Palme al vento
Questa è una storia di ineguagliabile amore nel popolo, con due personaggi nel popolo. Efisia, che d’era una casalinga inquieta e inquietante che mangiava le telenovelas e non ne poteva più del marito che si divorava i ravioli a scivedde intere e ruttava, e Daniello, il postino che riforniva di posta tutto il quartiere di Sant’Arennera. La sua mamma lo aveva chiamato così perché la padrona di casa dove andava a ore ci aveva una figlia bellissima che si chiamava Daniela. A lei ci era nato un figlio ma il nome gli piaceva troppo e lo aveva chiamato così. Il babbo invece si era incazzato come un drago che diceva che d’era un nome da caghino. Il loro idillio era nato come un uovo in incubatrice e alla fine era esploso a fuochi di artificio. Uno spettacolo ed era anche un idillio. Daniello, che suonava il citofono da fuori il cortile, non si avvicinava e gridava “Postaaaa !!!” Non si avvicinava perché nel cortile girava un cane nero di un’enormità esagerata che bavava e aveva un sacco di denti grandi. Nel quartiere si diceva che una volta il padrone, che d’era un pazzo esaltato per i cani e che guidava un’apixedda col turbo a fare i trasporti per 50 euro, ci aveva fatto sbranare uno nieddu nieddu che gli aveva cercato la sorella bagassa. Daniello di quel cane ci aveva paura e non ci entrava nel cortile manco pagato. Ma Efisia lo guardava sempre dal balcone e Daniello si metteva vicino alle palme grandi di fuori del cortile, alla strada. Daniello la guardava sempre con gli occhi torbidi, così torbidi che sembrava appena uscito da ubriaco perso. Efisia ci mancava quasi il respiro se lo vedeva. Loro si volevano aggregare con passione da molto, ma questo bogino di cane non se ne andava mai, sempre a girare nel cortile, arrodu coddidi ! Alla fine però era arrivato anche marzo, che si sa che ci porta anche più vento del solito. C’era proprio vento a casino, che soffiava. A Daniello ci stava anche per volare il berretto delle poste. Efisia lo guardava sempre e aveva un sacco di desideri più torbidi degli occhi di Daniello. Il cane si era ammalato per il vento e gli era venuta la tosse canina: su meri lo aveva tenuto a casa con la coperta. Così Daniello finalmente era entrato nel cortile e aveva citofonato a Efisia per salirne. Efisia si era tutta ingiogazzata e se n’era uscita sul balcone, a vederlo. Tutto all’improvviso il vento aveva fatto un soffio più forte e ne erano volate un sacco di foglie delle palme e tre la avevano prenciata per bene, a badile, in faccia. Gridando come un’ossessa, Efisia se n’era caduta di sotto nel cortile e si era proprio ammazzata ! Daniello si era messo a gridare come uno scemo, disperato. Tutti si erano affacciati e se ne erano scesi in strada. Il cane, allora, con tutto questo casino a manetta, ci aveva buttato via la coperta e era uscito fuori pure lui: quando aveva visto Daniello lo aveva sbranato a pezzi, con quello che gridava. Nessuno era intervenuto a portarlo via per non farsi mordere dal cane, ma tutti gridavano “Tarrori ! Tarrori ! Sinci pappanta a cussu scimpru !” Ne era uscita proprio una tragedia e se ne erano venuti anche i vigili urbani e l’ambulanza, ma che ormai era tardi. Una vera tragedia piena di amore e sangue che verrebbe bene anche al cinema. Ci si dovrebbero mettere questi attori: Diego Abatantuono a fare Daniello, Letizia Casta o Monica Bellucci a fare Efisia e Scamarcio a fare il cane nero. Poi De Sica a fare il capo dei vigili urbani e Alvaro Vitali a fare il padrone del cane. Ci verrebbe fuori un successo più che planetario !






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