Bellissimo Paese, la Spagna, l’ho sempre amata, da nord a sud, ed è la terra dove mi piacerebbe vivere se già non vivessi nel posto più bello del mondo (eh, adoro l’Italia, nonostante tutto). Crudelissimo Paese, la Spagna, dove gran parte dei cittadini si reca all’arena per assistere all’uccisione dei tori come se andasse allo stadio a vedere una partita di calcio. Da bambina mi capitò di assitere ad una corrida e fu una cosa atroce, ricordo che alla prima banderilla conficcata nella carne del toro misi le mani sugli occhi e decisi che non avrei guardato nient’altro, e così fu, ma intorno a me sentivo solo le urla degli spagnoli che incitavano il torero ed esultavano ad ogni banderilla andata a buon fine (buon fine per il matador, mica per il toro) un olè tristissimo e lungo, ben cinque tori dovevano essere uccisi. Ancora non mi spiego per quale motivo sopravviva una tradizione del genere, o forse me lo spiego ma non riesco ad accettarlo, poichè le tradizioni possono anche serenamente estinguersi, se inutili e crudeli. Sembra che anche in Spagna qualcosa si muova nella giusta direzione, lo scorso anno la Catalogna ha abolito la corrida, con grande disappunto del resto degli spagnoli, perciò dal prossimo anno non si svolgeranno più corride, o almeno così si spera, dal momento che è stato presentato un ricorso alla Corte costituzionale e i sostenitori dell’inutile fiesta usano delle motivazioni economiche per fare pressione sulla regione, infatti la chiusura dell’arena prevede un indennizzo per i proprietari, per gli allevatori e per le associazioni di toreri e in tempi di crisi si tratterebbe di spese da limitare. Un vile ricatto. Basterebbe riutilizzare le arene per altri scopi, per altre attività, altri sport. Intanto, domenica, a Barcellona, si terrà l’ultima corrida, gli ultimi tori verranno sacrificati e mi dispiace non poterli accogliere sul monte.
L’ultima corrida.
22 set- Commenti 2 commenti
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- Autore lagiraffa
2 Risposte a “L’ultima corrida.”
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La giraffa
Quattro zampe; un lungo collo per permettere agli occhi di vedere lontano; un cuore troppo distante dalla testa per poter dialogare con il cervello; uno zoccolo duro per non farmi trasportare troppo dai sogni e, allo stesso tempo, per non farli scappare via; un piccolo monte, per accogliere le persone che amo, i nuovi amici e chi passa di qui per caso: benvenuti!
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Per fortuna certe tradizioni proseguiranno nella Spagna democratica, dove verrà dato a chiunque la possibilità di continuare ad assistere alle corride. Merita un posto d’onore tra le antiche tradizioni nobili dell’uomo. La lotta, non è vero che sia impari, tra l’uomo e gli animali. Non è impari perché se ci si prendesse la briga di conoscere meglio quest’arte la si conoscerebbe meglio, con tutte le sue regole ed i significati de los pañuelos che in Italia nessuno conosce. Spero che la petizione dei catalani a Rajoy abbia successo e si possa riaprire alle corride. Alfredo
Alfredo, qualche tempo fa i gladiatori lottavano nell’arena e oggi non ci rammarichiamo se quella tradizione si è estinta. Per rimanere ai giorni nostri, esistono tradizioni crudeli, con tutti i loro riti, come per esempio il rito dell’infibulazione, che andrebbero cancellate dalla storia dell’uomo. Per fortuna l’uomo si evolve e certe tradizioni crudeli e incivili si estinguono. Nel caso della corrida, si tratta di una pratica crudele, inutile, e sicuramente impari, dal momento che il toro è in una situazione di grande stress, circondato da una folla urlante, e deve essere comunque ucciso, se non dal torero (se è un incapace e non riesce ad uccidere velocemente l’animale facendolo soffrire ancora di più) dai peones, tra mille sofferenze, non capita mai che il torero incornato venga finito definitivamente da un altro toro con un’altra incornata. Spero che gli spagnoli prendano atto del fatto che si tratta di una barbarie che non gli fa onore e la aboliscano definitivamente.