Feed on
Articoli
Commenti

Mr. Flavio Gavettone.

Gli italiani, in questo difficile momento storico, hanno bisogno di certezze e, fortunatamente, c’è sempre qualcuno disposto a dargliele. In questa precisa epoca storica, possiamo stare certi che il matrimonio non ha trasformato il sig. Briatore (uno dei sig. B. alla conquista della signora S., sui quali avevo scritto qualche tempo fa ) in un vero signore, così come gli anni trascorsi in Inghilterra non lo hanno trasformato un piccolo Lord. Eppure, dopo aver visto le foto, su quasi tutti i giornali, che lo ritraggono mentre gira in pantofole alle varie serate di gala (va be’, di galatina magari) avevamo quasi dubitato, anche il pareo rosa con le frange aveva minato le nostre certezze, invece Mr. Briatore, ora  Mr. Gavettone, ci ha subito rassicurati, mostrandosi in tutta la sua magnificente arroganza proprio in Sardegna. Sarà un caso, o forse una questione di marketing strategico e geniale, ma Mr. B., sull’Isola riesce sempre a mostrare il meglio di sé, soprattutto quando inveisce contro i sardi e minaccia di andarsene per sempre dalla nostra terra. Ecco, quella è la parte che preferiamo, quella che ci fa tenere da parte, nei comò della nonna, dei corni che ci porteremo dietro quando Mr. B., offeso e deluso, deciderà di salire sul suo yacht/traghetto/barca a remi per tornare da dove è arrivato, sì, perché noi saremo lì sulla banchina, per salutarlo e accompagnarlo a son’ e corru (“al suono del corno”, in passato chi si trovava all’interno delle mura del Castello, Cagliari, doveva uscire al suono del corno, in caso contrario veniva cacciato via in malo modo).

 

 

I signori B.  alla conquista della signora S.

 

Conosco tre signori con tante cose in comune: il loro cognome inizia con la stessa lettera, il loro conto in banca non necessita di passare al bancomat per un prelievo, per crearlo e mantenerlo probabilmente hanno fatto e fanno giochi altamente proibiti e spregiudicati, hanno lo stesso obiettivo, ossia ottenere qualcosa dalla signora “S.”, una splendida signora dai costumi apparentemente austeri, chiusa, seria, riservata, silenziosa, modesta ma selvaggia che, però, qualche volta, si concede generosamente e, quando lo fa, regala grandi gioie. Loro lo sanno, l’hanno già conosciuta e apprezzata ma, non essendo degli stolti, sanno che, per averla completamente, devono conquistarla giorno per giorno. I loro stili sono molto diversi, sebbene tutti e tre affermino di amarla. Eccoli, in rigoroso ordine alfabetico ma, forse, anche di simpatia:

 

Il sig. Barrack - frase killer “solo io ti conosco e ti apprezzo veramente“. In realtà, l’ha già conquistata e posseduta, con la sua eleganza, la sua potenza, la sua intelligenza ed il suo fascino ma, proprio perché intelligente, sa che la signora S. è volubile e, se trascurata, potrebbe cedere alle lusinghe degli altri signori B. o, peggio ancora, di qualche ominide locale (con cui è sempre opportuno avere buoni rapporti) perciò continua a ripeterle “solo io conosco la tua vera natura, solo io so apprezzarti e valorizzarti, se costruirò un nuovo albergo sarà per il tuo bene, anzi lo farò solo per te, perché, vedi, io potrei andare in Polinesia, alle Maldive, dove i pesci nuotano felici, dove puoi vivere come Robinson Crusoe, dove il centro abitato non esiste e se ti viene voglia di fare due passi incontri solo i pesci, vedi, io potrei ma preferisco stare con te, perché sei tu a volerlo” etc. etc.

 

Il sig. Berlusconi - frase killer “farò di te una regina“. Anche lui l’ha posseduta, l’ha quasi rifatta nuova, le ha fatto qualche lifting (un vulcano artificiale, un laghetto artificiale con isoletta etc. etc.) ma anche lui, da gran dongiovanni, sa che deve difendere la preda soprattutto dagli ominidi locali, uno in particolare che vuole metterle la cintura di castità, sotto il nome di P.P.R. (piano paesaggistico regionale) perciò la lusinga con frasi tipo “vedrai, sarai la più bella del mondo, sempre giovane, senza difetti, con qualche vulcano qua e là, qualche anfiteatro in più, faremo anche un piccolo ghiacciao perenne, e cosa importa se ci sono 40° all’ombra, per te farò arrivare una nuova glaciazione” etc. etc.

 

Il sig. Briatore - frase killer “ma cosa credi di essere?”. Ogni tanto, pure lui la possiede ma, essendo un uomo con poca pazienza, non ha voglia di lusingarla e blandirla perciò, ogni volta, usa frasi del genere “tu non vali più delle altre, cosa credi? Come te ne trovo a centinaia, anzi, a migliaia e anche più belle. Devi ringraziarmi e baciare la terra che calpesto, ogni giorno, perché senza di me saresti niente, solo un cumulo di terra e pietre dove portare le pecore al pascolo. E adesso spogliati velocemente, facciamo in fretta, perché non ho tempo da perdere con te, che non vali nulla” etc. etc.

 

Chi la conquisterà?

 

(una foto della signora S.)

Fauna marina.

Lunedì. Giornata decisamente più interessante, per gli incontri con la fauna marina agostana. L’orario d’arrivo è, più o meno, lo stesso di ieri ma la spiaggia è molto più deserta, neppure la coppia attempata, giusto un corpo in due pezzi, svenuto sull’asciugamano, ma lo supero, potrei pure calpestarlo che la padrona non se ne accorgerebbe, e giungo alla mia postazione, vicina alle rocce, con parecchie alghe in acqua ma a pochi metri dall’acqua limpida e cristallina. Si tratta di una posizione strategica, visto che la gente non vuole fare neppure due passi per fare il bagno dove non ci sono alghe e si accantona sul lembo di sabbia di fronte all’acqua con fondale “pulito” (senza alghe) lasciandomi un bel po’ di spazio intorno. Comunque. Di fronte a me, una prateria di alghe, un vero pascolo per chi sa cosa cerca..e, infatti, dopo qualche minuto, vedo una cosa nera che spunta dall’acqua, poi scompare e riappare, non è un’allucinazione, non è un boccaglio, non è un riflesso, non è il mostro di Lochness (ma potrebbe esserlo, in miniatura) eccheccosè??? Poi vedo un becco, è un cormorano che fa colazione! A mezzo metro da lui una signora che cammina in acqua mi guarda stupefatta e mi chiede da dove sia arrivato, in effetti, è stato così veloce ed è rimasto per così tanto tempo in apnea sott’acqua che non ci siamo accorte del suo arrivo. L’ho immortalato prima che facesse perdere le sue tracce. La fauna marina è, poi, aumentata senza ritegno: il single (?) o solitario (?) o solo (?) con l’ombrellone verde ha continuato la manovra di avvicinamento al mio ombrellino arcobaleno, manovra iniziata l’anno scorso (ognuno c’ha i suoi tempi); la famigliola con la bambina vispa e indaffarata che ripeteva continuamente “ma qua è proprio bello! L’acqua è limpida, si vedono i pesciolini!” e si tuffava anche lei come un pesciolino in acqua, per festeggiare, da quello che urlava, il compleanno della mamma; la famigliola con il muso lungo come il Gange; gli arzilli ottantenni abbronzantissimi; e poi, sono arrivati loro, due ragazzi, costumi identici, stesso slip ma di colore diverso, palestrati ma non troppo, la coppia più radiosa e felice che abbia visto ultimamente, sorridenti, belli e gentili tra loro, di quelle coppie che danno un po’ di speranza ai romantici e ai sognatori, la speranza che, ogni tanto, l’amore becca gli esseri umani e raddrizza un mondo squilibrato.

 

 

 

(quella cosa nera che spunta dall’acqua è il cormorano)

Sunday morning.

Ieri mattina ho voluto fregare i turisti della domenica d’agosto, anche se non ho bisogno di andare al mare la domenica, visto che è a due passi da casa, ma ieri li volevo fregare e sono arrivata alle 8.45, quasi un paradiso terrestre/marino. In spiaggia solo una coppia attempata e qualche solitario o, semplicemente, solo, e davanti agli occhi il sole ancora basso ma splendente, eh sì, perché nella mia costa, a sud dell’Isola, non abbiamo la fortuna di commuoverci con il tramonto sul mare ma, abbiamo la grande fortuna di ammirare ed emozionarci con il sole che sorge dall’acqua, uno spettacolo di luci e riflessi dorati sull’immenso blu. In effetti, non volevo solo fregare le famigliole e le cricche delle 11.00 del mattino, volevo anche coccolarmi un po’, volevo concedermi uno spettacolo senza alcun prezzo, volevo sentirmi easy like Sunday morning, e mi sono sentita parte di qualcosa di abbastanza grande da contenere me e le mie piccole frustrazioni. In realtà, quando ho piantato l’ombrellino “arcobaleno” per un attimo ho pensato all’altra Sunday morning, quella di Nico con i Velvet Underground, ma le atmosfere e i personaggi erano decisamente diversi: niente puzza di avanguardia metropolitana, solo odore di mare; niente dedizione alle droghe, sebbene qualche nota tossica me la sia portata, sotto l’ombrellino; e così, ho cambiato la colonna sonora del mattino. Naturalmente, poi, si sono fatte le 11.00 e Loro sono arrivati, piazzandosi a due centimetri dai miei pensieri romantici, flower&sun, peace&love for everyone etc.. Insieme a Loro, ho visto arrivare portato dal vento, un sacchetto in plastica che ha sfiorato almeno una ventina di persone, per una decina di metri sul bagnasciuga, nella loro totale indifferenza, ho dovuto inseguirlo e ustionarmi le zampe per buttarlo nel cassonetto ma, ormai, la canzone era già finita.

 

(la foto è stata scattata nella solita costa meridionale)

Eppure, avevo intenzione di scrivere una cosa seria. Da qualche giorno (perché dire “da molti mesi” sembra brutto) il mio cervello si esercita in una di quelle delle analisi pissicologiche, introspettive, che gli piacciono tanto (solitamente dette “onanismo mentale”) di quelle che ti fanno scavare, scavare, scavare fino al fondo del pozzo nero dell’animo dove, con grande meraviglia, scopri che si può scavare ancora, fino ad arrivare al nucleo fluido della terra e superarlo. Di quelle analisi che ti fanno pensare alle tendenze autodistruttive che ti porti in dote e al grandioso lavoro di ricostruzione che devi, DEVI, assolutamente affrontare per riprendere in mano la tua vita e viverla dignitosamente, rivedendo alcune cosette, rivalutando gli obiettivi, separando ciò che è difficile da ciò che è impossibile (cose facili, nella vita, ce ne sono poche, a parte fare la paperella nell’acqua del mare) ciò che si desidera profondamente da ciò che è possibile. E, invece, ecco che mi sveglio dopo aver sognato lucertole dappertutto, animaletti da film dell’orrore, quando le sogno significa che qualcosa nel cervello non va, figuriamoci se sogno di averne mangiato un pezzettino, bianco e verde, morbido e carnoso.. Non solo, oltre alla sensazione di lucertola in gola, mi sono svegliata con l’intero repertorio delle canzoni più sfigate di Claudio Baglioni, facendo pure dei bei mix, manco fossi un dj di radio trallallera, e poi nemmeno conosco tutte le parole, perciò le invento “così vai via, l’ho capito saaaaaai”, “signora Lia stasera stai con tuo maritoooooooo” e le canto a Puncia. Urge la terapia della paperella in mare.

Quando sul monte arriva il momento della letteratura, tira sempre aria di grande cul-tura e allora bisogna respirarla a pieni polmoni, a bucca prena, come direbbe il mitico esponente del verismo sardo-giraffesco, Ringrazio Deledda, per nutrire l’anima e lo spirito. Stavolta, Ringrazio ci fa conoscere il lato mistico della capitale del Mediterraneo che tutti ce la invidiano, con arguti cenni alla politica internazionale degli ultimi anni, una miscellanea di attente indagini socio-politiche e sublimi note di vero verismo, chè a noi lo Strega ce lo tirano dietro ;-) e ce lo beviamo pure, a bruncu ovviamente.

Giraffa l’editora

 

                                                   Il nostro Sant’Efisi ne protegge il Poetto

Come spesso e volentieri ne accade, la nostra mitologica Kasteddu, l’inenarrabile capitale del Mediterraneo, ne è appropriatamente cravata al centro degli avvenimenti più importanti a livello mondiale e ultraplanetario.   E che d’è di importante?   Is Americanusu che ne fanno guerra anche al Madagascar?  E quando mai?  Non fa notizia, che tanto ne fanno guerra a calincunu d’ogna borta che cussu presidenti Push sa bomba non gliene danno il gelato.   Caterina Murena, la notoria shopgherl, fatta a documentario, dice “non buttatene l’aliga sulla spiaggia”?    Cosa che la sanno anche sa pippialla meno scafata.   Nooooo, la cosa importante è che il nostro grandioso e univoco Sant’Efisi la difende a Kasteddu da tutte le cose brutte!    Tre secoli fa erano tutti disperati di una epidemia di peste che non vi dico: ci ha pensato Sant’Efisi con una gigantesca piòla a cielo aperto che ne ha cucinato pruppu a insalata, burrida e frittura di pisciu rè per tutti i Kasteddai, che a quelli delle bidde intorno non li facevano avvicinare tanti cani neri più di Scamarcio tranne, però, a questi di Pula, che ne dovevano portare is figus e figu morisca a frutta. E infatti poi lo portano, a giro, dalla grande Kasteddu fino a Pula e poi al fare il bagno a Nora, che poi ne torna indietro. Al massimo un po’ di dolor’e brenti a calincunu, ma la peste se ne andò totta strumpiata mala.    Poi ne erano arrivati un secolo dopo i francesi ad assediarne la nostra mitica Kasteddu dal mare che ne erano invidiosi che Parigi era troppo poco.  Sparavano palle di cannone dalle navi, ma Sant’Efisi se ne fece grande grande sui bastioni che le rimandava indietro con un racchettone de aicci: tutti i Kasteddai se ne erano appollati sulle mura a goderne lo spettacolo, urlando e facendo ghigni e televisori ai francesi, che alla fine se ne andarono poitta Sant’Efisi gli aveva affondato già una pariga di navi.   Solo Boiccu su scimpru ne era morto, ma per colpa sua, che si era sporto troppo dalle mura e ne era caduto di sotto gridando comenti unu proccu che lo scannano.   Ma di questi giorni Sant’Efisi ne ha anche superato se stesso e ha fatto vedere come ne dà dieci e una figurina a tutti i santi, mentre con i beati non c’è storia proprio.   Anche la Giraffa fatta a editora me ne aveva mandato a vedere la scena per metterla dentro la tv per il nostro accallorato pubblico del satellite.  E ne aveva ragione, che lo spettacolo era unico.   Alla povera spiaggia de su Poettu, che ci piace troppo pure a tutti i Kasteddai, già ne avevano fatto troppe: prima se ne erano ripasciuti di soldi, a loro, buttandone perde e perdigoni fingendo che era sabbia nuova, ma la giustizia li ha presi.  E si era capito che l’avevano cugurrata questi di Parigi, che loro non ce la avevano, e ne avevano mandato due di loro, Zironì e Ballettòn, a strumpiarla.  Ma ora, dopo tante scimprate (pure su giru delle brasiliane a culo fuori , come se a Kasteddu non ce ne fossero già egue come se piovesse) ne era venuta pure una masnada di stronausu con pompette a gonfiarne una chiesa di gomma a farne concorrenza a Sant’Efisi.  E no!  Questo era appropriatamente troppo pure!     Davanti a tutti quanti, milioni di persone tutti accallonati a guardare, Sant’Efisi se ne è messo a soffiare un vento, ma un vento de aicci che ne ha fatto volare tutto quanto, stronausu, predi e palloncini compresi!  E poi se ne è tornato a casa sua tutto contento.   Uno scioro incredibile, tutto fra gli applausi dei Kasteddai e pure le bandiere come se il Cagliari ne vinceva di nuovo lo scudetto!    E a su Poettu così ce ne era di nuovo di più di spiaggia libera, è o no?

 

 

 

 

 

 

 

Ringrazio Deledda

 

 

Cravata – è il crogiuolo dei più importanti avvenimenti internazionali;

 

Calincunu d’ogna borta che cussu presidenti Push sa bomba – non si tratta di una notizia eclatante, poiché tutte le volte in cui viene proibito un gelato al Presidente Bush la bomba, dichiarano guerra a qualcuno (pure al gelataio, nota personale della traduttrice)

 

Shopgherl – showgirl, l’attrice Murino, casteddaia verace, è stata scelta come testimonial

 

Non buttatene l’aliga sulla spiaggia – non buttare i rifiuti in spiaggia

 

Sa pippialla meno scafata – gli infanti più ingenui

 

Piola – bettola

 

Pruppu – polpo

 

Burrida – gattuccio di mare, tipico piatto kasteddaio

 

Pisciu re – pesce re, pesciolino colorato

 

Bidde – paesi

 

Is figus – i fichi

 

Figu morisca – i fichi d’india

 

Totta strumpiata mala – se ne andò malconcia

 

De aicci – così

 

Ghigni e televisori – i ghigni sono i gesti normalmente utilizzati dal Ministro Bossi per onorare il tricolore e la Nazione; i televisori mostrano i programmi più intelligenti e dotti dei quali sono portatori alcuni uomini (noti anche come deretani pelosi)

 

Poitta – perché

 

Boiccu su scimpru – Boiccu diminutivo di Salvatore, lo scemo

 

Comenti unu proccu – come un maiale

 

Ripasciuti – fa riferimento al famigerato ripascimento del Poetto, grazie al quale la finissima sabbia bianca del Poetto è stata sostituita da pietre grandi come ceci, ma ceci grandi

 

Perdigoni – grosse pietre

 

Cugurrata – gli invidiosi parigini avevano lanciato una maledizione contro la splendida capitale del Mediterraneo

 

masnada di stronausu – un’orda di persone poco lucide

 

accallonati – persone che non brillano per il loro acume, volgarmente dette rincoglionite

 

predi – il prete

 

scioro – grande sfoggio

 

Ansa, 27 luglio 2008

SALTA PICCHETTO, CHIESA GONFIABILE ‘VOLA’ A CAMPOBASSO.

CAGLIARI - Ospite indesiderato, il maestrale ha fatto fallire il progetto delle ‘Sentinelle del mattino’. La chiesa gonfiabile issata in pochi minuti sulla spiaggia del Poetto, a Cagliari, è stata ripiegata in tutta fretta: troppo pericoloso accogliere in preghiera i giovani della movida in una struttura in balia delle bizze di un vento poderoso, che ha cominciato a spazzare il litorale cagliaritano al calare della sera.
Issata alla quinta fermata del Poetto, la chiesa - 30 metri di lunghezza, 15 di larghezza - ha subito il primo e fatale scossone dopo le 21: una raffica di maestrale ha staccato il picchetto in corrispondenza dell’abside: l’effetto è stato quello di un’enorme vela senza controllo. Le ‘Sentinelle’ hanno cercato di rifissare il paletto, ma non c’é stato nulla da fare. La chiesa è stata sgonfiata ma la carica degli organizzatori non si è affatto smorzata.
“Purtroppo non abbiamo tenuto conto del vento: la chiesa si é trasformata in una grande vela ed è stato meglio sgonfiarla - spiega don Andrea Brugnoli, il sacerdote veronese che otto anni fa ha fondato l’associazione - ma siamo comunque soddisfatti: i ragazzi hanno fatto un gran lavoro di evangelizzazione, contattando decine di giovani sulla spiaggia.
Siamo in partenza per il Lido di Campo Marino, a Campobasso, ma torneremo. Vento permettendo”. La notte è ancora lunga e c’é spazio per la preghiera: l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Mani, ha raggiunto i ragazzi di don Andrea al Poetto e assieme ad alcune decine di altri giovani, nel frattempo aggregati, ha dato vita a un momento di raccoglimento. Senza chiesa, sotto le stelle.
 

 

 

 

Se non fosse padano, potrebbe essere scambiato per l’attore protagonista di una sceneggiata napoletana, ma se glielo sussurrassi all’orecchio “darling, sweet terron Bossi, ti conviene far pagare il biglietto ogni volta che fai un comizio” silurerebbe tutta la mia Isola. Vabè, per fortuna, esistono i britannici a ricordarci quanto siamo deficienti e ridicoli: RyanAir usa Bossi come testimonial della sua ultima campagna pubblicitaria, per il suo glorioso dito medio innalzato sulle teste degli italiani, sulle note dell’inno di Mameli. Naturalmente, tutti si indignano, per la pubblicità “di cattivo gusto”, “volgare ed offensiva”, mica si indignano per il dito medio sull’inno nazionale ITALIANO, ecchecavolo, hanno ragione, certe offese al popolo, padano, non possiamo tollerarle! Quasi, quasi, mi scappa una pernacchia:-PPPPPPPPP

 

ROMA -

La foto del leader della Lega con il dito medio alzato, e sotto la scritta “Il ministro Bossi ai passeggeri italiani”. E’ l’inconsueto banner pubblicitario che é apparso questa mattina sulla homepage del sito della compagna aerea low cost Ryanair, che ha ripescato l’immagine di Bossi che fa il gestaccio durante l’esecuzione dell’inno di Mameli. La pubblicità cerca di conquistare nuovi passeggeri italiani accusando il governo di permettere le alte tariffe praticate da Alitalia e di non fare nulla contro i “frequenti scioperi” del personale della compagnia di bandiera. Slogan finale: “Il governo se ne frega dei passeggeri italiani”. Quindi, l’invito a volare Ryanair a 10 euro e a prenotare entro luglio. Il ministro dei Trasporti Altero Matteoli reagisce sdegnato all’iniziativa della compagnia aerea “che vola nei nostri cieli e usa i nostri aeroporti”: pubblicità “volgare ed offensiva”, sentenzia. Secondo il ministro, la compagnia aerea dovrebbe chiedere scusa a Bossi e agli italiani; “ma la volgarità del messaggio divulgato è talmente pesante - aggiunge - che neppure le scuse sarebbero sufficienti”. La Lega Nord già pensa alle ritorsioni. Il sottosegretario ai Trasporti Roberto Castelli annuncia che mai più prenderà un volo Ryanair.”Tutto immaginavo tranne che Ryanair fosse un partito politico”, dice l’esponente leghista, che si attiverà nel suo ruolo di sottosegretario “per capire se questa sorprendente presa di posizione sia compatibile con l’attività di operatore della compagnia negli aeroporti italiani” (annuncio contestato dalla parlamentare del Pd Donatella Porretti, che bolla l’iniziativa del sottosegretario come una “intimidazione contro una compagna che lamenta giustamente la concorrenza sleale di Alitalia”) “Come patrioti padani - tuona l’europarlamentare Mario Borghezio - siamo pronti a scatenare il boicottaggio della compagnia“. Il battagliero rappresentante del Carroccio nel parlamento di Strasburgo ha intenzione di investire gli organismi europei della vicenda, per vedere se ci siano gli estremi per una denuncia per violazione della concorrenza. Mentre il deputato del Carroccio Massimo Polledri vuole vederci chiaro e chiede al governo, con un’interrogazione parlamentare , se la compagnia low cost “gode di qualche finanziamento o agevolazione tariffaria, di sostegni diretti o indiretti da parte di istituzioni europee”.

Nell’opposizione la trovata pubblicitaria di Ryanair non scandalizza più di tanto: “Chi di dito medio ferisce di dito medio perisce”, commenta sarcasticamente la deputata dipietrista Silvana Mura. “Quanto sta accadendo - aggiunge - è in primo luogo colpa del Presidente del Consiglio e della sua maggioranza che hanno considerato poco più che una fanfaronata il fatto che un ministro insultasse l’inno d’Italia”. Con il risultato che “l’Italia è diventata lo zimbello internazionale”. (la notizia l’ho presa da www.ansa.it)
 
 

 

Secondo la leggenda, Lucifero, affascinato dalla spettacolare bellezza del Golfo di Cagliari, cercò, insieme ai suoi diavoli, di impadronirsene. Dio, allora, mandò l’Arcangelo Michele insieme ai suoi angeli prediletti, per difendere il Golfo e liberarlo da Lucifero. La battaglia si combatté sopra il cielo delle acque limpide di Cagliari e vide gli angeli trionfare sui diavoli e la loro guida, Lucifero, cadere sul promontorio per dargli la forma attuale. Secondo un’altra teoria, Lucifero, in fuga, perse la sua sella tra le acque del golfo, creando il famoso promontorio, la Sella del Diavolo, che si affaccia sul Golfo degli Angeli, protettori di questo piccolo angolo di Paradiso terrestre. Agli uomini, l’arduo compito di proteggerlo dai diavoli moderni e farlo conoscere al resto del mondo. Se capitate dalle mie parti, nella costa meridionale della Sardegna, e avete voglia di fare una gita tra angeli, diavoli, storia, leggende, acque cristalline, fitta vegetazione e varie specie animali, vi accompagnerò volentieri, insieme a delle guide esperte, per i sentieri della Sella del Diavolo. Per saperne di più, potete andare qui :-)

Tg1 delle 13.30: dopo aver mandato in onda il video amatoriale di una ragazzina palestinese che mostrava le torture inflitte ad un giovane palestinese inerme, legato e bendato, da parte di alcuni soldati israeliani, la solita giornalista sadica, quella biondissima (il platino le fa un baffo) con giacche dai colori sgargianti e dal taglio “in carriera”, della quale si dimentica facilmente il nome, annuncia, con viso raggiante, sorriso in porcellana appena uscito dalla fabbrica dei denti in porcellana e tono entusiasta: “ed ora vi proponiamo le spettacolari immagini di un cervo che dai monti, forse impaurito per un incendio, è sceso nella città di Bolzano, percorrendone le strette vie!”, vabbè, dopo quel disperato vediamo ‘sto povero cervo che corre in città, pensa il telespettatore davanti ai suoi fagiolini bolliti, e partono le immagini del cervo impazzito che corre per la città, un vero strazio, il povero animale corre, corre, corre, sbatte e si fa male, entra in un negozio, entra in un parcheggio, si infila in un altro negozio e lì si ferma, a quel punto la voce in sottofondo informa che “l’animale sui cento kg e dall’enorme palco è bloccato nelle scale, perde sangue, vengono chiamati un vigile del fuoco, un veterinario, un cacciatore”, il solito telespettatore si chiede “un cacciatore?” e non fa in tempo a chiederselo che dal negozio si sentono tre spari, quelli che uccidono il cervo impazzito di paura. Bon appetit.

 

P.S. per la cronaca: la tortura al giovane palestinese è consistite nell’accerchiarlo e sparargli sul piede un proiettile di gomma, simulando un’esecuzione, il video è su youtube ed è abbastanza “barbaro”.

Opperdincibacco! Che espressione difficilese! Dovrebbe trattarsi delle abitudini, dei riti, simili a delle piccole ossessioni che tutti abbiamo. Io ho faticato a sceglierne solo sei ma il meme lanciatomi da Piulina richiedeva una “scrematura” perciò, eccovi le mie abitudiniJ

 
 

 

Le regole sono:* Mettere il link della persona che ti ha nominato
* Mettere il regolamento del gioco sul proprio blog
* Indicare 6 abitudini o particolarità, non importanti
* Nominare 6 persone aggiungendo il link al loro blog e avvisarle.
 

 

 

 

Colazione. Appena alzata, prima di tutto bevo un bicchiere d’acqua e faccio colazione, diciamo pure che la colazione per me è una specie di rito, da eseguire con calma, l’inizio della riconciliazione col mondo, mi alzo presto per evitare che il “rito” venga interrotto da bombardamenti di parole.

 

Dita. Faccio una specie di gioco, mentale, con le dita delle mani: ad ogni mossa del dito di una mano corrisponde il movimento di un dito dell’altra mano. Può sembrare da pazzi, e forse lo èJ

 

Macchina. Quando guido, canto, mi danno più soddisfazione le canzoni dove le note salgono, perchè sono liberatorie, anche se, ovviamente, io alle note da gabbiano non ci arrivo neanche un po’.. Mi capita di cantare anche quando stiro (ah, le giraffe-domestiche!) ma solo quando voglio imitare l’amica di Umberto Tozzi, anche se nessuno mi ha mai abbracciata mentre “stiro cantando”.

 

Posate. Quando apparecchio la tavola, dispongo le posate alla « mancina », anche per quelle strane persone che abitualmente usano la mano destra, perciò: la forchetta sempre a sinistra e il coltello a destra, è una cosa che faccio istintivamente, sarà che sono mancina?

 

Caffé. Dopo aver aperto la confezione del caffè ed averne svuotato il contenuto nel suo barattolo, annuso la confezione vuota per sentire l’aroma del caffè, è un po’ come drogarsi di caffeina.

 

Libri. Quando prendo tra le mani un libro per la prima volta, leggo l’ultima pagina, so che può sembrare orribile ma, in realtà, l’ultimissima pagina non corrisponde al finale, ci sono scritte cose tipo: “Tore disse a Jessica “aiò!” e si avviarono”, perciò non si capisce un fico secco, ma è più forte di me, sbircio.

 

P.S per Piulina: so che è terribile però il letto, d’estate, lo rifaccio solo in caso di estrema necessità ed urgenza :-D

 

Stavolta non mi sento buona e sono curiosa, perciò appiccico ‘sto meme a:

 

-          la Regina di Madrigopolis;

-          l’ Uovoallacoque;

-          la Coniglia,

-          InvernoMuto;

-          Baol;

-          Antonio76.

Per RINGRAZIO DELEDDA: nara, o autore pagato a burrida, ti ho mandato un apixedda viaggiatrice (tanto il piccione lo facevi finire arrosto e imbotticcato in foll’e mutta) con varie egue che portano lo striscione “Meme per Ringrazio Deledda: raccontaci le tue abitudini di mania che l’editora ne è curiosa”. Naturalmente, le egue useranno pure il megafono, perchè se non sei in casa (cosa assai probabile) almeno i vicini sentiranno forte e chiaro e te ne riferiranno il lavoro da fare. Per pagare, poi, c’è sempre tempo ;-)

(la foto è di Fiorella Sanna)

Parlo di Federica, la ragazza uccisa in Spagna da un ragazzo conosciuto in vacanza, ma penso a tutte le donne, e penso a tutte le parole “politicamente corrette” che ho sentito usare da molti uomini, purtroppo non solo in tv, per dire quello che, alla fine dei conti, non hanno mai smesso di pensare, cioè “se l’è cercata” (mi auguro con tutto il cuore che nessuna donna lo pensi). Ai nostri tempi, si usano frasi così: “le ragazze di oggi devono imparare ad essere più diffidenti, come accadeva in passato, come accadeva quando eravamo giovani noi, quando le donne non ci rivolgevano nemmeno la parola”. Bei tempi, senza dubbio. Certamente, le donne devono comportarsi come in passato, come quando la violenza sessuale era considerata un reato contro la morale pubblica e non contro la libertà sessuale (così come previsto soltanto nel 1996) come quando di libertà sessuale non si parlava, o meglio, non si voleva parlare, perché le donne non potevano neppure pensare di averne una, di libertà sessuale, magari indipendente da quella dell’uomo e della quale disporre, addirittura, a proprio piacimento, con nessuno o con il primo arrivato.

Non conosco la storia di Federica, né quella di Pippa Bacca (anche lei, secondo il ragionamento, ragazza troppo moderna e troppo poco diffidente, stuprata ed uccisa in Turchia qualche mese fa) non so quali fossero le loro abitudini sessuali e, soprattutto, non mi interessa. Però, sono sicura che volevano essere e sentirsi persone libere e senza paura, non avrebbero mai voluto che un sorriso, una gentilezza, uno sguardo, magari pure un bacio, fosse considerato un invito allo stupro. Questo sì che mi interessa. Il passaggio. Cioè, il passaggio dal sorriso all’invito ad avere un rapporto sessuale (invito inesistente) fino alla violenza folle che si scatena in caso di rifiuto. Ecco a cosa dovrebbero pensare tutti gli uomini che dicono, e pensano senza dirlo, “le donne devono essere diffidenti”: il sorriso, il bacio, la carezza, la canotta trasparente, la gonna troppo mini, la fidanzata/moglie/compagna non più innamorata ma donna libera e bella, il tacco a spillo, sono sempre inviti con scritta al neon “stuprami quando vuoi”? Quegli uomini dovrebbero farsi la domanda e, soprattutto, farci conoscere la risposta, così da avere la certezza che ogni uomo incontrato per strada è un potenziale violentatore, in modo da ridurre, impoverire, svilire, spolpare rapporti umani già ridotti all’osso. Quegli uomini dovrebbero cambiare il tenore delle loro dichiarazioni, davanti ai microfoni o con platea ridotta, magari dicendo: “gli uomini di oggi e di domani devono essere educati a rispettare le donne”. Le famose parole semplici.