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Mannaggia a zia Mame.

Zia Mame è una signora (ma lei non vorrebbe mai essere definita così) affascinante, piena di vita, di allegria e di ottimismo; veste in modo originale, oggi sembra una bambola giapponese, domani una donna indiana, dopodomani chissà, indossa preziosi bracciali e ha le unghie laccate di un verde molto tenue; è progressista, anticonformista e creativa, ama la psicanalisi, il teatro, andare per negozi, arredare case, prendersi cura del nipotino e aiutarlo a sentirsi libero; inizia a lavorare (che orrore, per lei!) solo nel 1929, quando la grande crisi fa saltare i suoi investimenti in borsa e lei non si perde mai d’animo, va avanti e affronta mille peripezie; zia Mame è tutto, e anche di più, è sincera, ma non è proprio una signora virtuosa e nemmeno finge di esserlo, questo la rende ancora più affascinante. Insomma, zia Mame mi ha conquistata e, per colpa sua, io avrò sulla schiena un’abbronzatura a strisce perchè, stamattina, leggevo le sue avventure e mi hanno talmente coinvolto che ho scordato addirittura (addirittura!) di slacciare il costume per evitare l’effetto zebra sulla schiena (su una giraffa non è proprio il massimo..) una cosa mai accaduta prima. Zia Mame è un libro di Patrick Dennis, pubblicato per la prima volta nel 1955 e oggi pubblicato da Adelphi, se avete voglia di essere travolti da un’ondata di ironia, ve lo consiglio.

P.S. a proposito di libri, ho letto che il premio Strega è stato vinto da Tiziano Scarpa con il libro Stabat mater, so di andare controcorrente ma, pur avendo acquistato il libro qualche mese fa con tanto entusiasmo, non sono riuscita a finirlo, non l’ho trovato né poetico né profondo, piuttosto un po’ noioso, ma sono solo una lettrice.

GIRAFFA WRITERDa bambina, dopo aver visto uno dei tanti film su san Francesco e santa Chiara, mi era venuto un dubbio assillante (sono sempre stata una piccola paranoica, eh, sia chiaro a tutti) che riguardava i capelli di Chiara: li tagliava, con grande foga, e seguiva Francesco nella sua vita di povertà e preghiera. Dal momento che il dubbio coincideva con la preparazione alla prima comunione, presi coraggio e proposi il mio dubbio al prete della mia parrocchia, una persona intelligente, il quale, dopo la sorpresa iniziale per la piccola paranoica, mi diede una risposta illuminante: santa Chiara ha tagliato i suoi capelli perché sono simbolo di vanità e la vanità non piace al Signore. Semplice e chiaro. Un concetto che oggi capisco ancora meglio, soprattutto quando leggo notizie che mi sembrano incredibili mentre, invece, sono verissime: la Chiesa ha deciso di indagare sulle suore americane, considerate troppo progressiste perché hanno smesso gli abiti monacali, hanno lasciato i conventi, diffondono il cattolicesimo, vivono in “totale dedizione a Cristo” e si impegnano “per il bene di tutta l’umanità” ma lo fanno in mezzo alla gente e non si accontentano di essere trattate come “forza-lavoro ecclesiastica”. Questo significa essere delle ribelli e meritare ben due indagini da parte della Chiesa. D’altra parte, non bisogna essere vanitose, è necessario coprirsi per benino, stare chiuse tra quattro mura, essere modeste, umili e, soprattutto, zitte. Sono d’accordo (va be’, ipotizziamo che lo sia) ma non capisco per quale motivo non destino lo stesso stupore i preti in jeans e maglietta, che vanno al mare con uno slip rosso (visto) o vanno in giro con il Suv (visto) che mi pare un bel simbolo di vanità. Un dentista inglese musulmano, invece, non riuscendo a concepire un molare privo di velo, conservava in una scatola del suo studio, una scorta di hijab, da far indossare alle sue pazienti musulmane, in caso di rifiuto, le poverette tornavano a casa con il mal di denti. Sempre l’ossessione per il velo, per la vanità delle donne?, o forse solo l’ossessione per le donne e la loro libertà? O forse solo idiozia. A ‘sto punto, o si prevede un immenso velo per tutte oppure si predispongono delle bende belle spesse, magari di lana, per chi non sopporta la visione di una donna con la chioma al vento, anche perché cavargli gli occhi mi pare, sinceramente, eccessivo.

L’amico è.

Io ho il cuore tenero, perdincibacco, con me i film o i libri strappalacrime non funzionano, perché le lacrime non me le devono strappare, scendono già con il trailer; e non parliamo, poi, delle storie vere, quelle d’amore o di grandi amicizie quelle, per esempio, in cui l’amico non dividerebbe una montagna ma andrebbe a piedi forse fino a Bologna per un amico in più, per un amico in piùùù (scusate, mi si è aperto il file con le canzoni di Cocciante, è il caldo). Mi commuovo. Ecco perché quando ho letto la lettera accorata di Maz, ossia il giudice della Corte Costituzionale Luigi Mazzella, dedicata all’amico Silvio I, mi sono commossa, e ho trattenuto a stento le lacrime, già alla prima frase “caro Silvio, siamo oggetto di barbarie ma ti inviterò ancora a cena”. Io non posso, non posso, non posso leggere queste cose, a me la devozione, l’amicizia vera, disinteressata, profonda, smuove qualcosa, qualcosa nel cuore e, qualche volta, pure qualcosa nello stomaco e, a volte, addirittura qualcosa nell’intestino tenue, mi commuove. L’amico Mazzella, il prossimo mese di ottobre, dovrebbe decidere insieme ad altri giudici della Corte sulla legittimità costituzionale del lodo Alfano, quindi dovrebbe prendere il benedetto lodo (quello che garantisce l’immunità totale&globale alle prime quattro cariche dello Stato, e sospende tutti gli eventuali processi, per tutta la durata del mandato) prendere la Costituzione e vedere se i due testi possono andare d’accordo oppure no e, nel caso, eventualmente, dichiarare incostituzionale il lodo e non dichiarare la Costituzione alfanamente illegittima. Ma questo è un particolare, che non fa commuovere nessuno. La cosa che mi ha smosso l’intestino tenue è l’amicizia, infatti, è solo per amicizia che Luigi Mazzella ha invitato a casa sua, per una cena tra amici, un altro giudice della Corte, il ministro Alfano, il sottosegretario Letta, i presidenti delle commissioni Affari costituzionali della Camera, e Lui, Silvio I, si tratta di amicizia e amore comune per la Costituzione, s’intende. Mi commuove questa amicizia che va oltre la decenza, oltre il ciarpame senza pudore, oltre le regole del diritto che valgono per tutti i giudici “normali” (quelle che, in casi simili, fanno sì che si astengano, o vengano ricusati, per esempio) mi commuove leggere la risposta del giudice a chi gli chiede se, forse, magari, chissà, cenare con il creatore e con il destinatario del lodo, magari, poco, poco, potrebbe essere inopportuno, potrebbe far dubitare dell’imparzialità del giudice, “non credo che io, da individuo privato, debba dar conto delle cene che faccio. In casa mia invito chi voglio e parlo di quello che voglio”, punto e basta. Solo l’amicizia conta, in questo mondo vile e cinico, dove anche una cena innocente, du spaghi e ‘na coscetta di pollo, con una sola domestica (“una sola, come tu sai, caro Silvio”) diventa il pretesto per massacrare una povera vittima. Ecco, io a questo punto, non riesco a trattenermi.

(la canzone dice tante verità: ”un vero amico è anche bugiardo”, la dedico ai due amici)

Squolandia.

Ho letto la lettera che la dottoressa/scienziata/cittadinaitaliana Rita Clementi ha scritto al Presidente della Repubblica Napoletano, è piena di delusione, amarezza, rabbia e, allo stesso tempo, speranza per un futuro migliore, da costruire in un altro Paese, gli Stati Uniti, al quale chiedere anche una nuova cittadinanza. La dottoressa ha 47anni, una laurea, due specializzazioni in pediatria e genetica medica, ha tre figli, ai quali vuole garantire una vita dignitosa, impresa quasi impossibile in Italia, e aveva un lavoro come ricercatrice, precaria, naturalmente. Negli anni di lavoro, la cittadina italiana Rita ha dato il suo contributo alla scienza e alla salute pubblica, facendo delle scoperte importanti per la cura del cancro ma, a questo benedetto Paese, la sua scoperta non interessava. Nel 2005 le è stato detto che il suo co.co.boh non sarebbe stato rinnovato, d’altra parte, non era né una velina né una topozoccola, perciò era inutile per la società, così ha deciso di andarsene negli Stati Uniti, dove, tra i vari incompetenti e figli di papà, c’è posto pure per gli altri bravi scienziati. La vicenda mi ha fatto venire in mente la mia esperienza come docente in una Squolandia, la terra della squola, cioè una “scuola di recupero anni scolastici”, ed è stata a dir poco illuminante: alcuni ragazzi hanno recuperato due anni scolastici in quattro ore di lezione, altri un anno in cinque ore, e la più mitica (anzi, MITTICCA!) ha recuperato un anno in un’ora di lezione, durante la quale, tra l’altro, abbiamo approfondito aspetti fondamentali del diritto commerciale, tipo “ma, Dolce e Gabbana che tipo di società hanno? Cioè, un’azienda così grande, non sarà familiare? ”, “non so, magari avranno costituito una s.r.l.”, “eh, infatti..una mia amica ha ereditato il giornale degli annunci, ih, ih, però lei vuole fare l’avvocato, ih, ih, ha un sacco di soldi”,  “ah, fa bene la tua amica”, “eh, sì, lei è brava”, “bene, allora ti saluto, e in bocca al lupo per l’esame”, “ih, ih, che paura”. Breve ma intensa. Domani, probabilmente, me la ritroverò a fare l’assessore provinciale al bilancio e mi inviterà ad un convegno sulle società a responsabilità limitata.

La solita storia?

La Persia, oggi Iran, è sempre stata una delle sale da gioco preferite dagli americani, loro sono grandi perciò hanno bisogno di grandi spazi per i loro giochi, meglio se sotto gli spazi passa un corso d’acqua nera e densa da utilizzare come carburante per i viaggi on the road, oh yeah. Dunque, il gioco preferito dei più grandi colonizzatori di tutte le epoche è quello di buttare giù governi per piazzarne dei nuovi che siano più in linea con le loro esigenze, ufficialmente esigenze di democrazia, in realtà esigenze economiche, infatti, guarda caso, la passione per i diritti civili altrui si scatena solo in Paesi che hanno un ruolo strategico per i loro interessi mai in Paesi sfigati, cioè in posti dove si mangia esclusivamente sabbia e sole. A suo tempo, nel 1925, lo scià di Persia è stato “aiutato” calorosamente dagli americani a prendere il potere, successivamente, quando erano in corso trattative per la vendita del petrolio (che evidentemente non erano soddisfacenti per gli Stati Uniti) gli stessi americani sostennero, anche attraverso il rifornimento di armi, la politica repressiva dello scià nei confronti della popolazione che, in condizioni di povertà, intendeva sovvertire la monarchia persiana per istituire una Repubblica islamica; in quel modo, faceva un gran favore  ai manifestanti, indottrinati e guidati dal fondamentalista Khomeini, i quali alla fine riuscirono a cacciare lo scià e ad istituire la famosa Repubblica islamica, quella di oggi che, come sappiamo, non è mai stata la culla dei diritti civili e della libertà. Bene. Perché tutta ‘sto pistolotto? Semplicemente, per capire meglio, o per guardare da un altro punto di vista, ciò che sta accadendo in Iran in questi giorni: tra il 1981 ed il 1989, il Primo Ministro della Repubblica Islamica dell’Iran era tale Mir-Hosein Mousavi Khameneh, già presente nel gruppo dei rivoluzionari che nel 1979 stavano accanto a Khomeini. Come Primo Ministro condusse la guerra contro l’Iraq, che fece migliaia di morti; all’epoca del rapimento degli americani all’ambasciata di Teheran, nel 1979, dichiarò che quell’atto era necessario e faceva parte del secondo stadio della nostra rivoluzione; sotto il suo mandato furono uccisi per impiccagione migliaia di dissidenti politici, criminali, donne fedifraghe, omosessuali; nel 1988 Khomeini lanciò la fatwa contro lo scrittore Salman Rushdie, autore de I versetti satanici, Mousavi appoggiò la condanna a morte dello scrittore definendolo “uno strumento dei sionisti contro l’islam”; definì Israele un tumore canceroso; negli anni ’80 fondò il gruppo terroristico di Hezbollah. Oggi, Mousavi si presenta come riformatore, è diventato il leader della rivoluzione “in verde” e, probabilmente, sfrutta con maestria la buona fede di migliaia di persone, giovani soprattutto, ma non ha mai messo in discussione il potere della casta clericale, anzi è sostenuto da Rafsanjiani, membro del Consiglio degli esperti, e non ha mai avuto intenzione di sovvertire il regime teocratico e le sue leggi e, se proprio vogliamo fare la conta dei morti, Mousavi battè senza dubbio Ahmhadinejad. Allora, mi chiedo se sia ancora il caso di parlare di rivoluzione o se, invece, si tratti di qualcos’altro e, il dubbio che gli americani ci abbiano messo il loro zampino, felpato e insanguinato, anche stavolta, mi pare lecito.

water-gunNon più pecorelle smarrite, peccatrici, umili, miti, no, roba vecchia, da Vangelo degli ingenui, d’ora in poi, alla funzione del reverendo Ken, solo Colt con il vestitino della domenica, agghindate, lucide, fiammanti e, se fumanti è pure meglio. D’altra parte, il reverendo (prima di diventare guida spirituale e pronunciare prediche dal titolo “Dio, Pistole, Gospel e Geometrie”, era nei Marines) vuole solo festeggiare un sacrosanto diritto sancito dalla Costituzione americana, ossia il diritto dei cittadini americani al possesso delle armi, un gran bel diritto, non c’è che dire (lo trovate tra le novità introdotte dal secondo emendamento circa due secoli fa) che, però, fa sorgere il dubbio sul fatto che la società americana, per quanto evoluta, non abbia fatto grossi progressi in questi due secoli in termini di sicurezza e felicità, altro diritto garantito dalla Costituzione, dal momento che alimenta la paura dei cittadini e il desiderio di farsi giustizia da sé, per i piccoli e grandi soprusi subiti, e, inevitabilmente, ci riporta alla mente i vecchi film western, dove il più felice era sempre e comunque l’uomo armato. Non potendo recarmi personalmente nel Kentucky a spruzzare un po’ d’acqua in faccia al reverendo Ken, mi permetto di suggerire ai suoi fedeli di tenere a mente, al momento del segno della pace, una perla di saggezza del buon vecchio Clint Eastwood: “quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto”, la pace sia con voi.

 

Aggiornamento sul nostro far west: andate sul blog della Coniglia per vedere un bel video sul nostro imperatore..

Oltre la resistenza…

..c’è la resilienza, ossia quella cosa che alla resistenza aggiunge una spruzzata di dinamismo, un pizzico di positività, un gocciolone di energia, un cucchiaio di buonumore, una bottiglietta di relazioni sociali, e l’immancabile istinto di sopravvivenza. La parola nasce per definire la capacità dei metalli di resistere alla rottura, in caso di urti o colpi e sono stati gli americani ad estendere il concetto alla capacità degli uomini di resistere alle avversità, di gestire sofferenze e frustrazioni in modo positivo, superarle e uscirne rinforzati e addirittura trasformati. I bambini sono i veri maestri della resilienza, noi adulti abbiamo troppi limiti e blocchi mentali per avere la loro flessibilità al cambiamento ma possiamo sempre imparare, magari con lentezza, ma possiamo imparare, lo dicono gli esperti e lo dicono gli esempi di persone che hanno vissuto situazioni difficili riuscendo a superarle per diventare più forti e serene.

Il segreto sta nell’imparare ad usare bene le caratteristiche della resilienza che, d’altra parte, ognuno di noi ha, somewhere over the rainbow, cioè: la capacità di esaminare sé stessi e i problemi che si hanno; la capacità di mantenere un certo distacco, fisico ed emotivo, dai problemi (eh, ‘na parola!) però, senza isolarsi, anzi, mantenendo rapporti soddisfacenti con le altre persone; la creatività, la capacità di creare ordine, bellezza, darsi degli obiettivi, nonostante il caos; l’umorismo, il famoso “proviamo a riderci su, nonostante tutto”. Perché ne scrivo? Probabilmente, per ricordare, soprattutto a me stessa, che quelle capacità l’essere umano le ha tutte, basta metterle in funzione per benino, e per consigliarvi, se siete in fase di resilienza (ma anche se non lo siete) un libro che potrebbe farvi sorridere: Mia sorella è una foca monaca di Christian Frascella, in due giorni vi affezionerete al protagonista.

Le icone non muoiono.

Ho letto che due icone se ne sono andate, Michael Jackson e Farrah Fawcett, un grande artista e una donna bellissima e intelligente, che faceva l’attrice e che con grande autoironia diceva: ” la ragione per cui i ragazzi americani preferiscono la bellezza al cervello sta nel fatto che vedono meglio di quanto non pensino ”. In realtà le icone non muoiono, rimangono lì a guardarci dai poster e dalle foto, in tutto il loro splendore, mentre il loro cuore smette di battere, quindi, non voglio scrivere l’epitaffio di due icone, ci mancherebbe. Semplicemente, sotto l’aspetto “essere umano fatto di sangue, carne ed ossa”, quando ho letto del matrimonio che il compagno Rian O’Neill avrebbe voluto celebrare con lei in punto di morte, mi è venuta in mente una cosa semplice, semplice, pure banale e scontata: certe cose, se veramente desiderate, meglio farle e dirle in tempo, preferibilmente da vivi.

Qualche giorno fa, parlavo con un’amica delle cose fondamentali della vita (dove poter trovare quel benedetto costumino rosso che cerco da tempo, quali crackers è meglio tenere in borsetta per far tacere gli improvvisi attacchi di fame quando si è fuori casa, chi si è fidanzato, chi sfidanzata, chi cerca, chi si è stancato, cose importanti, insomma) e ad un certo punto, lei che è entrata nell’Olimpo di quelli che hanno fatto acquisti all’Ikea, mi ha illustrato le meraviglie della famosa libreria Ikea, una cosa appunto meravigliosa che puoi comporre e scomporre come ti pare, come i Lego o come i giochini della Pixar. Mi sono incuriosita ma, non avendo in programma nei prossimi giorni una gita nel negozio svedese, ho scelto un atteggiamento attendista e fiducioso “prima o poi, la vedrò” e, oggi, finalmente il prima o poi è arrivato: stamattina, alla radio parlavano di un video nel quale compariva la famosa libreria, non potevo certo farmi sfuggire l’occasione! Perciò, appena rientrata a casa, ho cercato il video e l’ho vista, purtroppo solo in parte, perché era coperta da un signore triste che parlava di cose che non capivo tipo “è un giovane partito e quindi dobbiamo volergli bene” e “non posso, non posso lasciarlo alle persone che c’erano prima di me, io non farò giochi di potere, indietro non si torna, guardiamo al futuro” e lo faceva quasi come se mi stesse rimproverando, però, la libreria mi è sembrata utile, capiente, ci stanno un sacco di libri di tutte le dimensioni, dal tomo di mille pagine, alla storia di Zio Paperone, anche se, devo ammetterlo, preferisco qualcosa di più massiccio e di colore diverso. Peccato, quel signore con gli occhialetti, che mi guardava con un’aria di rimprovero, mi ha fatto sentire come una bambina sgridata ingiustamente per aver mangiato la marmellata (eh..vabbè, la marmellata, qualche volta, l’ho pure mangiata, ma che c’entra?) e ha oscurato un po’ la libreria, dovrò prenotare un viaggio in Svezia.

bandiera italiaSono molto preoccupata per la stagione turistica italiana, perciò, voglio rassicurare l’intera comunità internazionale che si accinge a prenotare le proprie vacanze: l’Italia non è una nazione dove si coltivano zoccole nei campi, don’t worry. Intendiamoci: la parola zoccola, in alcune regioni meridionali significa topo di fogna e non è un insulto, come ha detto il Pretore di Bergamo qualche anno fa; nel resto d’Italia con il termine si indicano delle signore che scambiano favori sessuali in cambio di favori professionali e non è un insulto nemmeno questo, dal momento che si tratta di uno scambio equo per le parti coinvolte. Eppure, il termine incute un certo timore nei lettori, sopratutto stranieri. So che l’intera comunità internazionale è terrorizzata, a causa delle brutte notizie che circolano ultimamente. Secondo i quotidiani nazionali ed internazionali sembrerebbe, infatti, che ad ogni angolo del Bel Paese, si trovi una gnoccozoccola, alta, bionda/mora/rossa, con il misuratore radar di ricchezza&potere sempre in tasca ed il videoregistratore in borsetta, organizzata meglio di una spia russa, pronta ad aggredire il malcapitato riccone di turno, senza pietà, purché respiri ed abbia un degno posto in società (meglio se possiede una società sua, s.p.a. o s.r.l. poco importa) meglio se Primo Ministro. Cari amici della comunità internazionale, non preoccupatevi, venite in Italia a fare le vostre vacanze, ci sono anche sterminati campi di giovanotte che si sono fatte il fondoschiena piatto e pieno di cellulite, a furia di studiare, ci sono persino belle gnocche non interessate al vostro conto in banca, esistono addirittura delle belle signore che lavorano e sono economicamente  indipendenti dagli uomini, esistono e, chissà, forse, magari, sono persino più interessanti. Don’t worry. Però, tra vedere e non vedere, vestitevi da middle class, così evitate spiacevoli incontri.

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