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Il mio voto generoso.

10 gen

Sarà il freddo, sarà l’inverno, sarà il Natale appena passato, sarà sarà quel che sarà del nostro amore che sarà, però mi sento generosa, molto, e siccome mi sento anche molto ispirata, credo di avere le idee chiare riguardo alle prossime imminenti elezioni politiche. Ispirandomi a Kennedy, mi sono detta “Giraffa, non chiederti cosa può fare il politico per te, chiediti cosa TU puoi fare per il politico”, me lo sono chiesto e mi sono data la seguente risposta: non posso che votarlo. Anzi, non posso che votarli, tutti. Non sono una qualunquista, e non dirò né scriverò che “tanto sono tutti uguali” perché, in realtà, i nostri politici non lo sono, ognuno di loro ha quel nonsochè personalissimo, quella particolare attitudine nel prendere per i quarti posteriori la gente, nel descrivere la realtà a piacimento, nel giustificare la propria corsa alla poltrona nei modi più fantasiosi, che lo rende speciale, unico e caro al mio cuoricino di giraffa buona. Perciò, medito una bella crocettina per tutti. Siccome sono molto ispirata, ho preso in prestito anche Mogol – Battisti (da Kennedy a Mogol-Battisti, ci vuole proprio taaanta ispirazione) per creare il mio inno al senso civico e all’amore per il politico italiano:

Ho visto un uomo che piangeva per Veltroni,

ne ho visto un altro che più lacrime non ha,

nessun coltello mai ti può ferire di più

di uno statista che non ha elettoooor

Dieci statisti così, voglio votare

Dieci statisti così, li voglio miracolare,

Fini e Casini da rilucidare,

E Berlusconi da ritinteggiare,

Dieci statisti così, li voto subito sìììì.

Uno lo voto perché,

sa bene mentire,

uno lo voglio perché,

ancor non sa cosa vuol dir rubare,

uno soltanto perché,

ha fatto il posto ai figli e non a me,

dieci statisti così che dicon solo di sì.

Vorrei sapere chi ha detto

che sono tutti uguali ma noooo!

Matto, quello è proprio matto perché

forse non sa che chi ti mette l’IMU poi la toglie, e insieme alle mutande..

però quel magistrato candidato è proprio una delusione, eh eh eh.

Dieci statisti così, dieci statisti così, li voto subito sìììììì.

Qui l’originale:

Test d’intelligenza.

9 mag

Dunque, cari amici che passate di qua, credo sia giunto il momento di fare outing: mi piacciono i test, da quelli della personalità, quelli che ti dicono se sei buona o cattiva, se sei passionale o freddina, fino a quelli più idioti che ti dicono chi eri nella vita precedente (ogni volta cambio attività ma, a quanto pare, nelle vite precedenti ero sempre un uomo, o meglio un giraffo) che animale sei, quale pietanza ti somiglia, quale dito del piede ti rappresenta meglio, fino ad arrivare, naturalmente, al re dei test, Il Test per eccellenza, il test dei test, quello d’intelligenza. Tra questi ultimi, uno dei miei preferiti, ma non riconosciuto ufficialmente, è la compilazione del modello dell’Agenzia delle Entrate per essere inseriti tra le associazioni onlus che hanno diritto al 5 per mille. Ebbene sì, l’ho scoperto da qualche anno, infatti l’inserimento non avviene automaticamente ma deve passare per il test d’intelligenza, che si divide in un due fasi: 1) fase tecnico-pratica, fatta di software da scaricare, compilare e rispedire all’Agenzia, esclusivamente per via telematica; 2) fase psico-attitudinale, che consiste nel trattare con i dipendenti della suddetta Agenzia. La prima parte, per chi non ha dimestichezza con questo tipo di procedure, come me, si presta al compimento di errori e di esaurimento nervoso, queste sono le indicazioni: entra nel sito dell’Agenzia con il tuo codice da “gestore incaricato”, scarica il software per la compilazione, compila, prepara il file della domanda, e come lo preparo il file? Con l’apposito software, mio caro gestore incaricato! Ma dove lo trovo ‘sto cavolo di software? Lo trovi nel sito! Ma DOVE? Nel sito, tesoro! Ok, l’ho trovato, e ora? Spedisci, mia cara! Ok, spedisco, ma con quale codice? Spedisci, mia cara! Sì, ma CON QUALE CODICE? Spedisci, mia cara! Ok, spedisco, tanto ho anche imparato a memoria il mio codice fiscale in due giorni, succeda quel che deve succedere. Una volta spedita la domanda, il programma (che, diciamo la verità, è perfetto) la elabora, la elabora, la elabora, ma non si sa per quanto tempo. Così, inizia la fase 2 del test, quella psico-attitudinale: vai dal dipendente dell’Agenzia, quello che “ne sa” di queste cose, e chiedi come mai è ancora in elaborazione? Uhm..guarda, (immagino dia del “tu” solo a quelli imbranati) è in elaborazione perché hai sbagliato ad inviare il file con il tuo codice, dovevi spedirlo con quello dell’associazione, sai com’è il sistema è fatto bene ma non è così intelligente da capire che tu spedisci le cose per conto dell’associazione, torna a casa e rispediscilo subito! Ok. Torno a casa e provo a rispedire ma il sistema dice che il file è già stato inviato. Panico. Aiuto, quest’anno potrei non superare il test. Chiamo il numero dell’Agenzia e un simpatico operatore mi chiude il telefono sul muso dopo cinque minuti di attesa, “aspetti che proviamo a capire” e poi, click! Mette giù. Panico. Il test sta per dimostrare definitivamente che sono una mezza scema (mezza, non tutta, eh). Eppure mi ero anche invocata alle Alte Sfere, non può finire così. Dopo qualche giorno il sistema dà il referto: “il file è stato elaborato, ma non è possibile rilasciare la ricevuta”. Don’t panic. Il test comprende anche i nervi saldi, perciò richiamo il numero (a pagamento, tariffa urbana) e mi risponde l’Angelo dell’Agenzia, con la voce di Max Tortora, un consulente che, tranquillamente, mi dice che “è tutto a posto, signora giraffa, poiché lei è “gestore incaricato” il sistema capisce che ha inviato il file per conto dell’associazione, per visualizzare la ricevuta segue questa procedura…”. Orbene, ho superato il test, non so se si possa dire altrettanto del dipendente dell’Agenzia delle Entrate Cagliari 1 ma, credo di sì, dal momento che, pur non conoscendo il sistema e pur fornendo informazioni sbagliate e fuorvianti, lui è assunto a tempo indeterminato, percepisce non meno di mille euro ogni mese, un giorno avrà una pensione, naraddi tontu! (che, tradotto significa “chiamalo scemo!”).

P.S.

Se vi interessa un test d’intelligenza, vi lascio questo link (io ho totalizzato un q.i. di 120, ma non credo sia attendibile e, in ogni caso, non so ancora cosa farmene di questo 120, se dividerlo e giocarlo al Superenalotto o darlo come caparra per l’acquisto della casa dei miei sogni):

http://www.paginainizio.com/service/quoziente.htm.

Delirio prenatalizio.

1 dic

Dunque, è da qualche anno che la Bauli mi perseguita con la pubblicità natalizia, con il coro di voci bianche costrette a cantare un motivetto buono e dolce come il pandoro che, però, secondo me non rispecchia per niente la personalità dei bambini, molto più ironici di quanto non pensino i pubblicitari. Certo, la pubblicità è rivolta agli adulti e il coro di voci bianche dovrebbe toccare il loro cuore, ebbene, il mio non lo tocca, anzi mi fa proprio venire voglia di comprare il panettone Motta, potrei cambiare idea solo se mi facessero vedere bambini che ridono, giocano, si divertono e scherzano con Babbo Natale. Questa la dedico a loro e a chi conserva sempre un sacchetto di ironia nella tasca dei jeans ;-)

 

A Natale puoi.

A Natale puoi,

fare quello che non puoi fare mai,

mangiare tua sorella,

tirar la coda al cane,

tanto per tutti sei

sacro come il Messia.

 

É Natale e a Natale si può fare cucù,

è Natale e a Natale se Natale anche tu

per noi,

a Natale puoi.

 

A Natale puoi,

fare quello che non vuoi fare mai,

baciare la zia Pia,

che suda come un pesce,

e quando ti ricambia

ti lascia qualche squama.

 

É Natale e a Natale si può fare cucù,

è Natale e a Natale se Natale anche tu

per noi,

a Natale puoi.

 

A Natale puoi,

fare proprio tutto quello che vuoi,

prendere a morsi un topo,

mangiare tua sorella,

quella smorfiosa che

le ha sempre tutte vinte.

 

É Natale e a Natale si può fare cucù,

è Natale e a Natale se Natale anche tu

per noi,

a Natale puoi.

 

A Natale puoi,

fare quello che non vuoi fare mai,

ricevere regali,

che poi non userai,

ma li userà il tuo gatto

che se ne fregherà

di noi. 

 

É Natale e a Natale si può fare cucù,

è Natale e a Natale se Natale anche tu

per noi,

a Natale puoi.

(qui trovate la versione originale)

Mannaggia a zia Mame.

4 lug

Zia Mame è una signora (ma lei non vorrebbe mai essere definita così) affascinante, piena di vita, di allegria e di ottimismo; veste in modo originale, oggi sembra una bambola giapponese, domani una donna indiana, dopodomani chissà, indossa preziosi bracciali e ha le unghie laccate di un verde molto tenue; è progressista, anticonformista e creativa, ama la psicanalisi, il teatro, andare per negozi, arredare case, prendersi cura del nipotino e aiutarlo a sentirsi libero; inizia a lavorare (che orrore, per lei!) solo nel 1929, quando la grande crisi fa saltare i suoi investimenti in borsa e lei non si perde mai d’animo, va avanti e affronta mille peripezie; zia Mame è tutto, e anche di più, è sincera, ma non è proprio una signora virtuosa e nemmeno finge di esserlo, questo la rende ancora più affascinante. Insomma, zia Mame mi ha conquistata e, per colpa sua, io avrò sulla schiena un’abbronzatura a strisce perchè, stamattina, leggevo le sue avventure e mi hanno talmente coinvolto che ho scordato addirittura (addirittura!) di slacciare il costume per evitare l’effetto zebra sulla schiena (su una giraffa non è proprio il massimo..) una cosa mai accaduta prima. Zia Mame è un libro di Patrick Dennis, pubblicato per la prima volta nel 1955 e oggi pubblicato da Adelphi, se avete voglia di essere travolti da un’ondata di ironia, ve lo consiglio.

P.S. a proposito di libri, ho letto che il premio Strega è stato vinto da Tiziano Scarpa con il libro Stabat mater, so di andare controcorrente ma, pur avendo acquistato il libro qualche mese fa con tanto entusiasmo, non sono riuscita a finirlo, non l’ho trovato né poetico né profondo, piuttosto un po’ noioso, ma sono solo una lettrice.

Germi random.

16 gen

Cinque miliardi di germi vivi che circolano nel mio organismo due volte al giorno, lo trovo molto affascinante. Li chiamano probiotici e sono il contrario degli antibiotici, a favore della vita e contro la vita. Semplicemente affascinante. In questi giorni ho avuto modo di arricchire la mia cultura medica, tra un antibiotico e cinque miliardi di germi vivi in corpo, ma ho anche avuto modo di riflettere sui massimi sistemi, sui grandi temi della vita, sulle cose importanti per l’uomo, insomma. Purtroppo, le riflessioni non hanno seguito un ordine logico e sono arrivate un po’ alla rinfusa, a casaccio, e così mi sento di raccontarle, considerando che sono fondamentali per l’Universo. Per esempio, i virus ed i batteri si curano in modo diverso ma, quando i medici non sanno se hanno a che fare con un virus o con un batterio, tra vedere e non vedere ti curano entrambi e, quindi, ti danno sia i farmaci a favore della vita, sia quelli che la uccidono, in tutto questo caos, misteriosamente, l’organismo umano riesce a capirci qualcosa, prende quello che gli serve, si adegua e ricomincia a funzionare come prima, più o meno bene. Torna il fascino della divisa sulle passerelle, dicono al tg, in realtà torna anche nella vita reale, perché la divisa, quella di qualunque corpo militare, ha il fascino del posto sicuro, del pranzo e della cena messi insieme per più di sei mesi, del mutuo concesso e pagato regolarmente; non è il fascino del coraggio o della forza, perché serve coraggio anche per scendere in miniera, eppure la divisa del minatore non ha lo stesso fascino; non è neppure il fascino dei bottoni dorati, infatti è chiaro che la divisa del vigile urbano, magari stagionale, magari assunto solo per la festa patronale, non ha lo stesso fascino. Voglio proporre l’abolizione della canzone Moonlight shadow come canzone del buonumore, mi ha fregato per tutti questi anni, come credo abbia fregato milioni di persone nel mondo; induce all’allegria, con quella musica travolgente ma, in realtà, è di una tristezza che neanche Geordie potrà mai raggiungere, e poi, almeno De Andrè aveva abbinato musica e testo, invece quel furbacchione di Mike Oldfield ha appiccicato un testo tragico ad una musica allegra, inducendo in errore di buonumore milioni di ascoltatori distratti. Eh sì, perché se si ascolta con molta attenzione, la signorina canta He was shot six times by a man on the run And she couldn’t find how to push through I stay, I pray, I see you in heaven far away I stay, I pray, I see you in heaven one day tadada I stay tadada I pray etc. etc., lui viene sparato per sei volte, capito? Lei prega di rivederlo in Heaven one day, in Paradiso e noi lì a ballare, sadismo puro.

Adotta un militare!

26 giu

Parte la campagna di sensibilizzazione del governo a sostegno della importante iniziativa “Adotta un militare!”, a favore dei cittadini e delle cittadine italiani alle prese con problemi di varia urgenza e necessità, per un migliore utilizzo degli appartenenti alle forze Armate, considerato anche il numero in esubero degli aspiranti tenenti, marescialli, ufficiali, sottufficiali dell’Esercito Italiano.

 

Comunicato stampa del Governo Silvio I:

 

“Carissime cittadine pollastrelle italiane, carissimi cittadini maschi italici, è finalmente giunta l’era dello Stato al servizio del cittadino, al VOSTRO servizio! Come avrete senz’altro notato nel grande spot pubblicitario andato in onda il giorno 2 giugno 2008, in occasione dello sceneggiato “Anche la Repubblica piange”, la nostra azienda “Stato Per Voi s.r.l.” vanta nel suo organico un personale di ottimo livello, professionisti preparati e meticolosi, in grado di imbracciare un fucile così come un aspirapolvere, individuare mine anti-uomo o polverizzare acari, ricucire ferite da guerra o da cucina, allestire un posto di blocco così come imbandire la tavola per le vostre cerimonie più importanti, battesimi, matrimoni, cresime, quelle belle feste italiane che qualcuno vorrebbe cancellare dalle nostre tradizioni. Anni e anni di storia ed esperienza tutti al VOSTRO servizio, professionisti capaci e sorridenti, che entreranno nelle vostre case canticchiando gloriosi  inni e allegri motivetti. E allora, cari italiani, cosa aspettate? Avete la casa invasa da acari, polvere, blatte, insetti molesti, parassiti nocivi? Non abbiate timore, lo Stato manderà nelle vostre belle case italiane, il corpo dei granatieri di Sardegna, per ridurre in polvere sottile ogni nemico della vostra salute e della vostra serenità; non sapete districarvi con quell’idiozia della raccolta differenziata? Nessun problema, in attesa che la “Stato Per Voi s.r.l.” riapra per il vostro bene tutte le discariche della Nazione, su richiesta, potrete avere uno o due ufficiali della gloriosa Brigata Sassari, i Diavoli Rossi, che vantano una certa esperienza nel settore, acquisita sul fronte di guerra campano, dove per mesi hanno provveduto a spalare il materiale organico prodotto dai cittadini napoletani, vittime della differenziata; e voi, donne italiane, siete stanche dei peli superflui e della cellulite, delle unghie incarnite? Prenotate subito la crocerossina-estetista che, dopo aver mostrato il suo coraggio con i feriti in guerra, affronterà altrettanto coraggiosamente i vostri peli da cinghiale; problemi con le tubature idrauliche? Impossibile trovare un buon idraulico, perciò, adottate un lagunare, l’uomo-rana risolverà tutti i problemi di scarico dei vostri tubi; e come eliminare l’odiosa erbetta sul tetto delle vostre belle case italiane? In attesa di una bella centrale nucleare vicino a casa vostra, che risolva definitivamente il problema, prenotate due o tre paracadutisti, atterreranno sulle vostre case per disintegrare il nemico verde che insidia la vostra pace!

Cittadini, non perdete altro tempo, contribuite alla vostra felicità, la “Stato Per Voi s.r.l.” vi aspetta, in cambio dovrete semplicemente darci un sorriso, e procurarvi un barattolo di vaselina, perché per noi conta solo il VOSTRO benessere e la VOSTRA serenità!”.

 

(la foto del mortaio Skoda 305 l’ho presa da http://www.mymilitaria.it)

Politici o tori da monta?

10 giu

In Francia, Monsieur Sarkozy, non pago di essere saltato sul letto, sulla scrivania, sulla sedia, sulla lavatrice e sulla friggitrice di tutte le sue ministre, segretarie,  collaboratrici, deputate etc. etc. etc. etc. etc. ha dispensato le sue doti amatorie anche alla giornalista che, secondo i suoi colleghi giornalisti francesi, ha fatto un balzo dal letto di “Sarko l’infaticabile” alla sedia del telegiornale più seguito in Francia. Naturalmente, è impensabile che una donna faccia carriera senza passare per il letto-divano-scrivania-wc di un uomo, ca va sans dire. Dalle nostre parti, più di Sarko potè il Silvio I, che a 70 anni suonati è l’instancabile amante (secondo la leggenda) di tutte le deputate, ministre, veline, e aspiranti tali di tutta l’Italia, nordsudcentro. Con degli effetti anche sul fisico visto che, poi, alle conventions ha cali di pressione e di zuccheri, altro che caldo, è la fatica di dover soddisfare migliaia di signore e signorine in fila davanti alla porta! Dispiace pensare che, entrambi, secondo le rispettive leggende, abbiano sbagliato lavoro: più che uomini di Stato, torelli da stalla.

 

P.S. a proposito di grandi giornalisti, oggi al tg 2 ho sentito una sottospecie di giornalista intervistare la sottospecie di politico Mastella e fargli la seguente domanda: “allora, on. Mastella, lei che è stato vittima delle intercettazioni cosa pensa della proposta del Presidente Berlusconi?”. Mi è andata di traverso una lenticchia.

Mangiar sano.

4 giu

Narra la leggenda che la sottoscritta giraffa abbia iniziato a camminare sulle proprie zampe quando aveva dieci mesi e, nello stesso periodo, abbia iniziato a manovrare con forchetta e cucchiaio per mangiare autonomamente, senza l’aiuto di aeroplani che arrivavano dall’alto, né di uccellini né di trenini ciuff ciuff che trasportavano pezzetti di petti di pollo. Insomma, ho iniziato a procacciarmi il cibo in tenera età, per necessità, la necessità del palato, bisogna precisarlo. Ero, sono, una buongustaia e una buona forchetta, dalle formiche al tiramisù, passando per i fiori di ibiscus, al mio menù non facevo mancare nulla, tranne le cose “minimaliste”, ossia l’insalata con un, dicasi 1, cucchiaino d’olio, il riso bollito con mezzo, 1/2, cucchiaio di olio. Ogni volta che ho provato a “mangiar sano”, sono stata male. Il tentativo di eliminare la carne mi ha provocato qualche problemino e, da ultimo, il tentativo di dare al mio organismo una bella botta di vitamina c, trangugiando al mattino, prima dell’adorata colazione, una spremuta di limone, accompagnata da un esercito di fermenti lattici vivi (prescritti da una dottoressa) mi ha causato altrettanti problemini e, quindi, da un po’ di tempo mi ritrovo a “mangiar sano”. Ma io lo so, io e il “mangiar sano” prima o poi ci stanchiamo, siamo come quelle coppie, apparentemente ben assortite, che stanno insieme un po’ per convenienza e un po’dovere, i cui componenti, in realtà, si nauseano a vicenda. Ecco, ieri no ho avuto conferma, è successo, l’ho visto, quel piatto di pennette alle zucchine, l’ennesimo, e mi è venuto un vuoto allo stomaco, una sorta di mancamento, un tuffo nell’abisso della nausea, terribile, e l’ho mangiata e digerita. Poi, è successo nuovamente, a cena, quella bella orata “sana”, senza condimenti particolari, proprio sana, sana, sana, (naturalmente, non scoppiava di vita, ma era sana da mangiare) e al primo boccone, sono stata male, male, male, lo stesso mancamento, lo stesso tuffo negli abissi della nausea culinaria e la stessa triste, deludente constatazione: siamo una coppia come tutte le altre;-)

Armonia al retrogusto di dittatura.

25 mag

Potrebbe sembrare il nuovo gelato sponsorizzato dal tg2 nei suoi interessantissimi “approfondimenti” (“gli italiani preferiscono il cono o la coppetta?”, “ma le mamme italiane quanto amano i propri figli?”, “e tu, bella bambina perché mangi la cioccolata?”, e via dicendo). Invece no. Si tratta della nuova forma di governo italiana, la studieranno fra qualche anno anche gli studenti di giurisprudenza, dopo che quale emerito, esimio, illustre professore ci avrà scritto sù un bel tomone. La chiamano “armonia”, i fighetti amanti dello sport la chiamano “fair play”, gli imbonitori del popolo la chiamano “rispetto dell’avversario” o “creazione di un clima sereno per un confronto civile tra governo e opposizione” oppure “confronto civile tra governo e parti sociali” etc. etc.. In realtà, si riferiscono tutti a quella nuova forma di dittatura che, già da qualche anno, si è diffusa nel nostro bellissimo Paese. Mentre la buonanima del nonnino di Alessandra Mussolini aveva bisogno, ahi lui, di sporcarsi le mani, eliminando fisicamente o politicamente gli avversari politici e i contestatori, oggi, chi va al governo, fortunatamente, non deve farlo, semplicemente, perché avversari e/o contestatori non se ne trovano, neanche a pagarli oro (anche perché con le nostre catenine d’oro farebbero soltanto il collare per Fufi, il cagnolino di casa). In questa nuova forma di Armonia, dove l’Ordine è garantito, per esempio, se un giornalista, in tv, ricorda agli italiani che il Presidente del Senato ha avuto conoscenze mafiose, e il fatto è pure documentato, non solo scatena la prevedibile e comprensibile ira del Presidente, ma scatena pure la rabbia del capogruppo dell’opposizione al Senato che, in un’uscita che sembra abbastanza mafiosa, afferma “Travaglio e Santoro ci fanno perdere voti”, come se i suddetti giornalisti fossero uomini assoldati dal partito e, quindi, invoca il famoso “rispetto per chi non è presente etc. etc.”, per mantenere l’Armonia. In questa Armonia, per fare un altro esempio, se il governo decide di buttare fuori dal Paese a calci nel sedere i clandestini (tranne le badanti, che anche se irregolari sono un po’ meno clandestine degli altri e non sono potenziali assassine di nonnine) e per farlo decide di creare pure un reato nuovo, nuovo come l’immigrazione clandestina, gli oppositori (ops, scusate, ho usato un parolone duro e offensivo per i rappresentanti della coalizione avversaria, ma si può dire avversaria??) non gli sbattono in faccia che è illogico voler mandare via a calci i clandestini e, poi, garantirgli vitto e alloggio gratis in un carcere italiano, già in sovraffollamento. Non gli dicono che, così facendo, con tutta quella propaganda, non fanno altro che alimentare l’odio nei confronti di tutti gli immigrati. E se, per caso, i governanti mettono in progetto una sfilza di grandi opere come: TAV, centrali nucleari, ponte sullo Stretto, i sostenitori del rispetto non gli dicono “scusa, caro esimio governante, il Paese non ha bisogno delle grandi costosissime opere, ha bisogno di un rifacimento delle linee ferroviarie, di una riduzione dei consumi energetici, idrici, ha bisogno di proteggere il suo territorio, ha bisogno di vivere in un ambiente salubre, ha bisogno di grandi opere per ristrutturare scuole fatiscenti, ha bisogno di far crescere le piccole imprese, ha bisogno di lavorare, ha bisogno di avere ospedali efficienti, ha bisogno di sviluppare la ricerca, non con le azalee della domenica ma con fondi dello Stato, con istituti di ricerca dove gli scienziati possano lavorare dignitosamente, ha bisogno di cultura, di musica, arte, danza, letteratura, ha bisogno di sicurezza dentro e fuori dai posti di lavoro, ha bisogno di fatti concreti non di magiche illusioni”. No, non glielo dice perché, in fondo, anche l’oppositore è solo un personaggio del grande teatro dell’Armonia, dove la dittatura si mette in scena con i suoi abiti migliori. I peggiori.

 

(la foto è di Fiorella Sanna)

Colloquio di lavoro.

18 mag

I moderni colloqui di lavoro sono, a mio modestissimo parere di giraffa, molto divertenti. Rispondere alle domande, elaborate in seguito ad anni e anni di studi psicologici di grandi menti (solitamente americane o, meglio ancora, austriache) è un po’ come rispondere ai test psicologici dei giornali, quelli che, in genere si fanno d’estate, una sorta di passatempo. Durante un serissimo colloquio di lavoro, per esempio può capitare di sentirsi chiedere “qual è il suo colore preferito?” , opperdincibacco, “il verde” , e che cosa mai potrà capire da questa risposta? Facendo dei veloci controlli sulla rete si scopre, poi, che il verde simboleggia stabilità, tenacia, stima di sè, anvedi la peppolina e io che ne sapevo… “qual è il suo animale preferito?”, e se gli dicessi la giraffa? “il cane ”, “ e che razza?”, “il pastore tedesco”, e che mai vorrà dire? Che il candidato è una persona fedele? O, forse, che gli piace sgranocchiare ossi, in particolare quelli degli animali datori di lavoro, dopo averli presi per il collo e sbranati, alla moda dei pastori tedeschi usati dalla buonanima di Adolf? La domanda più divertente, naturalmente, è quella che riguarda lo stato civile perché, infatti, si scopre che, in alcuni ambienti lavorativi, lo “stato di libertà” non dà un buon punteggio, poiché considerato altamente pericoloso, dal momento che, com’è noto, le donne sono alla continua, estenuante ricerca di un pollo che le impalmi e garantisca loro, male male male che vada, un congruo assegno per gli alimenti (come saggiamente consigliano le donne pratiche e mature, “bisogna trovarsi qualcuno, e poi, tutte le cose vanno bene” ma, vabè, quello è un altro post) mentre, gli uomini, da parte loro, sono alla perenne rincorsa di donne vogliose, tutte nude, tutte calde, per fare follie, no perditempo. La domanda più sorprendente è, invece, quella a sfondo ecologista “qual’è la sua pianta preferita?”, dunque, ha detto pianta e non fiore, boh, la prima che viene in mente è “la sagireia”, “? E me la può descrivere?”, “ha un bel tronco grosso e tante foglioline verdi”, “e il fiore?”, “non dà fiori ”, “ah, ho capito, è tutta verde”, e, già, lui ha capito tutto..un albero col tronco e le foglie verdi può raccontare tante cose di noi. Ecco, però, tra le tante piccole domande a trabocchetto psicologico che possono essere poste al disoccupato, disposto a dare le risposte più idiote e fantasiose, secondo me, ne mancano parecchie, senz’altro utili, per esempio, si potrebbe inserire nel questionario qualche domanda di tipo culinario: “preferisce il timballo di riso con verdure bollite e olio crudo o la pasta all’amatriciana?”, per capire se il candidato è  un tipo grintoso, un leader, uno che se ne frega se il suo alito uccide i colleghi di lavoro, oppure se tende al rispetto degli altri oppure, più banalmente, se soffre di gastrite ma, a dire la verità, non è che ce ne freghi molto se il disoccupato soffre di gastrite. Illuminanti, invece, le domande sulla cura personale, in particolare per le donne: “ceretta, rasoio o silk epil?”, l’uso del rasoio, infatti, fa capire immediatamente che la disoccupata è una sfrontata, pronta ad abbandonarsi a fugaci e veloci amplessi tra i corridoi dell’azienda, senza curarsi se i peli superflui somigliano a setole di cinghialessa, anche perché, tanto, la cosa è veloce e non si fa in tempo a sentire gli aculei; in ogni caso, l’uso del rasoio, pure quello rosa fatto apposta per le donne, non darebbe un buon punteggio. Ampiamente rivelatorie delle doti professionali e personali del disoccupato-candidato, sono le domande sulle forme: “preferisce il triangolo, il cerchio o il quadrato?”, se il candidato dovesse optare, per esempio, per il triangolo, il punteggio cadrebbe velocemente, dal momento che chi sceglie i tre angoli, e non i quattro, e nemmeno l’assenza di angoli è, notoriamente, una persona poco adatta a lavorare in team, non propensa al problem solving, e inidonea al lavoro. Per non parlare della precisione sul lavoro: “preferisce tagliare il pecorino scavando al centro della fetta o affettandola di lato, in modo da prendere anche i bordi?“, si capirebbe se il disoccupato va dritto al cuore del problema oppure se preferisce circumnavigarlo. Ce ne sarebbero anche altre ma, non le svelo, non si sa mai, qualcuno potrebbe andare troppo preparato ai futuri colloqui di lavoro…

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