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Qualcosa mi sfugge nell’accanimento del governo nei confronti della pillola abortiva (ricordo che la RU 486 è un farmaco che dà la possibilità alle donne di attuare una pratica già esistente nel nostro Paese, già garantita dalla Legge 194 del 1978, ossia l’interruzione di gravidanza, con modalità differenti rispetto all’intervento chirurgico e l’Agenzia del Farmaco l’estate scorsa ne aveva autorizzato il commercio). Dunque, noi viviamo in un Paese dove il sesso è semplicemente un argomento pruriginoso, oggetto di pettegolezzo al bar sport e dal parrucchiere; dove l’unica forma di educazione sessuale che ricevono i ragazzi è quella fornita dai telegiornali e dalle trasmissioni televisive nelle quali si parla esclusivamente di sesso mercenario, e nelle quali una prestazione sessuale ha un prezzo, è una forma di educazione sessuale molto bizzarra, poiché, per esempio, la vagina, il pene, l’utero, i testicoli, non possono, non devono essere nominati ma solo immaginati morbosamente e soltanto in funzione di una prestazione che rientra in un listino prezzi ma, per esempio, a nessuno viene spiegato come funziona il proprio corpo, come dovrebbe essere vissuta la sessualità, in modo libero e sano. Questo è un Paese dove il corpo di una donna viene comprato a pezzi, meglio se con aggiunte intriganti che soddisfino desideri prepotenti ma veloci, e dove non interessa molto diffondere una cultura di libertà d’espressione, di conoscenza tra esseri umani, di rispetto, di sincerità, e dove i migliori rappresentanti del sesso usa e getta, compra e butta via, sono i politici, i rappresentanti di istituzioni importanti, quelle che un tempo suscitavano  rispetto, i quali comprano pezzi di donne come se comprassero etti di prosciutto al supermercato. Un Paese nel quale, per esempio, non è concepibile vendere i preservativi nelle scuole, non è concepibile nemmeno pensarlo perché immorale, anche se non si comprende esattamente a chi possa nuocere l’uso o solo la vista di un distributore di profilattici. Qualcosa mi sfugge, perché quei politici dimostrano spudoratamente, con i loro comportamenti quotidiani, di non avere alcun rispetto né per le donne né per sé stessi, se sono ridotti a mendicare e comprare sesso per sentire di valere qualcosa, eppure usano il rispetto per le donne come argomento utile per dimostrare, a quella parte del mondo ecclesiastico che li sostiene, di portare avanti principi morali in realtà inesistenti. E, in tutto questo, la cosa che non mi sfugge ma mi rattrista molto è il fatto che anche le donne, rappresentanti delle solite istituzioni, si prestino a simili giochi di potere, senza lottare per mantenere il rispetto di una pratica che viene già garantita dalla legge, un diritto per il quale tante donne, e pure tanti uomini, hanno lottato in passato, dimenticando che esiste un mondo là fuori fatto di esseri umani in carne ed ossa in attesa di qualcuno che si occupi seriamente dei loro problemi. 

(la foto l’ho presa da qui)

C’erano una volta un asinello ed un cane ignari dell’esistenza sulla Terra di esseri viventi a due zampe appartenenti alla specie umana “anomali”, infatti la specie homo sapiens, in molti casi, annovera rappresentanti ancora fermi all’epoca preistorica. Un giorno, l’asinello ed il cane ebbero però l’occasione di fare la conoscenza di uno di quei rappresentanti e compresero molto velocemente il significato della violenza gratuita, concetto inesistente tra gli esseri viventi diversi da homo sapiens, poiché tra loro la violenza è solitamente legata alla lotta per la sopravvivenza o alle lotte per il territorio. L’asinello ed il cane, in realtà non avevano alcuna intenzione né di togliere i viveri a homo sapiens né di rubargli il territorio, a loro bastava stare al mondo senza che nessuno gli rompesse le scatole, un po’ come accade anche a molti esseri umani. Dunque, l’incontro non fu fugace ma si trasformò in convivenza, per la convenienza dell’essere umano, e non fu delle più serene anzi, diciamo pure che fu atroce: l’asinello provò sulla sua pelle e sulla sua carne la crudeltà di quella sottospecie di uomo il quale, oltre a sfruttarlo, lo infilzava ripetutamente con un forcone; il cane da parte sua ebbe modo di conoscere bene, molto bene, cosa significa ricevere ogni giorno la propria razione di badilate in testa. Ogni santo giorno, per anni. Fino a quando altri esseri umani decisero di liberarli da quella violenta schiavitù: il cane trovò ricovero presso un homo sapiens mentre l’asinello, considerate anche le dimensioni, è ancora in cerca di un essere umano che lo tratti con amore e lo rispetti.

Tutto questo accade in Italia.

Gli animali sono stati salvati dalle guardie zoofile della L.A.C. del Veneto che ora cercano qualcuno che possa prendere in affidamento l’asinello, se tra di voi c’è qualcuno che può aiutare il povero animale a trovare una sistemazione, che gli permetta di vivere serenamente almeno il resto della vita, può contattare il capo nucleo delle Guardie della LAC di Padova Luca Zampieri al 348.3600045.

Ma quale pausa pranzo?

Sinceramente, quando leggo certe notizie ormai non so più se ridere o farmi girare le corna “a frullatore”. Per esempio, in un periodo di profonda crisi economica, esiste gente, come il ministro per l’attuazione del programma del governo (ministero per me totalmente incomprensibile, dal momento che ogni ministero, con la propria azione, dovrebbe attuare il programma governativo, nel settore di competenza ma tant’è, a Palazzo Chigi c’era una stanza vuota da riempire) l’onorevole Gianfranco Rotondi, democristiano tutto d’un pezzo, che racconta al mondo la sua personale ricetta per curare i mali dell’Italia lavorativa e lavativa di oggi: saltare la pausa pranzo. Naturalmente, è un argomento che riguarda solo gli italiani che ancora hanno un lavoro e ancora riescono a fare un pranzo ed una cena al giorno, tutti gli altri sono già in lista per ricevere l’onorificenza “lo stomachino vuoto che aiuta lo Stato”, per il grande contributo dato al PIL (il pil che uno deve farsi crescere nello stomaco per sentire certe cose). Comunque, voglio dare anch’io il mio contributo alla soluzione dei problemi italici e, nel caso il salto del pranzo non dovesse funzionare, mi permetterei di suggerire al ministro una soluzione aggiuntiva piuttosto efficace: un bel paio di catene da legare alla caviglia dei lavoratori, ed il PIL sarà più felice.

Fini, Presidente della Camera dei Deputati, rivolto ad alcuni ragazzi immigrati: «Qualche volta vi pesa essere qui? C’é qualcuno che ve lo fa pesare? O qualche volta c’é qualche stronzo che dice qualche parola di troppo?».

Calderoli, Ministro per la Semplificazione, non può non cogliere l’occasione: «Fini ha perfettamente ragione a dire che è stronzo chi dice che lo straniero è diverso. Ma è altrettanto stronzo chi illude gli immigrati».

A questo punto, mi aspetto che da un giorno all’altro i nostri “uomini delle Istituzioni” organizzino le Olimpiadi di sputo in lungo.

Assenti giustificati.

Oggi, aprendo la pagina di Google, ho scoperto che si festeggia la giornata universale dell’infanzia, evidentemente il mondo è sembrato insufficiente per i festeggiamenti e quindi si è coinvolto direttamente tutto l’universo. Come spesso accade, quando si organizzano grandi festeggiamenti, qualcosa può sfuggire agli organizzatori, talvolta sfugge la torta, altre volte gli invitati, altre ancora i palloncini colorati. Questa volta, sono sfuggiti gli ospiti d’onore, cioè i bambini. In Italia, per esempio, circa 1 milione e 700 mila bambini non potranno partecipare all’evento, alcuni saranno impegnati a cercarsi da mangiare, molti saranno in qualche buco chiamato casa a sentire crampi allo stomaco per la fame, freddo e tristezza, altri saranno per strada, emarginati dai loro compagni di scuola e guardati con fastidio da molti adulti che, al contrario, parteciperanno ai festeggiamenti universali, molti di quel milione al di sotto degli undici anni saranno sfruttati e saranno impegnati a subire violenze sessuali e, quindi, non potranno garantire la loro presenza alla festa in loro onore. Anche altri bambini avranno difficoltà a partecipare, per esempio, alcuni festeggiati dello Zimbabwe saranno impegnati nel reparto di pediatria della clinica Family Support Clinic, a farsi curare le lesioni fisiche e psicologiche dovute alle violenze sessuali subite, considerando che da quelle parti ogni giorno circa 20 bambini vengono violentati, si può immaginare che saranno in tanti gli assenti giustificati, tra questi è compreso un bambino di pochi giorni, segno che la follia umana è veramente illimitata. Altri festeggiati, invece, saranno impegnati a raccogliere mirtilli negli Stati Uniti, sono sopratutto bambini messicani, hanno ovviamente le manine piccole, perfette per raccogliere le piccole bacche che, probabilmente, serviranno per guarnire le torte della loro festa, alla quale parteciperanno altri bambini presumibilmente meno impegnati. Purtroppo, ci saranno molti altri assenti giustificati ma la lista è troppo lunga per poter essere inserita in un piccolo blog, però mi piacerebbe che, una volta tanto, anche i famosi “grandi della Terra” mettessero da parte l’ipocrisia e facessero qualcosa di serio e concreto per dare una fetta di torta a tutti gli ospiti d’onore, magari evitando i festeggiamenti e limitandosi ad un pasto caldo ogni giorno.

Chi l'ha detto che in Sardegna non c'è acqua?

Ci hanno privatizzato l’acqua. Come dite? Ce l’avevano già privatizzata col governo Amato? Nooo, cari amici vicini e lontani, oggi fanno di più, mooolto di più e con metodi molto più convincenti: il Governo ha posto la questione di fiducia sul decreto legge relativo alle disposizioni per l’attuazione di obblighi comunitari etc. che comprende, tra le altre cose, la bella norma sull’affidamento dei servizi locali alle aziende private, servizi tra i quali c’è anche l’acqua. La questione di fiducia è un metodo molto convincente ed efficace per far approvare le leggi, qualcuno potrebbe pure definirlo una specie di ricatto, dal momento che il governo senza la richiesta (richiesta? Pretesa? Imposta?) fiducia del Parlamento si dimetterebbe e, in questo momento, pochi hanno voglia di andare nuovamente a votare, ma io non ho titolo per dire che si tratta di ricatti istituzionali. Essendo solo una giraffa qualunque, mi limito ad osservare che, quando si tratta di beni comuni, beni essenziali per la collettività, le decisioni andrebbero prese con qualche parere in più, con qualche riflessione condivisa, e, soprattutto, certe decisioni non andrebbero mai prese. Il governo ha incassato la sua vittoria, ottenendo la fiducia, e non ha perso tempo a spiegare agli italiani quali vantaggi porterà loro la privatizzazione di un bene essenziale come l’acqua, il Forum italiano dei movimenti per l’acqua invece, ci aiuta a capire cosa accadrà in futuro, grazie a questa privatizzazione:

Quali danni provocherà quest’ulteriore sferzata di privatizzazione dell’acqua dopo quella già messa in moto dal governo Amato nel 1994?
Partendo dal concetto che il privato deve fare profitti e che i profitti si fanno a discapito degli investimenti, riducendo il costo del lavoro e alzando le tariffe, i dati dicono che dal 1994 al 2005 sono stati utilizzati 700 milioni di euro come investimenti sulla rete idrica, a fronte dei 2 miliardi di euro investiti nei 10 anni precedenti.
Quasi il 50% degli investimenti previsti nel 2008 non è stato ancora realizzato, mentre le tariffe aumentano in modo esponenziale, anche fino al 300% (vedi Arezzo e Latina).
Se fino ad oggi, in questo settore, si è riusciti a contenere i livelli occupazionali, con questa ulteriore privatizzazione inizierà, come già successo nel settore elettrico e delle telecomunicazioni, un massiccio intervento a suon di mobilità, esodi agevolati, prepensionamenti e qualsiasi altra forma di licenziamento
”.

Muoviamoci, prima che a qualcuno venga in mente di vendere il cielo al supermercato.

Cucina garibaldina.

Si dice che per essere dei bravi cuochi sia necessario avere tanta fantasia, passione per il buon cibo, amore per chi dovrà assaggiare i manicaretti (sé stessi o gli altri, sempre amore è). Ebbene, io aggiungerei che per esseri dei cuochi sublimi, bisogna avere anche tanto coraggio e la tempra di un guerriero e, sotto questo aspetto, modestamente, cuoca sublime lo nacqui e ieri ne ho avuto conferma: sono una garibaldina della cucina. Ieri, al calar della notte, con spirito stoico, impavido, indomito, mi accingevo a preparare un’insalata di riso che mi sarebbe stata utile per oggi e, siccome per la mia personale ricetta serve un po’ di succo di limone, ho deciso di cogliere il limone direttamente dalla pianta, per rendere l’insalata ancora più bio, più eco-sostenibile, più sana, i miei limoni ricevono solo acqua e tanto amore (!!) niente e nessun altro limone al mondo avrebbe potuto sostituirli. Quindi, sempre con spirito stoico, impavido, indomito, in piena notte, alla sola luce delle stelle che brillavano alte nel cielo io, la cuoca guerriera, mi avventuravo nel verde rigoglioso del giardino, accompagnata, anzi, scortata dai fidi gatti i quali, com’è noto, invece di camminare al fianco delle persone camminano tra le loro gambe, perché così è più bello. Dopo aver schivato le spine delle rose, oltrepassato il pantano formato dalle bacche mature del corbezzolo, superato i rami dell’alloro, sono finalmente giunta in prossimità dell’albero di limoni, vecchio ma dignitoso, ancora glorioso, ricchissimo di foglie ma non di limoni maturi, e mi accingevo a scrutare tra i rami, le foglie, il cielo scuro, le stelle, i miao, per scovar un limone che avesse i segni della raggiunta maturazione, o maturità commestibile (?). Finalmente, dopo intensa perlustrazione, ho individuato un limone piccolo ma apparentemente giallo, perciò con cuore impavido, selvaggio, coraggioso decidevo di coglierlo, sebbene fosse sulla cima dell’albero, e a quel punto venivo centrata in pieno occhio da qualcosa che si staccava dalla pianta, presumibilmente una foglia, o forse un rametto, a quel punto l’occhio destro era inutilizzabile ma, stoicamente, in qualche modo riuscivo a raggiungere il rifugio domestico, per rendermi conto che il limone era effettivamente giallo ma solo perché la parte interna era scoperta, in pratica era inutilizzabile, quindi non mi rimaneva che andare all’infermeria del reggimento, ossia la guardia medica, per farmi medicare l’occhio e rinviare la preparazione dell’insalata di riso al giorno seguente, mancava l’ingrediente sfizioso ma volete mettere il gusto dato dal coraggio?!

Problemi di fame.

A Roma, in questi giorni, i più grandi cabarettisti (ops, scusate, rappresentanti degli Stati) del mondo si riuniscono per affrontare il problema della Fame nel mondo, quella specie di entità oscura della quale tutti i potenti si preoccupano ma che solo (solo) qualche milione di persone conosce bene da vicino. Si dovrebbe parlare di quella fame che brucia lo stomaco, fa prosciugare l’organismo e porta alla morte in molte parti del mondo ma, conoscendo le sensibilità dei nostri rappresentanti, è facile immaginare che la fame messa all’ordine del giorno sarà un’altra e riguarderà, presumibilmente, quel cibo che ha un bel paio di gambe lunghe e misure adatte a sfamare tutti gli appetiti. Il primo a manifestare i primi segni di morsi al basso ventre è, incredibilmente, uno dei personaggi più morigerati e pacati della storia mondiale degli ultimi quarant’anni: Muammar Gheddafi, soave dittatore accolto con grandi onori ovunque si sposti. Ebbene, il Soave, assai dispiaciuto ma rassegnato all’idea di non poter risolvere il problema della Fame nel mondo, ha pensato di affrontare la sua fame di cultura cercando  “500 ragazze piacevoli, tra i 18 e i 35 anni, alte almeno un me­tro e 70, ben vestite ma, rigoro­samente, non in minigonna o scollate” per “avere alcuni scambi di opinione e donare omaggi libici”, si sa che le donne tra i  18 e i 35 anni alte almeno 1 metro e 70 sono le uniche in grado di affrontare seri scambi di opinione, su qualunque argomento, per non parlare di quelle alte 1 metro e 75 o 1, 80. Lo scambio di opinioni ha riguardato la conversione delle ragazze all’islam, basata su argomenti molto profondi e convincenti quali, per esempio, la clamorosa rivelazione del più grande bluff della storia dei tempi: la persona morta in seguito alla crocifissione non era Gesù ma un suo sosia. In effetti, l’argomento è convincente, soprattutto perché proviene da una persona che di queste cose se ne intende, essendo l’unico caso di “effetto Dorian Gray” tra esseri umani, infatti, da qualche parte nel mondo, in Svizzera o nel deserto, dev’essere senz’altro conservato un gemello di Gheddafi che, avendo fatto un patto col diavolo, rimane sempre giovane mentre il gemello pubblico manifesta in ogni modo possibile i segni del decadimento fisico, mentale e, soprattutto, ormonale. Comunque, l’interessante scambio di opinioni (somigliante ad una selezione di future giovani spose, visto che l’islam ammette la poligamia) ha prodotto risultati positivi per il Soave, visto che alcune donzelle hanno deciso di convertirsi all’islam dopo solo qualche ora di catechismo, evidentemente, il nostro (anzi, il loro, per fortuna) sa dove cercare. E pensare che mi mancava solo 1 cm. .

Il paese è reale.

Una canzone certamente non cambierà il mondo ma può aiutarlo ad uscire dal torpore, perdonatemi se non è easy like Sunday morning ma in questo periodo va così ;-)

Dici sempre le preghiere
Conti sempre fino a dieci e
Preghi ancora che
Non tocchi a te

Decidere

 

Piangi fermo in tangenziale

Inseguivi una cazzata

Era splendida e dorata

Fresca e avvelenata

 

Ma il paese sa affondare

Tutto intorno a te a ballare

Bestemmiando disprezzare

E riderci un po’ su

 

E tu vuoi far qualcosa che serva

E farlo prima che il tuo amore si perda

 

Non ti accorgi che se lo vuoi tu

Quel che valeva poi non vale più

Se ti han detto resta a casa

Vola basso non scocciare

Se disprezzi puoi comprare

Se vale tutto niente vale

Se non sai più se sei un uomo

Se hai paura di sbagliare
Se hai solo voglia di pensare

Che fra poco è primavera

Adesso fa qualcosa che serva

Che è anche per te se il tuo paese è una merda

 

C’è una strada in mezzo al niente

Piena e vuota della gente

E non porta fino a casa

Se non ci vai tu

 

Io voglio far qualcosa che serva
Fammi far solo una cosa che serva

Dir la verità è un atto d’amore

Fatto per la nostra rabbia che muore.

La canzone è degli Afterhours.

 

P.S.  se volete firmare l’appello di Saviano, lo trovate qui, mentre tutto quello che volete sapere sul NO – B – Day lo trovate qui (anche se, a mio parere, dovrebbero andare a casa pure molti altri).

Tsao.

e-alloraridottaAvvertenza: trattasi di paranoie.

 Era bello il mondo, prima dell’avvento del tsao, era proprio bello: sui monti scorrevano latte&miele, limpidi ruscelli, i fiori si svegliavano salutando la rugiada; nel mare i pesci sguazzavano felici tra le onde; nelle città ci si guardava e ci si salutava, gli uomini e le donne parlavano la stessa lingua e si dicevano “ciao”, “buongiorno”, buonasera”, “arrivederci”, “oggi è una bella giornata”, “oggi è brutto, guardi quanta pioggia cade”, etc. etc., a seconda dell’umore e della voglia di socializzare, ma era bello, ci capivamo, parlavamo la stessa lingua e avevamo le fragole nel giardino. Poi, non si sa come, non si sa perché, un giorno qualunque degli anni ’90 qualcuno creò il tsao, e tutto cambiò, gli esseri umani si ritrovarono nuovamente immersi nel caos linguistico primordiale: il “ciao” diventò tsao, il “buongiorno” mutò in “buontzorno”, buon pomeriggio in “buon pomeritzo” e frasi complesse diventarono incomprensibili “otzi è una bella tzornata”, “otzi è brutto, guardi quanta piotza cade”. Non si sa perché, non si sa per come. Inizialmente, il tsao si diffuse grazie alle giovani donzelle che, probabilmente, per intenerire e conquistare il maschio cacciatore, utilizzavano modi di fare infantili, da bimbette di due anni, al massimo quattro, va, stravolgendo tutte le regole della pronuncia che gli esseri umani mentalmente sani usavano, poi il fenomeno è diventato incontrollabile e, invece di estinguersi naturalmente come speravo, si è diffuso enormemente per arrivare fino alle ragazzine preadolescenti, alle ultratrentenni e addirittura ai maschi. Devo riconoscere che, in molti casi, il tsao  è servito allo scopo, gli uomini subivano il fascino delle donne-bimbe e cedevano al secondo tsao, sembrerebbe una cosa vagamente pedofila mentre, in realtà, è solo istinto di protezione del maschio il quale, purtroppo, scopre in ritardo che la bimba-donna in realtà è una virago più oppressiva delle donne normali, ma pazienza. Però, non mi spiego il fenomeno al maschile: perché anche i maschi dicono tsao? Forse, per conquistare provano a stimolare l’istinto materno di ogni donna? Ma, allora, cari maschioni micioni, vi do un consiglio da zia: per conquistare una donna passando per l’istinto materno è sufficiente adottare un cagnolino e portarlo a spasso per la città o ai giardini pubblici (ops, tzardini pubblitzi) dimostrerete anche di essere in grado di prendervi cura di qualcosa che non sia il vostro taglio di capelli, a meno che abbiate qualche allergia agli animali da compagnia o vogliate essere adottati voi stessi e allora, cari ragazzi, continuate così e, mi raccomando, che il guinzaglio sia abbinato alle scarpe, però usate il tsao solo con l’oggetto del desiderio, pliiis, se incontrate una giraffa per strada, salutatela liberamente con un bel “ciao”, vi sentirete più felici pure voi.

(e farete contenta anche la mia gatta)

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