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In love (ogni tanto m’innamoro).

16 apr
dialogo tra panchina e lampione

dialogo tra panchina e lampione

Ogni tanto, mi capita. Non spesso, ogni tanto, solo ogni tanto, capita che mi innamori di un posto, di un luogo, ed è la stessa sensazione che si prova quando ci si innamora di un essere umano, si amano anche i difetti, si ama nonostante le difficoltà. Ecco, io, di questo posto, mi sono innamorata e non m’importa delle difficoltà. La strada per raggiungerlo è lunga e non è delle migliori, soprattutto percorsa nelle ore piccole del mattino, illuminata solo dalle stelle e dalla luna, quando il cielo non è coperto dalle nuvole, dai fari delle auto e dei mezzi pesanti , dalle fredde luci degli stabilimenti industriali, che lasciano anche intravedere le sagome delle enormi pale eoliche che danno energia pulita ma sono veramente brutte da vedere.  Nel tragitto, la pioggia mi accompagna quasi sempre, è dall’autunno scorso che scende giù almeno un giorno alla settimana, ogni settimana, per coincidenza proprio il giorno in cui faccio il mio giro del Sulcis, una delle zone più antiche dell’Isola più antica d’Italia, allo stesso tempo bella e malinconica e, per fortuna, mi accompagnano anche le voci familiari della radio, dei ragazzi di Caterpillar a.m., pimpanti nonostante la levataccia. Qualche volta, la pioggia lascia il posto alla nebbia, che avvolge le vecchie montagne di fanghi rossi della zona mineraria di Monteponi e la rende ancora più inquietante ma affascinante, essendo le vere testimoni della fatica e del sudore lasciati lì dagli uomini che un tempo ci lavoravano, però, quando inizio a scorgere quel profilo rossastro, mi preparo, so che manca poco ai piccoli tornanti che mi porteranno in un’altra zona industriale, ormai tristemente nota per le promesse, per i licenziamenti,  per il devastante inquinamento ambientale e, come si è scoperto negli ultimi mesi, politico. Ma tutto questo non m’interessa, mi dirigo verso il porto e vedo arrivare il traghetto che mi accompagnerà verso l’altra isola, quella che mi ha osservato con curiosità e diffidenza, e mi ha conquistata, mostrandosi in tutta la sua bellezza, nelle giornate cupe e grigie e in quelle piene di luce, sempre viva, vitale, un po’ malinconica e indipendente. E ora sono qui, in mezzo alle raffiche del libeccio che impediscono la navigazione, rischio di rimanere sull’isola per la notte, non ho nemmeno un cambio, non so quando  i traghetti ripartiranno, non ho un posto dove dormire, eppure, non riesco a smettere di sorridere.

La mia testa a colori.

19 feb

Sara è un nome giallo, Cecilia è arancione, Francesca è rosso, come Claudia e Maria, mentre Anna è bianco, Stefano è un bel nocciola, Giuseppe è verde, Miriam è viola e potrei continuare a lungo, con tutti i nomi del mondo.

Da bambina, credevo che vedere il colore dei nomi fosse normale, cioè ero totalmente convinta che tutti quanti associassero un colore ad elementi che ufficialmente un colore non lo hanno, fino a quando ho parlato dei colori dei nomi (cioè quelli che io vedevo e vedo ancora) a persone che invece non avevano quelle “visioni” e dal loro sguardo stupito (diciamo stupito, va) ho capito che forse si trattava di uno scherzo della mia testa, uno dei tanti, e non ne ho più fatto parola, continuando a tenermi, serenamente, tutti i colori nella mente. In realtà, non accade solo con i nomi, associo un colore anche ai mesi dell’anno, adesso per esempio siamo nel marrone di febbraio, abbiamo lasciato il bianco di gennaio e il blu di dicembre, arriveranno l’arancione di aprile, il celeste di giugno e l’ocra di luglio e via così.

So che cosa state pensando: “questa qua non è normale” e forse un po’ avete ragione: oggi, sfogliando il Corriere della Sera (per certe cose ancora leggibile) ho scoperto che questa “cosa” innata ha un nome, si chiama sinestesia ed effettivamente non è normalissima, in pratica, accade che la stimolazione di un senso produce una risposta in uno o più altri sensi. Quindi, da quello che ho capito, si tratta di una sorta di risposta “aglio per cipolla” nel dialogo tra i sensi, tu mi dici un nome ed io vedo il colore del nome, per me una reazione immediata, spontanea.

Pare sia un fenomeno ereditario (in effetti, ho verificato che lo è) che riguarda sopratutto le donne e le persone mancine (ed io, modestamente, lo nacqui) ed è una caratteristica degli artisti, dei creativi. Gli studi scientifici non dicono che riguarda, in genere, persone bellissime e intelligentissime ma solo perché gli scienziati hanno un certo pudore :lol: .

Perché faccio outing, a rischio di passare per folle? Perché magari ci sono altri sinesteti  che passano da queste parti e perché, in fondo, qualche goccia di follia colorata rallegra le giornate.

Se volete saperne di più:

http://www.cafepsicologico.it/sinestesia/;

http://it.wikipedia.org/wiki/Sinestesia_%28psicologia%29;

http://sinesteti.net/;

http://dabpensiero.wordpress.com/2009/03/17/sinestesia-miscuglio-dei-sensi/.

(L’immagine l’ho presa qui)

 

 

Pranzo dell’amicizia con insalata di fiducia e pioggia.

30 ott

Quella che sta finendo è stata una settimana piuttosto movimentata, diciamo pure che sono stata un’assente giustificata: la vita è meravigliosa ma a volte ci fa degli scherzi di cui faremmo volentieri a meno, forse per svegliarci, forse per mettere alla prova la nostra capacità di reazione e di resistenza, forse per farci capire come sono fatte le persone che ci circondano, forse non si sa. Comunque, dal momento che la scorsa domenica uno scherzetto mi ha impedito di cucinare per il pranzo dell’amicizia, questa volta mi dedicherò anima, cuore e zampe a preparare un’insalatona ricca, per recuperare le energie e conservarle per i prossimi giorni. La ricetta è semplice: bisogna aprire la mensola delle cose buone e prendere una fetta bella spessa di fiducia, tagliarla grossolanamente e metterla in un grande recipiente, mescolarla per benino insieme ai dadini di speranza che avete precedentemente tolto dalla dispensa delle cose indispensabili, e unirvi scaglie di ragione, filetti di lucidità, foglioline di pazienza. Infine, si aggiunge un filo di parole preparato dalle persone che ci vogliono bene e un pizzico di fortuna, si mescola ancora e si gusta a volontà. Buon appetito ;-)

Due nuove porte.

24 set

Mi trovo, per l’ennesima volta nella mia vita, davanti a due porte: una, forse, nasconde la casa dei miei sogni ma è tutta da arredare e per farlo serve tanto, tanto lavoro, tantissima fiducia, coraggio e un po’ d’aiuto; l’altra, forse, cela una bella casa con qualche mobile che sarà mia solo per qualche tempo. Ed io non so bene quale aprire.

La vacanza a Km zero.

1 set

La vacanza a chilometri zero è bella: zero aerei per visitare il Grand Canyon, zero navi per circumnavigare l’Australia, zero yacht per fare un tuffo alle Bahamas, zero treni per arrivare a Mosca, zero autobus per il tour del Marocco, zero stress da “devo ricordare di mettere la crema idratante in valigia”, “mi raccomando, passiamo in farmacia per l’Enterogermina, non si sa mai”, “ma non è che la carta d ‘identità è scaduta?”, “il passaporto è scaduto di sicuro”, “ma una maglia pesante la prendo o no?”, “il beauty rosso, dove l’ho messo? Era lì, l’ho visto l’altro giorno, faceva la siesta nell’armadio, o era l’altra settimana? O era l’anno scorso? O è già partito e lo trovo spaparanzato in albergo?”. Ecco, zero di tutto ciò, a favore dell’ambiente, non sia mai che danneggi il delicato ecosistema del Pianeta partendo in vacanza. Comunque, per compensare tutti quegli zeri, la mia vacanza sostenibile ha previsto altri numeri, in rigoroso ordine sparso: 1.000 passi a piedi per arrivare al mare prima delle otto del mattino e vedere il sole che illumina l’acqua, con tanti riflessi dorati, e poche persone all’orizzonte, la maggior parte anziani (!!); 1.000 passi per tornare a casa, accaldata ma leggera nonostante tutto;  5 colazioni cappuccino&pasta, nella fattispecie conchiglia alla crema (si era capito che sono golosa?); 1 attacco di dissenteria, probabile conseguenza di uno dei summenzionati cappuccini; 2 paia di occhietti vispi che ti conquistano per la vita, anche se i loro proprietari sono solo dei duenni bavosi;  quotidiani, frequenti momenti di sguatteraggio e spignattamento domestico; svariate constatazioni del fatto che le amicizie sono come il vino, migliorano con l’invecchiamento;  1 constatazione del fatto che i rapporti personali migliorano se miglioro; innumerevoli gocce di felicità accompagnate da un fresco vino bianco in riva al mare;  1 ricerca sulle origini della mia famiglia, da proseguire; 1 ape salvata dall’annegamento.

Spero abbiate trascorso dei bei momenti, bentornati :-)

We learn to do something…

3 nov

…only doing it, così ho letto qualche giorno fa in un video che regalava pensieri forse ovvi ma belli e rilassanti. Ecco, cari amici, non sono andata in vacanza, sto solo imparando e, mai come in questo periodo, mi sono resa conto di quanto sia importante avere dei buoni maestri. Nel nostro Paese, un po’ regredito allo stato primitivo e alla legge della giungla, non è facile trovarli ma ci sono, lì, da qualche parte.

La nonnina.

9 ott

Oleandra Rossi Mattone, nota Leandra senza collo, voce flebile e bocca aculodigallina, è una delle socie più autorevoli dello stimatissimo Club delle Ladies Perbene, l’associazione che si preoccupa di aiutare le donne a sviluppare il proprio potenziale, per diventare donne libere, indipendenti e affermate come le stimatissime sue socie le quali, per dimostrare la propria autonomia di ladies perbene firmano rigorosamente con il proprio cognome e con quello del consorte (naturalmente anche quando il consorte è “fu”) e, quando sono molto assai stimatissime, antepongono al proprio cognome quello del coniuge, come si conviene alle donne che non seguono l’attuale moda di presentarsi per quello che si è. Naturalmente, manco a dirlo, Olenadra nota Leandra senza collo, appartiene alla categoria delle molto assai stimatissime che antepongono il cognome della famiglia del coniuge a quello della famiglia d’origine, anche perché, essendo più vicina agli ottant’anni che ai settanta, non è per lei agevole stare al passo coi tempi e, soprattutto, essendo priva di nobili natali e, quindi, non potendo utilizzare un doppio/triplo/quadruplo cognome patrizio, deve pur arrangiarsi con quello che ha. Ebbene, con cotanta premessa, la giovane donna desiderosa di iniziare, per esempio, la professione di giardiniere, decide di chiedere consiglio alla nonnina matura, buona e sostenitrice del pieno sviluppo del genere femminile in un mondo rude, cinico, cattivo, chi meglio di lei potrebbe indicarle le strade giuste da intraprendere? Chi, meglio di una nonnina ben pasciuta, affermata e ben oltre le crisi ormonali che sfasano l’umore? Chi? Chi? Nessun altro, è chiaro. E quindi, la giovane donna si reca al cospetto di cotanta donna: “pregiatissima nonnina Oleandra Rossi Mattone, cosa mi consiglia di fare a questo punto, dopo aver ottenuto il brevetto di giardiniere? Le condizioni per lavorare nel suo giardino sono sempre le stesse o posso aspirare ad un centesimo in più?”,il brevetto di giardiniere? E chi sono mai gli stupidi che hanno dato il brevetto di giardiniere ad una semplice zappatrice di sterco come te?”ma, pregiatissima Oleandra Rossi Mattone senza collo nota Leandra, e il mio potenziale? La mia dignità di donna e di lavoratrice?”, tesoro, tu hai sicuramente la tua dignità di donna lavoratrice zappatrice di sterco, guarda che non è poco per gente come te, che non ha nemmeno il doppio cognome”, “ma io ho il brevetto di giardiniere”, “ah, ah, ah, giardiniere dello sterco, sì! Ah, ah, mi hai fatto proprio ridere, ah, ah”, “va bene, pregiatissima Oleandra Rossi Mattone senza collo noto Leandra, allora, rimaniamo così..”, oh, brava tesoro, vedi che qualcosa riesci a capirla anche tu? Sei una brava zappatrice, la migliore che io, Oleandra Rossi Mattone, conosca”, “pregiatissima Lady, rimaniamo così nel senso che io rimango a casa mia e non vengo a zappare il suo pregiatissimo sterco”, “oh..piccola lurida inutile sottospecie di stercoraro puzzolente, come osi? Grazie a me hai conosciuto lo sterco migliore della città, hai avuto l’onore di respirarlo a pieni polmoni, lo sterco di una Lady Perbene non è come quello di tutti gli altri, queste cose non le può dare nessun brevetto al mondo, ricordalo”, “lo ricorderò, pregiatissima Oleandra Rossi Mattone senza collo, nota Leandra, lei continui ad usarlo come bagnoschiuma”.

P.S. al giardinaggio potete sostituire qualunque altro lavoro, il resto non cambia e, soprattutto, il resto è realtà :-)

Giraffe, topi e altre bestiole.

4 ott

“La montagna ha partorito il topolino” è un modo di dire che non mi è mai piaciuto perché mi fa venire un po’ di tristezza l’idea di uno sforzo enorme per ottenere qualcosa di minuscolo e, guarda caso, qui sul monte nei giorni scorsi è accaduta una cosa veramente straordinaria: il topolino ha partorito la montagna. È accaduto qualche giorno fa e la faccenda mi ha occupato parecchio, perciò spero mi perdonerete se, ultimamente, non ho fatto avere molte notizie dal monte (come dite? Non ve ne frega un fico secco? Eh, va be’, fate almeno finta!). Devo ammettere che sono orgogliosa del topolino: si è impegnato tanto, è stato disciplinato come un soldato di Napoleone e, soprattutto, ci ha creduto, ha creduto di poterla partorire, quella benedetta montagna, e ha tenuto a bada tutte le paure e i limiti creati dal suo cervello. Diciamo che è stato un bravo topolino ma, essendo pur sempre un topolino, una vecchia gallina ha tentato di farlo fuori con i suoi artigli perciò, dopo il grande sforzo della montagna, mezzo graffiato dalle zampe della pennuta attempata, il topastro ha dovuto pure mandare a quel paese la gallinaccia. Che dire, miei cari amici? Ho avuto dei giorni un po’ impegnativi ;-)

A volte ritorna.

6 giu

A volte, lei ritorna. Mentre cammino sul monte, sono impegnata a raccogliere foglie di acacia per preparare le torte da offrire alle persone care, o controllo che gli amici cinghiali abbiano ripulito i sentieri, in previsione delle passeggiate estive al chiaro di luna, o accompagno le piccole raganelle nei ruscelli lontani dalle loro case, solo per vederle felici di conoscere posti nuovi, insomma, mentre sono impegnata a vivere, a volte lei, lentamente ritorna. In realtà, io la sento arrivare, ne intravedo l’ombra ma la lascio perdere, la sottovaluto e continuo a fare le stesse cose di sempre. Poi, l’ombra diventa sempre più grande e offusca la mia vista, e allora inizio a ragionare come lei, ricomincio a pensare i suoi pensieri tossici, ricomincio ad iniettarli nel mio cervello, ricomincio a fregarmene della mia felicità, è l’ombra della vecchia giraffa. Passerà.

Rimango in carica.

21 feb

Dunque, a scanso di equivoci, chiarisco di non essermi dimessa dalla carica di blogger, gli italiani non si dimettono mai, ormai è tradizione come il panettone a Natale, ed io, modestamente, italiana lo nacqui, perciò rimango blogger, nonostante il lassismo di questi giorni ma, per me, questi sono giorni di frenesia e apprensione. Avrei voluto scrivere in modo approfondito del mio desiderio di avere un sacco di plastica abbastanza grande da contenere tutte le parole dei politici bricconcelli, da destinare allo smaltimento nel termovalorizzatore; avrei voluto scrivere di un festival canoro che ci rappresenta più della pizza, perché, come molte delle faccende italiane, mortifica il merito e fa trionfare qualcos’altro, anche se non si capisce bene in cosa consista quel qualcos’altro e per quale motivo debba trionfare; avrei voluto scrivere dell’importanza di avere un letto per dormire, un tetto per ripararsi, un pasto caldo e, quindi, avrei voluto scrivere in modo più approfondito di Cintamani, che ha avuto il coraggio di chiedere quel letto e quel tetto ed ha ottenuto risposta; avrei voluto approfondire tutto ciò e, invece, mi è scappato un flusso di parole, pardonnez moi.

P.S. comunque, il festival di Sanremo io l’avrei fatto vincere a Marco Cocci, visto per caso in un momento di zapping da esaurimento, mentre duettava con Irene Grandi, il fatto che non fosse in gara è un dettaglio,  qui trovate il video (si astengano le donzelle dallo sbandamento ormonale facile).

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