“…e quella sera, Maria andò in chiesa, per ascoltare la messa dedicata ai morti. Appena aprì la vecchia porta laterale, si trovò immersa in un’oscurità rischiarata solo dalla luce tenue delle candele..tutti erano in piedi e la guardarono con affetto, l’accolsero come se stessero aspettando proprio lei, per iniziare la funzione, però, Maria non conosceva quelle persone, c’erano uomini, donne, bambini, ed erano vestiti con abiti chiari, come la loro pelle, avevano un sorriso mesto, con una mano tenevano una candela mentre, con l’altra, le indicavano la strada verso il suo posto. Una delle persone che l’accolsero consegnò anche a lei una candela, che Maria tenne in mano per tutta la durata della messa, immersa in un’atmosfera diversa dal solito, più silenziosa e composta, con la sola luce delle candele. Maria teneva in mano la candela che, stranamente, non si era consumata, era una cosa proprio strana e, quando arrivò il momento di tornare a casa, pensò di doverla restituire alla donna che gliel’aveva consegnata ma la donna, senza dire una parola, sorrise e con un cenno le fece capire che poteva tenerla e così la mise dentro la borsetta. Quando uscì dalla chiesa, Maria si rese conto che era notte fonda, a quel tempo i lampioni erano pochi e la strada era illuminata dalla bianca luce della luna piena, quindi percorse il tragitto verso casa a passi veloci, perché con il buio i malintenzionati potevano combinare cose molto brutte, si sapeva. Finalmente, Maria arrivò a casa e accese la candela infilata nella bugia, quella che solitamente usava quando si svegliava la notte, e con un po’ di luce decise di guardare meglio la candela che le era stata donata in chiesa, così la portò fuori dalla borsetta, la mise accanto la candela e… si accorse che, in realtà, era l’osso di un morto…”. Ecco, questi erano i racconti dei pomeriggi estivi a casa di mia nonna, quando ero una bambina ultra fifona ma curiosa, li adoravo, adoravo tutte le storie che mi raccontava (nella maggior parte dei casi si trattava di racconti della sua vita abbastanza travagliata) ma i racconti horror erano i miei preferiti, erano quelli che non mi facevano dormire la notte e mi facevano guardare continuamente sotto il letto, per assicurarmi che non ci fosse qualche fantasma o zombie nascosto. I racconti di questo genere, in Sardegna, erano molto diffusi, soprattutto quando non c’era la televisione e le persone si riunivano, nelle notti d’estate, nelle strade del vicinato, quando ero piccola era un’usanza già un po’ dimenticata ma mia nonna la portava avanti con me, che ero un’ottima ascoltatrice, anzi pendevo letteralmente dalle sue labbra e ancora oggi, se capita, le racconta. Chissà perché le cose che fanno paura, quelle misteriose e incomprensibili, sono anche le più affascinanti. Non vedo l’ora di incontrare dei bimbetti curiosi, ih, ih.
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i racconti dei nostri nonni fanno parte della nostra piccola “storia” e sono belli, sia che siano reali sia che siano romanzati. In Sardegna si usavano i contos de foghile, ma ormai si sono persi nel tempo. Vedrai che i bimbetti curiosi danno filo da torcere anche alle streghette più paurose
..cioè che fanno paura (mejo, de paura)
e che hanno paura
brrrr, bimbetti da brivido, che paura
A me i racconti de paure me li raccontava mia mamma. Era molto brava. Ancora adesso, se di notte arriva un vento gelido e non si sa da dove arriva, ho un brivido…
Ma forse si tratta del vento gelido?
No, Fra Puccino, non si tratta del vento gelido. Buh!
Io ricordo con grande emozione le fiabe dei Fratelli Grimm. Fiabe di terrore non ne ricordo ma sicuramente sono intriganti.
Il mistero ci affascina, quello che é conosciuto annoia forse e aver paura é adrenalinico (quando é una paura finta ovviamente)
..no, non è la bora, non è il maestrale…è il freddo terrore che s’insinua fra i denti e le ginocchia…ti tocca viscido come un burropardo, ti sfiora come un pippistrello, ti soffia come un gatto nero, ti ruggisce come un coniglio mannaro…ti sbrana come un serpente grasso! e allora non hai più scampo!
io mi ricordo di quando mio padre mi raccontava le storie di Re Manfredi. Ah, che tempi, ragazzi.
* Daniele, anch’io ricordo le fiabe dei fratelli Grimm, avevo consumato il libro che le raccontava..ed erano sicuramente più piacevoli dei racconti “de paura”
* Manfredi, che meraviglia! Ti raccontava una fiaba vera
Ricordo che la mia nonna materna mi faceva salire sul suo letto, di pomeriggio, dopo che si era svegliata dal riposino, e mi raccontava tutte le favole che conosceva e storie popolari che aveva ascoltato dai suoi nonni e quando voleva farmi un po’ di paura, perchè così poi la abbracciavo, si slegava i capelli bianchissimi che le arrivavano fino alla punta dei piedi sembrando una strega vera e propria.
And, allora, tua nonna, oltre ad essere una brava narratrice era anche un’ottima interprete!
Io non ho avuto nonne che mi raccontassero queste vicende a metà strada tra favola, horror e memoria. Però ne ho ascoltate parecchie all’ora del caffè dopo mensa alla Casa dello Studente di Sa Duchessa e in quella di Via Biasi.
Ti ho mandato una cosetta via m@il.
Ciao Copy, erano inquietanti ma anche molto affascinanti, mi chiedo se adesso ci sono bambini che hanno la pazienza di ascoltarle. Vado a controllare la posta!