi che nel Paese da lei governato, l’Italia (le ricordo il nome, nel caso l’avesse dimenticato, sa, troppe cose per la testa) ci sono migliaia di persone nella sua stessa condizione, alcune centinaia di cittadini si ritrovano, per esempio, davanti al giudice del lavoro, a chiedere indietro il lavoro che avevano un tempo, con la retribuzione che avevano un tempo ma, probabilmente, lo vedranno solo nei sogni. Sempre nell’Italia da lei governata, caro Presidente, ci sono dei cittadini che, non avendo più un lavoro sufficientemente redditizio, non hanno più la possibilità di pagare gli interessi moratori al limite dell’usura imposti dalle banche e, per tale motivo, sono costretti a muoversi, proprio come lei, tra gli ingranaggi perversi della macchina della giustizia. In quello stesso Paese, glielo dico per consolarla della sua triste situazione, in una piccola isola sperduta nel mare, pare ci sia un’emergenza “fame-salute-sicurezza” dovuta agli sbarchi di migliaia di clandestini, profughi e non, dovuti in gran parte ad una situazione incresciosa a qualche chilometro di distanza dal suddetto Paese, situazione che alcuni si ostinano a chiamare guerra, nella quale siamo coinvolti direttamente. Se la cosa può esserle di consolazione, anche gli abitanti dell’isoletta in mezzo al mare rischiano di avere a che fare con i p.m., nel caso iniziassero a reagire in modo inopportuno alla situazione di emergenza, così come, per esempio, rischiano lo stesso inconveniente i terremotati, sa quelli che amano vivere negli alberghi e nelle casette prefabbricate piuttosto che a casa propria? Proprio quelli. Qualche problemino similare ce l’hanno, poi, alcuni consigli comunali dell’Italia da lei governata, sciolti per mafia. I pessimisti dicono che tutti questi rapporti con la giustizia siano legati ad un fenomeno chiamato crisi economica, o qualcosa del genere ma, caro Presidente, non la voglio angustiare con questi tristi pensieri, non pensi a governare un Paese così indisciplinato e sfigato, si distragga e si consoli come può, magari sognando di raddoppiare il suo reddito nel giro di un anno, da venti milioni di euro a oltre 40milioni, ed avere così i soldi per pagare avvocati e bungabunguers a vita, non è facile, lo so, ma vedrà che quei venti milioni di euro prima o poi si trasformeranno in realtà.

Cordialmente

Giraffa

P.S. Presidente, poi, mi raccomando, non pensi nemmeno al plutonio giapponese, all’acqua e all’aria radioattive, al nucleo che si fonde, alla gente che ha paura, non si preoccupi, sogni il raddoppio e tutto svanirà.


Tutto qui:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/03/26/visualizza_new.html_1531179074.html;

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/03/28/visualizza_new.html_1530344926.html

La scrivania giusta.

23 dic

Dedicato a chi cerca la scrivania giusta:

Ora et labora.

3 set

”Certamente, ricordando la mia giovinezza – aggiunge il Pontefice – so che stabilita’ e sicurezza non sono le questioni che occupano di piu’ la mente dei giovani. Si’, la domanda del posto di lavoro e con cio’ quella di avere un terreno sicuro sotto i piedi e’ un problema grande e pressante, ma allo stesso tempo la gioventu’ rimane comunque l’eta’ in cui si e’ alla ricerca della vita piu’ grande. Se penso ai miei anni di allora: semplicemente non volevamo perderci nella normalita’ della vita borghese”. ”Volevamo – prosegue Ratzinger – cio’ che e’ grande, nuovo. Volevamo trovare la vita stessa nella sua vastita’ e bellezza”. Devo dire che a molti di quei giovani che non volevano perdersi nella normalità della vita borghese è andata piuttosto bene: per esempio, nello Stato italiano è in vigore una legge (la n. 222/1985) che disciplina un sistema definito dagli studiosi della materia come “originale”, poiché assicura ad una categoria di persone cittadine di un altro Stato (quello della Città del Vaticano) un trattamento assai generoso consistente in un congruo e dignitoso sostentamento per l’attività svolta, si tratta degli appartenenti al clero cattolico che svolgono servizio in favore delle diocesi. Nello stesso Stato italiano non è prevista una legge che garantisca un trattamento simile ai propri cittadini che, volendo trovare la vita e la vastità senza perdersi nella normalità della vita borghese, svolgano, per esempio, attività di volontariato e, in alcuni casi non è previsto un congruo sostentamento nemmeno quando prestano attività lavorativa. Si sa, l’Italia è un Paese molto generoso.

Gelmina e i diritti civili.

1 mag

Dunque, il fatto che una abbia avuto una settimana impegnativa e abbia trascorso il primo maggio a divertirsi con la burocrazia infernale di questo Paese, potrebbe influire sul suo atteggiamento nei confronti di certe perle di intelligenza fissate per sempre sulla carta di un giornale e, ovviamente, su chi le ha sfornate. Il fatto che quella della settimana impegnativa sia io, mi sembra quasi superfluo scriverlo, però mi sembra opportuno precisare che le perle di intelligenza regalate al mondo sono, invece, di una neo mamma famosa: la nostra ministra dell’istruzione Maria Stella Gelmini, che io amo chiamare Gelmina, perché è un nome più dolce e tenero e le si addice. Ebbene, Gelmina ha faticato tanto per arrivare dov’è; per esempio, ha sudato sette camicie per essere abilitata alla professione forense, avendo dovuto attraversare a piedi, senza scarpe e senza calze, tutto lo stivale (da Brescia a Reggio Calabria) pur di sostenere l’esame in un luogo dove, come ci ha raccontato la cronaca, le commissioni erano particolarmente disponibili e comprensive; per fortuna, però, ha avuto la botta di culo il doveroso riconoscimento per l’impegno profuso in politica per il bene del popolo italiano, diventando ministro; insomma, lei mica è come tutte le altre donne, lei è una che sa cosa è la fatica. Per questo, ha scelto di tornare tra i colleghi ministri appena uscita dalla sala parto. Lei è fatta così, è una dura, una che non conosce privilegi, è una sorta di Walker Texas Ranger al femminile, mica come le altre donne, “privilegiate” da inutili congedi di maternità mentre sarebbe così bello e giusto per tutte uscire dalla sala parto e presentarsi puntuali sul posto di lavoro, essere attente, precise, briose, tra una poppata e l’altra. Naturalmente, dopo la famosa settimana, il mio atteggiamento nei confronti della neo mamma non può che essere estremamente positivo (e in genere non uso il termine “estremamente”, lo faccio solo quando mi sento buona) perciò in alternativa al napalm di qualche post addietro, mi permetto di dare qualche suggerimento alla ministra Gelmina, un modo molto utile per dare il suo contributo alla nazione, senza perdere nemmeno un minuto all’uscita dalla sala parto: andare a piedi fino in Groenlandia a preparare granite per gli inuit; cercarsi un lavoro; imparare a collegare il cervello alla bocca prima di aprirla. Peace&love.

Questa è la perla di saggezza (dal sito Corriere.it) :

Però le donne normali che lavorano dopo il parto sono costrette a stare a casa.
Lo giudico un privilegio.

Un privilegio? Non è un diritto?
Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.

Sogni d’oro.

23 mar

Alla fine degli anni ’90, un signore australiano di nome Ian Mc Rae venne in Sardegna a prendere l’oro scoperto quale anno prima (nel 1986) dall’Agip Miniere, insieme all’Ente Minerario Sardo (di proprietà della Regione) gli amministratori regionali pensarono fosse un’idea grandiosa (all’epoca avevamo una giunta di centro-sinistra guidata da Federico Palomba) e diedero in concessione alla Sardinia Gold Mining (in origine controllata da tre partner: Regione Sardegna attraverso la societa’ Progemisa con il 30 % e i due gruppi australiani attraverso le sussidiarie Gemcor e General Gold ciascuna con il 35 %) circa 400 ettari per lo sfruttamento delle risorse nel comune di Furtei. Seguirono diversi avvicendamenti societari, ma sempre con la presenza della Regione Sardegna e, tra il 1997 e il 2008, dalle colline di Furtei e Serrenti vennero estratte oltre quattro tonnellate di oro, oltre sei d’argento e diciassette mila di rame, insomma materiale sufficiente per forgiare un buon numero di parure. Alla fine dei giochi speculativi in in Borsa la Sardinia Gold Mining fallì (per la precisione, il fallimento venne dichiarato il 5 marzo del 2009 dal Tribunale di Cagliari) lasciando ai sardi quattro miniere a cielo aperto e diverse tonnellate di cianuro, arsenico, zolfo, mercurio e altre amenità. Nel 2009 la Regione ha stanziò 250mila euro per gestire l’emergenza ambientale di quella zona e, sempre nello stesso anno, diede mandato all’assessore dell’Industria per la redazione del piano di caratterizzazione, per verificare lo stato di inquinamento. Nulla ancora è stato fatto ed oggi, la miniera d’oro è semplicemente una bomba ecologica ad orologeria, controllata dagli ex operai della Sardinia Gold Mining che, senza percepire un centesimo e per puro senso civico, insieme alla Protezione civile, proprio qualche giorno fa hanno evitato un disastro ambientale che avrebbe coinvolto intere coltivazioni di una delle zone più produttive della Sardegna. Quarantadue operai che lavorano gratuitamente e una giunta regionale immobile, forse c’è qualcosa che non torna.

Fonti:

http://archiviostorico.corriere.it/2000/marzo/06/oro_sardo_Piazza_Affari_ce_0_000306780.shtml

http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2010/03/19/a-furtei-il-disastro-ambientale-incombe-e-il-presidente-cappellacci-dov%e2%80%99e/

Qui trovate la petizione proposta da Su Barralliccu per la bonifica della Sardinia Gold Mining di Furtei: http://subarralliccu.officinevida.eu/.

Dux condicio.

2 mar

La Rai, quella società che gestisce “in esclusiva il servizio pubblico radiotelevisivo italiano”, che è un po’ anche nostra, considerato il canone che ogni cittadino in possesso di una televisione è obbligato a versare per lei, ha deciso di sospendere alcuni programmi di approfondimento considerati “politici”, con il nobile scopo di garantire la par condicio tra i partecipanti alle prossime elezioni amministrative. Insomma, per evitare che qualche politico parli troppo e qualcun altro parli troppo poco, si è optato per la soluzione più facile, la soluzione dittatoriale, che a noi italiani ci piace assai, visti i nostri precedenti storici, sì, perché evidentemente, noi non siamo in grado di gestirla la democrazia e abbiamo bisogno di qualcuno che ci imponga un pensiero unico, di solito a nostro discapito, e ci faccia immergere ben bene in una finta realtà. Meglio tenere una giornalista tettona che nel suo grandioso programma di approfondimento pomeridiano dice cose deliranti come “non toccatemi Berlusconi, io lo adoooro”, e meglio tenere l’inguardabile programma dei pacchi, meglio tenere un telegiornale che, per esempio, spiega quale sia la moda dei ragazzi di oggi e dimentica di dirci che il Capo dello Stato ha annullato il suo incontro con l’ambasciatore italiano in Belgio perché risulterebbe coinvolto nella imbarazzante vicenda del senatore del pdl sospettato di essere stato eletto grazie ai voti della ‘ndrangheta. Meglio dire che Annozero e Ballarò sono faziosi, meglio non dire che l’approfondimento può riguardare anche avvenimenti non politici ma, che so, magari uno a caso dei veri problemi delle persone, come lavoro, salute, giustizia. Meglio non dire che, in realtà, la sospensione è un banale atto di prepotenza, una banale scivolata della democrazia, l’ennesima manifestazione della democratica dittatura che gli italiani hanno scelto. Viva l’Italia.

Rimango in carica.

21 feb

Dunque, a scanso di equivoci, chiarisco di non essermi dimessa dalla carica di blogger, gli italiani non si dimettono mai, ormai è tradizione come il panettone a Natale, ed io, modestamente, italiana lo nacqui, perciò rimango blogger, nonostante il lassismo di questi giorni ma, per me, questi sono giorni di frenesia e apprensione. Avrei voluto scrivere in modo approfondito del mio desiderio di avere un sacco di plastica abbastanza grande da contenere tutte le parole dei politici bricconcelli, da destinare allo smaltimento nel termovalorizzatore; avrei voluto scrivere di un festival canoro che ci rappresenta più della pizza, perché, come molte delle faccende italiane, mortifica il merito e fa trionfare qualcos’altro, anche se non si capisce bene in cosa consista quel qualcos’altro e per quale motivo debba trionfare; avrei voluto scrivere dell’importanza di avere un letto per dormire, un tetto per ripararsi, un pasto caldo e, quindi, avrei voluto scrivere in modo più approfondito di Cintamani, che ha avuto il coraggio di chiedere quel letto e quel tetto ed ha ottenuto risposta; avrei voluto approfondire tutto ciò e, invece, mi è scappato un flusso di parole, pardonnez moi.

P.S. comunque, il festival di Sanremo io l’avrei fatto vincere a Marco Cocci, visto per caso in un momento di zapping da esaurimento, mentre duettava con Irene Grandi, il fatto che non fosse in gara è un dettaglio,  qui trovate il video (si astengano le donzelle dallo sbandamento ormonale facile).

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