Il nostro Sant’Efisi ne protegge il Poetto
Come spesso e volentieri ne accade, la nostra mitologica Kasteddu, l’inenarrabile capitale del Mediterraneo, ne è appropriatamente cravata al centro degli avvenimenti più importanti a livello mondiale e ultraplanetario. E che d’è di importante? Is Americanusu che ne fanno guerra anche al Madagascar? E quando mai? Non fa notizia, che tanto ne fanno guerra a calincunu d’ogna borta che cussu presidenti Push sa bomba non gliene danno il gelato. Caterina Murena, la notoria shopgherl, fatta a documentario, dice “non buttatene l’aliga sulla spiaggia”? Cosa che la sanno anche sa pippialla meno scafata. Nooooo, la cosa importante è che il nostro grandioso e univoco Sant’Efisi la difende a Kasteddu da tutte le cose brutte! Tre secoli fa erano tutti disperati di una epidemia di peste che non vi dico: ci ha pensato Sant’Efisi con una gigantesca piòla a cielo aperto che ne ha cucinato pruppu a insalata, burrida e frittura di pisciu rè per tutti i Kasteddai, che a quelli delle bidde intorno non li facevano avvicinare tanti cani neri più di Scamarcio tranne, però, a questi di Pula, che ne dovevano portare is figus e figu morisca a frutta. E infatti poi lo portano, a giro, dalla grande Kasteddu fino a Pula e poi al fare il bagno a Nora, che poi ne torna indietro. Al massimo un po’ di dolor’e brenti a calincunu, ma la peste se ne andò totta strumpiata mala. Poi ne erano arrivati un secolo dopo i francesi ad assediarne la nostra mitica Kasteddu dal mare che ne erano invidiosi che Parigi era troppo poco. Sparavano palle di cannone dalle navi, ma Sant’Efisi se ne fece grande grande sui bastioni che le rimandava indietro con un racchettone de aicci: tutti i Kasteddai se ne erano appollati sulle mura a goderne lo spettacolo, urlando e facendo ghigni e televisori ai francesi, che alla fine se ne andarono poitta Sant’Efisi gli aveva affondato già una pariga di navi. Solo Boiccu su scimpru ne era morto, ma per colpa sua, che si era sporto troppo dalle mura e ne era caduto di sotto gridando comenti unu proccu che lo scannano. Ma di questi giorni Sant’Efisi ne ha anche superato se stesso e ha fatto vedere come ne dà dieci e una figurina a tutti i santi, mentre con i beati non c’è storia proprio. Anche la Giraffa fatta a editora me ne aveva mandato a vedere la scena per metterla dentro la tv per il nostro accallorato pubblico del satellite. E ne aveva ragione, che lo spettacolo era unico. Alla povera spiaggia de su Poettu, che ci piace troppo pure a tutti i Kasteddai, già ne avevano fatto troppe: prima se ne erano ripasciuti di soldi, a loro, buttandone perde e perdigoni fingendo che era sabbia nuova, ma la giustizia li ha presi. E si era capito che l’avevano cugurrata questi di Parigi, che loro non ce la avevano, e ne avevano mandato due di loro, Zironì e Ballettòn, a strumpiarla. Ma ora, dopo tante scimprate (pure su giru delle brasiliane a culo fuori , come se a Kasteddu non ce ne fossero già egue come se piovesse) ne era venuta pure una masnada di stronausu con pompette a gonfiarne una chiesa di gomma a farne concorrenza a Sant’Efisi. E no! Questo era appropriatamente troppo pure! Davanti a tutti quanti, milioni di persone tutti accallonati a guardare, Sant’Efisi se ne è messo a soffiare un vento, ma un vento de aicci che ne ha fatto volare tutto quanto, stronausu, predi e palloncini compresi! E poi se ne è tornato a casa sua tutto contento. Uno scioro incredibile, tutto fra gli applausi dei Kasteddai e pure le bandiere come se il Cagliari ne vinceva di nuovo lo scudetto! E a su Poettu così ce ne era di nuovo di più di spiaggia libera, è o no?






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