Archivi delle etichette: altri animali

Anatre senza patente, a Cagliari.

4 mag

I pennuti, si sa, hanno il brevetto per le lunghe e brevi trasvolate ma non hanno la patente per camminare in città, ignorano le strisce pedonali e, d’altra parte, nei centri urbani non esistono norme specifiche per l’attraversamento palmipedale come invece abbiamo qui sul monte, perciò quando una pennuta madre di famiglia intende attraversare la strada con la sua numerosa prole deve, necessariamente, fare affidamento sulla scorta della polizia, come è accaduto ieri a Cagliari, dove uno sculettante e ciondolante gruppo familiare di anatre ha potuto raggiungere lo stagno di Molentargius (luogo nel quale, tra l’altro, hanno dimora pure i fenicotteri rosa, che lì nidificano) grazie a due agenti della polizia che hanno bloccato le auto in viale Poetto, una delle strade più trafficate della città, con l’approvazione, una volta tanto, pure degli automobilisti.

Per avre l’idea di un gruppetto sculettante, guardate qua:

 

Delfini, uomini, e solidarietà tra esseri viventi.

9 mar

Qualche giorno fa, in una spiaggia del Brasile, a 170 chilometri da Rio de Janeiro, un gruppo di mammiferi a due zampe dotati di costume salva un gruppo di trenta mammiferi dotati di pinna, spiaggiati per cause ancora sconosciute. Il video racconta tutto e non c’è bisogno che aggiunga troppe parole. Applauso e standing ovation!

C’era una volta un lupo.

28 feb

C’era una volta un lupo. Non era nè buono nè cattivo era, semplicemente, un lupo, nato dove da sempre avevano vissuto i suoi genitori, i suoi nonni, i suoi bisnonni e, se andiamo bene indietro nel tempo, anche i suoi trisnonni e tutti i loro antenati. Il lupo in questione che, come tutti gli esseri viventi, non aveva chiesto esplicitamente di venire al mondo ma ci era stato catapultato per un bizzarro incrocio di volontà a lui sconosciute, dato il catapultamento,  aveva imparato a vivere, procacciandosi il cibo, cercando un rifugio per la notte e per i giorni freddi, difendendosi dai pericoli, gironzolando per i boschi. Un giorno, durante una giornata storta, il lupo incontra un uomo che, non avendo altro da fare, gli spalma circa trentacinque pallini di metallo nella carne, senza però toccare alcun organo vitale e il lupo che, pur ignorando il motivo del suo arrivo sulla terra e ancor di più il motivo di quel dolore da pallini conficcati nella carne, aveva solo voglia di vivere, vive. Dopo qualche tempo, in una fredda giornata d’inverno, lo stesso lupo, si ritrova ad attraversare un fiume dalle acque gelide ma il fisico non ce la fa più, è stremato e si blocca, lì, in mezzo al fiume, con le zampe posteriori paralizzate. Una vera sfortuna per un lupo che ha solo voglia di vivere. Però, mentre se sta lì bloccato a congelare, da quelle parti passa un altro uomo che, pur avendo altro da fare, si preoccupa per il lupo ma, non sapendo come gestire la situazione, chiede aiuto alla Polizia provinciale di Montorio,  arrivano in tanti, polizia provinciale,  veterinari, operatori e operatrici del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone, tre donne si buttano in acqua, prendono di peso il lupo e lo portano in riva dove, però, il medico riscontra un arresto cardiaco. Però, quegli esseri umani pensano che, forse, il lupo ha ancora voglia di vivere e così prendono a praticargli il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca, il cuore del lupo ricomincia a battere e il signore che lo aveva voluto salvare, ospita tutti in casa e prepara un bel fuoco in modo che il lupo si scaldi e le donne si cambino gli abiti fradici. Il lupo viene, poi, trasportato fino al Centro, dove viene sottoposto a diversi esami, curato e tenuto in osservazione.
Oggi, Navarre, il lupo, c’è, non è  ancora in forma ma si sta riprendendo e cerca di fare l’unica cosa che vuole veramente, cioè vivere in libertà, anche con l’aiuto degli esseri umani che hanno fatto di tutto per salvarlo con un solo obiettivo: “restituiamo agli animali il rispetto e la dignità dovuti“. Non è una favola, è realtà.

Diamo una mano al canile di Olbia?

28 set

La scorsa notte, un incendio ha distrutto una parte del rifiugio per animali abbandonati “Fratelli Minori”, gestito dalla L.I.D.A. Olbia. Ancora non si conoscono le cause dell’incendio ma, al momento, la cosa più importante è sapere che gli ospiti del rifugio sono sani e salvi e che gli amici della L.I.D.A. hanno bisogno di un piccolo aiuto per ricostruire la struttura, dove venivano conservati cibo, coperte, trasportini, detersivi. Il danno ammonta a circa 20.000 euro,  se volete e potete dare un aiuto, anche piccolo, in queste pagine troverete tutte le informazioni che vi servono:

https://www.facebook.com/pages/Lida-Sez-Olbia/170453789677826

http://www.lidaolbia.it/

http://petslife.tv/blog/news/in-fiamme-il-canile-di-lida-olbia-animali-salvi/

L’ultima corrida.

22 set

Bellissimo Paese, la Spagna, l’ho sempre amata, da nord a sud, ed è la terra dove mi piacerebbe vivere se già non vivessi nel posto più bello del mondo (eh, adoro l’Italia, nonostante tutto). Crudelissimo Paese, la Spagna, dove gran parte dei cittadini si reca all’arena per assistere all’uccisione dei tori come se andasse allo stadio a vedere una partita di calcio. Da bambina mi capitò di assitere ad una corrida e fu una cosa atroce, ricordo che alla prima banderilla conficcata nella carne del toro misi le mani sugli occhi e decisi che non avrei guardato nient’altro, e così fu, ma intorno a me sentivo solo le urla degli spagnoli che incitavano il torero ed esultavano ad ogni banderilla andata a buon fine (buon fine per il matador, mica per il toro) un olè tristissimo e lungo, ben cinque tori dovevano essere uccisi.  Ancora non mi spiego per quale motivo sopravviva una tradizione del genere, o forse me lo spiego ma non riesco ad accettarlo, poichè le tradizioni possono anche serenamente estinguersi, se inutili e crudeli. Sembra che anche in Spagna qualcosa si muova nella giusta direzione, lo scorso anno la Catalogna ha abolito la corrida, con grande disappunto del resto degli spagnoli, perciò dal prossimo anno non si svolgeranno più corride, o almeno così si spera, dal momento che è stato presentato un ricorso alla Corte costituzionale e i sostenitori dell’inutile fiesta usano delle motivazioni economiche per fare pressione sulla regione, infatti la chiusura dell’arena prevede un indennizzo per i proprietari, per gli allevatori e per le associazioni di toreri e in tempi di crisi si tratterebbe di spese da limitare. Un vile ricatto. Basterebbe riutilizzare le arene per altri scopi, per altre attività, altri sport. Intanto, domenica, a Barcellona, si terrà l’ultima corrida, gli ultimi tori verranno sacrificati e mi dispiace non poterli accogliere sul monte.

http://www3.lastampa.it/lazampa/articolo/lstp/421328/

La caccia, se la conosci…

19 set

…la vieti! Prendo ispirazione dal messaggio a pagamento pubblicato oggi a pagina 42 del Corriere della Sera, dal Comitato Naturale Caccia e Natura (lo slogan è ovviamente diverso: “La caccia, se la conosci…la rispetti!”) per complimentarmi con il Sindaco di Calasetta Antonio Vigo che, conoscendo la caccia, ed essendo consapevole dei pericoli legati alla presenza di persone armate di fucile tra le abitazioni, in seguito alle numerose segnalazioni dei cittadini minacciati da uomini esaltati e armati, ha vietato la caccia nelle campagne del suo paese, con un’ordinanza che ha fatto infuriare i cacciatori della zona. Sicuramente, è una decisione che farà discutere e può essere un buon inizio per liberarci della caccia, o almeno per limitarne la pratica scriteriata. Durante la stagione venatoria 2010-2011, oltre alla strage di animali, sono morte 35 persone (34 cacciatori e 1 non cacciatore) 74 persone sono rimaste ferite, tra queste 13 erano persone comuni: non è proprio normale che uno “sport” abbia queste conseguenze, è ora di abolirlo.

Pranzo dell’amicizia con mirto e fantasia.

18 set

Sul monte, in questi giorni, prepariamo l’atterraggio dell’aereo autunno e del suo carico di piogge, di foglie rosse, di giornate luminose e corte, di terra bagnata e profumata, di fiumi ricchi d’acqua, di temperature più fresche. Lo facciamo sempre con tanto impegno, poiché alcune attività vanno seguite con molta attenzione, per esempio, aiutiamo gli scoiattoli, le marmotte e le tartarughe a preparare con cura la nicchia per il letargo, li dovrà ospitare per gran parte dell’autunno e per tutto l’inverno, quindi deve essere confortevole e sicura, e siccome in quel periodo loro sono molto vulnerabili e deboli bisogna anche organizzare un buon servizio di vigilanza per evitare che qualche malintenzionato li disturbi. E poi, naturalmente, aiutiamo i nostri amici pennuti a fare le valigie per i loro viaggi lunghi e avventurosi, pieni di insidie, soprattutto create dall’uomo, sono fatti così, non riescono a stare in un posto per troppo tempo, nemmeno loro sanno il motivo del loro vagabondare ma noi li accettiamo per quello che sono, è la loro natura, e sappiamo che torneranno sul monte, non tutti, ma torneranno. Ogni anno gli propongo una tuta antiproiettili per evitate le schioppettate dei cacciatori ma loro preferiscono essere liberi, nonostante tutto, e io li comprendo. I cacciatori. Oggi è un giorno particolare,  infatti dopo l’idiozia della pre-apertura di qualche giorno fa, oggi si è aperta ufficiamente la caccia, qui sul monte la caccia è vietata, però ci prepariamo ad accogliere tutti gli animali in fuga e tutti quelli feriti che riusciranno a raggiungere il monte per essere curati, abbiamo allestito come sempre un ospedaletto da campo per le prime cure. Insomma, tra giacigli da rendere morbidi, valigie da riempire, pallini e lacci da togliere, c’è da fare. Per non parlare dei pennuti che, invece, tornano sul monte per svernare, sono tutti stanchi, mezzo spelacchiati e indeboliti, bisogna ristorarli e aiutarli a recuperare le forze. Perciò il pranzo dell’amicizia deve essere particolarmente consistente per dare più energie a tutti. Lo faremo nella radura dei ginepri secolari, un luogo molto discreto e protetto dove ospitare tutti, e stavolta, io mi occuperò del dessert, sarà una cosetta leggera e molto semplice da preparare: un gelato alla panna innaffiato con il mirto bianco. Per prepararlo basta togliere il gelato alla panna dal cassetto del ghiacciaio perenne e disporne la giusta quantità (eh, regolatevi un po’ voi) dentro una coppa di fantasia, versarvi sopra, a mo’ di cascatella, il profumatissimo e delicato liquore al mirto bianco, preparato in primavera con le foglie del mirto (volete la ricetta? La trovate qui) dovrete poi munirvi di un cucchiaino dotato di sana golosità e assaggiare con la pacata gioia delle vostra papille gustative. Come sempre, siete tutti invitati, portate qualcosa, mi raccomando, una bottiglietta di energia, un pacchetto di ottimismo, o un sorriso, qua serve tutto :-)

Il mio personal trainer.

14 set

Il mio personal trainer è un bel giovanotto vigoroso, tutto muscoli e cervello, è entusiasta, affettuoso, divertente. Purtroppo, ha avuto un’infanzia difficile ma, grazie a delle splendide persone che si sono prese cura di lui e l’hanno sottratto alle grinfie della sua matrigna, si è lasciato tutto alle spalle, gli spazi angusti, la pioggia, il fango, la fame, la sete, e ora “fa cose, vede gente” va in giro, viene a trovarmi a casa e fa il personal trainer. Nella foto, lo vedete assorto mentre non ammira il mare ma pensa a come farmi muovere i quarti posteriori: corsa veloce o traino veloce?


Sono contraria alla vivisezione.

6 set

Qui sul monte, quando una marmotta ha il raffreddore la curiamo con le medicine per le marmotte e quando un essere umano prende l’influenza va dal medico, non dal veterinario, che gli prescrive farmaci per esseri umani. Nel caso della marmotta, così come del cane, del gatto, del topo, del tricheco, della tigre, il veterinario si raccomanda sempre di non somministrare farmaci per esseri umani e, allo stesso modo, il medico che cura gli esseri umani si raccomanda di non prendere medicine “ad uso veterinario” (casomai a qualcuno venisse in mente, che so, di usare il Frontline al posto dell’Autan, per scacciare le zanzare). Quindi, abbiamo bandito la vivisezione, poiché la consideriamo un’inutile crudeltà,  e nella Costituzione del monte abbiamo inserito un articolo apposito che incentiva la ricerca scientifica senza utilizzo di metodologie crudeli nei confronti degli esseri animati. Nel resto del mondo, gli animali vengono sezionati da vivi, ancora oggi, spesso senza anestesia, con la motivazione demagogica  “serve a salvare le vite dei vostri figli”, in che modo aprire il cranio di una scimmia viva possa aiutare a salvare il cranio di un bimbo, non si sa. La scienza ha bisogno di togliere il cuore ad un maiale per capire che senza non può vivere e questo viene considerato progresso.

Secondo le informazioni ottenute dalla LAV, dal Ministero della Salute, in Italia i numeri di tale progresso sono abbastanza preoccupanti. Infatti, questi sono, in parte, i dati relativi alla sperimentazione animale nel biennio 2008-2009:

• le autorizzazioni per gli esperimenti “in deroga” – ovvero l’impiego di cani, gatti e primati non umani, l’utilizzo a fini didattici o il non ricorso ad anestesia – sono aumentate da una media di 141 per il biennio del 2007-2009 a 204 per il 2008-2009: numeri quasi raddoppiati per procedure che invece, per legge (Decreto Legislativo 116/92), dovrebbero rappresentare l’eccezione in quanto regolamentate in modo restrittivo. Nell’anno 2000 erano 98.
• Nel merito dei test “in deroga” autorizzati dal Ministero della Salute nel biennio 2008-2009, continuano a essere svolti anacronistici e fallimentari studi relativi all’uso di droghe, alcol e fumo che tolgono fondi per ricerche incruente e a indispensabili campagne d’informazione sulla prevenzione.
• Le sperimentazioni senza ricorso ad anestesia sono le più dolorose per gli animali, eppure nel 2008-2009 sono state effettuate ben 350 procedure senza il ricorso ad alcuna forma di lenizione: esperimenti che hanno inflitto agli animali intensi e prolungati livelli di dolore.
• Le regioni con il maggior numero di procedure autorizzate rimangono: Lazio, Emilia Romagna, Toscana,  Lombardia e Veneto.
• Sono 11 i nuovi stabilimenti utilizzatori autorizzati dal Ministero della Salute nel 2008-2009 a fare ricerca su animali, per un totale che supera i 600 stabilimenti.
• Sensibile aumento dell’uso sperimentale di alcune specie nel triennio 2007-2009 rispetto al 2004-2006, in particolare: suini, caprini, scimmie (Ceboidea, Cercopithoidea), uccelli, rettili, pesci e altri mammiferi.

Eppure esistono centinaia di metodi alternativi di grande efficacia (modelli informatici, analisi chimiche, indagini statistiche come l’epidemiologia e la metanalisi, organi bioartificiali, microchip al DNA, microcircuiti con cellule umane) e altri potrebbero essere messi a punto investendo di più in questo innovativo settore della ricerca. Anni fa sembrava utopia fare ricorso a test senza animali, eppure oggi il 70% della ricerca biomedica, ovvero della biologia della medicina, non fa uso di animali (fonte: Istituto Superiore di Sanità) così come per verificare la contaminazione batterica di farmaci, per i test di gravidanza, per diversi test di tossicità su sostanze chimiche (assorbimento cutaneo, mutagenesi e genotossicità,  fototossicità, embriotossicità), in molti casi di verifiche igienico–sanitarie su alimenti o in molte esercitazioni a scopo didattico.

Comunque, noi del monte non siamo gli unici a voler vedere le povere cavie libere, c’è un signore, in Austria, che ha deciso di accogliere animali in difficoltà, tra i quali proprio quelli destinati alle sperimentazioni scientifiche e qui trovate un bel video di alcuni scimpanzè che, per la prima volta nella loro vita, vedono la luce del sole, è commovente.

Malta e i popoli migratori.

30 mag

Malta ha qualche problema con i popoli migratori e, con le sue azioni scriteriate, conferma quello che ho sempre pensato: chi non rispetta gli animali non rispetta nemmeno gli esseri umani. Lo scorso 18 maggio, il più grande stormo di cicogne bianche mai visto a Malta ha sorvolato l’isola e lì è sceso, per trovare riposo nel lunghissimo e faticosissimo tragitto della migrazione verso i luoghi di nidificazione. L’accoglienza riservata dai maltesi alle cicogne è stata quella delle grandi occasioni: decine di bracconieri le hanno attese col fucile in mano e gli hanno fatto la festa di benvenuto. Perché lo fanno? Perché uccidono delle splendide creature indifese? Perché stravolgono l’equilibrio della natura? Per un’esigenza fondamentale: impagliare le cicogne e mostrarle agli amici nelle serate in compagnia, praticamente un trofeo alla stoltezza, un modo per far capire a tutti il proprio livello di idiozia, se mai a qualcuno venisse il dubbio.

D’altra parte, Malta, ha realizzato il sogno proibito di tutti i cacciatori: sparacchiare al popolo migratore pennuto proprio nel momento di maggiore fatica e debolezza, senza nemmeno preoccuparsi di cosa prevede la normativa europea (la direttiva sulla conservazione degli uccelli selvati, nota come “direttiva uccelli”, 79/409/CEE) in materia di caccia. Infatti, la piccola isola delle vacanze studio, ha una vera e propria passione per la caccia primaverile e quella passione non è venuta meno neanche con l’ingresso nell’Unione Europea, tant’è che nel 2009 è stata dichiarata colpevole per aver concesso la caccia primaverile nel 2006 e nel 2007. Ma, non contenta della decisione della Corte di Giustizia, l’isoletta tutta dedita all’arte venatoria, ha deciso di riproporre anche per quest’anno la caccia in primavera, con alcune condizioni, tra le quali un avviso da inviare tramite sms alla polizia per ogni uccello abbattuto. Possiamo immaginare con quanta solerzia i cacciatori, dopo aver ucciso cinquanta tortore, si mettano a digitare sul telefonino “1 tortora in meno, passo e chiudo” per cinquanta volte (il limite era di tre uccelli per licenza).

Insomma, Malta non ne vuole proprio sapere di avere i cieli affollati di uccelli piumati durante la primavera.

E, a quanto pare, non ne vuole sapere nemmeno del popolo migratore con due zampe e pochi peli sul corpo, dal momento che continua a non soccorrere i disperati che arrivano da chissà dove, e transitano nelle acque di sua competenza (ma la questione è complessa) senza preoccuparsi minimamente del destino di quelle vite umane. Non dovrebbe servire una legge o un accordo internazionale per salvare una vita umana, basterebbe applicare il principio di umanità ma, evidentemente, a Malta il principio ha contenuti diversi che nel resto del mondo. Probabilmente, così come non vogliono traffico di piume in cielo, non vogliono nemmeno traffico di esseri umani per mare, e allora, dal momento che i maltesi ci tengono tanto alla calma e alla riservatezza, credo che anche i turisti dovrebbero cambiare rotta e scegliere località più accoglienti, insomma 1.300.000 turisti che ogni anno si riversano sull’isoletta devono essere proprio una scocciatura. Perciò, siate discreti e rispettosi, non scegliete Malta per le vostre vacanze.

P.S. se ancora non l’avete fatto, vi consiglio di vedere Il popolo migratore, bellissimo e commovente.

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