I moderni colloqui di lavoro sono, a mio modestissimo parere di giraffa, molto divertenti. Rispondere alle domande, elaborate in seguito ad anni e anni di studi psicologici di grandi menti (solitamente americane o, meglio ancora, austriache) è un po’ come rispondere ai test psicologici dei giornali, quelli che, in genere si fanno d’estate, una sorta di passatempo. Durante un serissimo colloquio di lavoro, per esempio può capitare di sentirsi chiedere “qual è il suo colore preferito?” , opperdincibacco, “il verde” , e che cosa mai potrà capire da questa risposta? Facendo dei veloci controlli sulla rete si scopre, poi, che il verde simboleggia stabilità, tenacia, stima di sè, anvedi la peppolina e io che ne sapevo… “qual è il suo animale preferito?”, e se gli dicessi la giraffa? “il cane ”, “ e che razza?”, “il pastore tedesco”, e che mai vorrà dire? Che il candidato è una persona fedele? O, forse, che gli piace sgranocchiare ossi, in particolare quelli degli animali datori di lavoro, dopo averli presi per il collo e sbranati, alla moda dei pastori tedeschi usati dalla buonanima di Adolf? La domanda più divertente, naturalmente, è quella che riguarda lo stato civile perché, infatti, si scopre che, in alcuni ambienti lavorativi, lo “stato di libertà” non dà un buon punteggio, poiché considerato altamente pericoloso, dal momento che, com’è noto, le donne sono alla continua, estenuante ricerca di un pollo che le impalmi e garantisca loro, male male male che vada, un congruo assegno per gli alimenti (come saggiamente consigliano le donne pratiche e mature, “bisogna trovarsi qualcuno, e poi, tutte le cose vanno bene” ma, vabè, quello è un altro post) mentre, gli uomini, da parte loro, sono alla perenne rincorsa di donne vogliose, tutte nude, tutte calde, per fare follie, no perditempo. La domanda più sorprendente è, invece, quella a sfondo ecologista “qual’è la sua pianta preferita?”, dunque, ha detto pianta e non fiore, boh, la prima che viene in mente è “la sagireia”, “? E me la può descrivere?”, “ha un bel tronco grosso e tante foglioline verdi”, “e il fiore?”, “non dà fiori ”, “ah, ho capito, è tutta verde”, e, già, lui ha capito tutto..un albero col tronco e le foglie verdi può raccontare tante cose di noi. Ecco, però, tra le tante piccole domande a trabocchetto psicologico che possono essere poste al disoccupato, disposto a dare le risposte più idiote e fantasiose, secondo me, ne mancano parecchie, senz’altro utili, per esempio, si potrebbe inserire nel questionario qualche domanda di tipo culinario: “preferisce il timballo di riso con verdure bollite e olio crudo o la pasta all’amatriciana?”, per capire se il candidato è un tipo grintoso, un leader, uno che se ne frega se il suo alito uccide i colleghi di lavoro, oppure se tende al rispetto degli altri oppure, più banalmente, se soffre di gastrite ma, a dire la verità, non è che ce ne freghi molto se il disoccupato soffre di gastrite. Illuminanti, invece, le domande sulla cura personale, in particolare per le donne: “ceretta, rasoio o silk epil?”, l’uso del rasoio, infatti, fa capire immediatamente che la disoccupata è una sfrontata, pronta ad abbandonarsi a fugaci e veloci amplessi tra i corridoi dell’azienda, senza curarsi se i peli superflui somigliano a setole di cinghialessa, anche perché, tanto, la cosa è veloce e non si fa in tempo a sentire gli aculei; in ogni caso, l’uso del rasoio, pure quello rosa fatto apposta per le donne, non darebbe un buon punteggio. Ampiamente rivelatorie delle doti professionali e personali del disoccupato-candidato, sono le domande sulle forme: “preferisce il triangolo, il cerchio o il quadrato?”, se il candidato dovesse optare, per esempio, per il triangolo, il punteggio cadrebbe velocemente, dal momento che chi sceglie i tre angoli, e non i quattro, e nemmeno l’assenza di angoli è, notoriamente, una persona poco adatta a lavorare in team, non propensa al problem solving, e inidonea al lavoro. Per non parlare della precisione sul lavoro: “preferisce tagliare il pecorino scavando al centro della fetta o affettandola di lato, in modo da prendere anche i bordi?“, si capirebbe se il disoccupato va dritto al cuore del problema oppure se preferisce circumnavigarlo. Ce ne sarebbero anche altre ma, non le svelo, non si sa mai, qualcuno potrebbe andare troppo preparato ai futuri colloqui di lavoro…
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