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E non è detto che sia buono.

Per esempio, prendiamo il caso di un noto uomo politico “piccolo”, oltre che di dimensioni, di animo, di sentimenti, di cuore: in quel caso, essendo lo spazio piuttosto ridotto, ci sarà posto principalmente per l’amore verso sé stesso e, immagino, per la propria prole. Per tutto il resto, che va dal rispetto degli altri alla decenza, si dovrà cercare altrove, è una questione pratica. Sempre per fare un esempio a caso, il nostro “piccolo” uomo delle istituzioni proprio oggi ha dimostrato, nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato, in cosa consista la sua piccolezza: usare le persone per la propria personale campagna di marketing. In particolare, strumentalizzare la sofferenza e il dolore altrui, e manipolare le menti delle persone in buona fede. Mi riferisco alla lettera mandata da Silvio I alle suore che hanno assistito Eluana Englaro nei suoi quattordici anni di coma, nella quale manifesta il suo dolore per non aver potuto evitare la sua morte. Il suo dolore. Personalmente, pacatamente, ho trovato quel gesto una delle cose più indecenti e irrispettose che un politico potesse fare, perché calpesta il dolore di due genitori, manipola i sentimenti delle suore che hanno assistito Eluana con tanta devozione, e dimostra di essere talmente piccolo da essere costretto ad utilizzare mezzi così bassi per racimolare consensi tra gli uomini di Chiesa. Io, invece, vorrei esprimere la mia solidarietà a Beppino Englaro e alla madre di Eluana, sicuramente più grandi dell’imperatore e dei suoi vassalli.

L’associazione S.O.S. Racket e Usura aveva come finalità quella di “offrire un aiuto concreto alle vittime dell’usura, ma intende allargare il suo campo di azione a tutti quei soggetti vittime del racket e di varie forme di criminalità organizzata”. Aveva. Prima del 7 febbraio scorso, quando il consiglio direttivo ha deciso di sciogliere l’Associazione, in seguito all’ennesimo attentato subito dal Presidente Frediano Manzi e da altri soci, senza nessun aiuto da parte delle istituzioni. Tra le ultime azioni dell’associazione, per esempio, la segnalazione del racket degli alloggi popolari a Milano, dove la criminalità organizzata ha preso il posto dello Stato nella distribuzione delle case. Ma siamo in Italia e in Italia le cose funzionano così, fino a quando parli e scrivi di racket, usura, criminalità organizzata e sei innocuo, sei un bravo ragazzo, quando inizi a fare qualcosa di concreto per combattere quella cultura delinquenziale, sei da ignorare e se, hai visto mai, in quella guerra contro il mal costume, ci rimetti la pelle, diventi automaticamente un eroe, da commemorare in Senato. Perciò, pur essendo una sconfitta, non posso che apprezzare la scelta dei soci di S.O.S. Racket, perché non abbiamo bisogno di eroi, non abbiamo bisogno di commemorazioni finte, abbiamo bisogno di gente che faccia il proprio dovere, di istituzioni che non si limitino a gonfiare il petto mentre affermano “noi siamo il Governo che più di tutti ha combattuto la mafia e la criminalità organizzata” quando, invece, la mafia diventa l’azienda più ricca del Paese (cliccando dovreste accedere alla sintesi del XII Rapporto SOS Impresa, nel quale si sostiene che il fatturato della mafia raggiunge quota 135 miliardi e gli imprenditori subiscono 1300 reati al giorno) e, in certi paesi, conta più dello Stato. Viva l’Italia.

Tasselli.

In questi giorni, come ha solennemente dichiarato l’on. Fabrizio Cicchitto, lo “Stato di diritto ha aggiunto un altro tassello” allo scaffale del nostro sistema democratico ma, aggiungo modestamente io, da onorevole cittadina elettrice, quello scaffale rimarrà sempre un po’ traballante fino a quando, per esempio, non si aggiungerà un tassello (in acciaio, per piacere) che fissi una volta per tutte il limite tra ruoli istituzionali e attività imprenditoriale, il tassello detto del “conflitto d’interessi” con il quale si eviterebbe, per esempio, che chi vende patate imponga le regole per la vendita delle patate, magari favorendo il proprio orto. Cose che chi è nato in una terra di contadini può capire anche senza aver studiato troppo. Comunque, ora che i nostri rappresentanti dello Stato di diritto si sono tolti il pensiero dei loro processi, noi onorevoli cittadini, speriamo tanto che, finalmente, i suddetti rappresentanti incomincino a fare il lavoro per il quale ricevono stipendio, indennità, privilegi, per esempio, pensare un po’ alle belle donne che hanno creato disastri in molte parti dell’impero. Sono belle donne abituate a sedurre e ad abbandonare le proprie vittime, dopo averle spremute per bene, lasciandole disperate e con le pezze ai pantaloni, hanno nomi esotici: una, tanto per fare un esempio, si chiama Alcoa, bella gnocca americana che ha dato soldi in cambio di vite umane e salute e oggi decide di non dare più nemmeno un centesimo bucato; un’altra gnocchina, si chiama Eutelia, e se ne parla meno, perciò mi sembra giusto divulgare il comunicato che le vittime hanno diffuso:

AGILE — ex EUTELIA – COME LICENZIARE 9000 PERSONE SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA!!!

E’ iniziato il licenziamento dei primi 1200 lavoratori di

OLIVETTI-GETRONICS-BULL-EUTELIA-NOICOM-EDISONTEL TUTTI CONFLUITI IN:

AGILE s.r.l. ora Gruppo Omega

Agile ex Eutelia è stata consegnata a professionisti del FALLIMENTO.

Agile ex Eutelia è stata svuotata di ogni bene mobile ed immobile.

Agile ex Eutelia è stata condotta con maestria alla perdita di commesse e clienti .

Il gruppo Omega continua la sua opera di killer di aziende in crisi , l’ultima è Phonemedia

6600 dipendenti che subirà a breve la stessa sorte.

Siamo una realtà di quasi 10.000 dipendenti e considerando che ognuno di noi ha una famiglia, le

persone coinvolte sono circa 40.000 eppure nessuno parla di noi.

Ecco, magari se qualcuno gliele proponesse come belle gnocche, i nostri politici potrebbero anche darsi da fare.

Secondo i ben informati, è il titolo della nuova, fantastica telenovela oggetto di contesa tra Lady Channel e Rai 3 (da qualche mese, infatti, anche Rai 3 propone al pubblico un po’ di sano svago in salsa sudamericana) si tratta della più grande telenovela degli ultimi cento anni, dopo “Anche i ricchi piangono”, ovviamente. La trama è avvincente: un gruppo di belle ragazze, idealiste e con un forte senso civico, affrontano mille peripezie per portare finalmente nel Paese in cui vivono, una non ben identificata Repubblica latina circondata dal mare e dal sole, i valori di giustizia, democrazia, pace sociale, fratellanza, solidarietà. Tra le mille peripezie, le povere ragazze sono costrette ad affrontare serate in discoteca, dove però è facile discutere di problemi sociali e grandi ideali senza troppe formalità; noiose vacanze nell’abitazione del Primo Ministro della Repubblica, per conoscere meglio gli strumenti politici necessari per realizzare gli alti ideali che avevano fin da bambine, vacanze noiose e tanto faticose, se solo si pensa allo stage a bordo piscina al quale le ragazze sono costrette a partecipare, in nome della causa. Fortunatamente, la storia ha un lieto fine, le ragazze vengono ripagate di ogni fatica, riescono a salire sulle logore poltrone del potere e riescono, finalmente, a rinnovare la politica del loro Paese, libere da qualsiasi condizionamento superiore, e a far prevalere un po’ di sana meritocrazia, in un posto dove le belle ragazze, in genere, vengono soltanto usate da uomini senza scrupoli, unicamente per fare i loro porci interessi. Imperdibile.

Chissà come si dice “libertà” in lingua Nu Shu? Sicuramente, sarà scritta con forme curvilinee, tipiche del linguaggio segreto delle donne, vissute qualche secolo fa. Secondo gli studiosi, circa quattro secoli fa, quando la provincia cinese dello Hunan, abitata dalla minoranza Yao, venne conquistata dai cinesi, i quali imposero la loro cultura patriarcale, senza troppa delicatezza nei confronti delle donne. Ma le donne, si sa, nei millenni hanno affinato le loro tecniche di resistenza, a tutti i soprusi, a tutte le vessazioni, a tutte le dominazioni fisiche e, soprattutto, psicologiche e, anche le donne Yao hanno trovato un modo per essere libere: inventarsi una lingua tutta loro, tramandata di madre in figlia, un alfabeto composto da circa 7.000 caratteri sinuosi e curvilinei, a differenza degli ideogrammi cinesi che invece sono più squadrati, da usare per comunicare tra loro, per raccontarsi le difficoltà e darsi conforto per una vita matrimoniale che le condannava inesorabilmente alla sottomissione nei confronti dell’uomo scelto per loro come marito, e al silenzio. Le parole della resistenza, o delle libertà, delle donne Yao, sono rimaste segrete, e incomprensibili agli uomini, per secoli, sepolte sotto terra durante la Rivoluzione culturale di Mao, e si pensava che quel prezioso patrimonio si fosse definitivamente estinto con la morte, l’anno scorso, dell’ultima donna in grado di parlare il Nu Shu e, invece,  così non è stato. Altre donne si sono impegnate, stavolta per resistere all’oblio e per rendere immortali quelle parole, hanno tradotto gli ideogrammi segreti e pubblicato il primo alfabeto Nu Shu, facendo diventare l’antica lingua della resistenza una moda tra le signore cinesi del ventunesimo secolo e addirittura fonte di reddito per i villaggi dello Hunan. Insomma, i moderni raccolgono il frutto delle fatiche, dell’intelligenza e della resistenza delle donne vissute secoli fa e questa storia mi piace per un motivo molto semplice: la libertà trova sempre un modo.

Ostaggi dei cacciatori.

Dunque, l’emendamento alla legge comunitaria, relativo alla caccia, è stato approvato dalla maggioranza dei senatori italiani. Ne avevo già scritto qualche giorno fa ma, siccome sto invecchiando, mi ripeto: in pratica, con l’emendamento proposto dal senatore Santini, si abbattono i limiti temporali previsti per la caccia ai volatili, comprendendo anche i periodi nei quali gli animali sono stremati dalla migrazione o durante i quali si riproducono, tanto che cè frega, so’ bbbestie. La dichiarazione del senatore del Pdl, Valerio Carrara, fa capire quali profonde motivazioni abbiano spinto i nostri onorevoli uomini delle istituzioni ad andare contro tutte le norme di tutela previste dal diritto comunitario, contro il buonsenso e contro la maggioranza degli italiani non cacciatori:  “noi rispondiamo a un milione di cacciatori che con il loro indotto muovono 4 milioni di voti che sono molti di più di quelli che muovete voi, falsi ambientalisti che contate sempre di meno oltre che nelle aule parlamentari anche sul territorio”. Non serve avere il bollino di ambientalista attaccato sulla spalla per capire che andare a caccia tutto l’anno non fa bene alla natura, non fa bene ai proprietari dei terreni che sono obbligati a far entrare i cacciatori nelle loro proprietà, per disposizione di legge (art. 832 codice civile) non fa bene a chi vorrebbe andare per boschi tranquillamente, senza doversi preoccupare se dietro l’albero c’è un uomo con il fucile in mano che esercita il suo diritto di caccia limitando quello altrui di stare in pace.

Fortunatamente, anche all’interno della maggioranza ci sono persone che hanno colto la follia di una tale modifica del calendario venatorio e questo fa sperare in un esito diverso della votazione alla Camera dei Deputati, tra questi, il Ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo,  i parlamentari Basilio Catanoso, Gabriella Giammanco, eFiorella Cecacci Rubino, responsabile gruppo diritti animali Pdl,   che ha dichiarato “la scelta dei senatori di votare a favore di una deregulation della caccia va contro i sentimenti più diffusi degli italiani e contro gli interessi di interi settori della nostra economia, come il turismo che sarà fortemente danneggiato da questo provvedimento. In qualità di responsabile gruppo diritti animali Pdl chiederò subito un incontro con i Ministri Ronchi, Prestigiacomo e Brambilla affinchè garantiscano un loro forte sostegno alla modifica di tale provvedimento quando approderà nuovamente nell’Aula di Montecitorio. Non è tollerabile che per gli interessi di una minoranza di cacciatori si debbano sacrificare i sentimenti del 90 per cento degli italiani contrari alla caccia e si debba mettere in serio pericolo l’economia turistica di interi territori.” No, non è tollerabile e nessuno ha voglia di diventare ostaggio dei “cacciatori a tutti i costi”, tranne i cacciatori di voti.

In nome della Terra.

Sant'Antioco

Sant'Antioco

In nome della Terra, sarebbe cosa buona, giusta e intelligente, salvaguardare l’ambiente senza, però, ucciderne una parte, insomma sarebbe cosa buona e giusta fare scelte equilibrate.

Per esempio, l’Italia e l’Europa hanno deciso di utilizzare fonti di energia alternative alle fonti non rinnovabili, e tra queste hanno scelto il gas proveniente dall’Algeria: nel 2001 nasce il progetto Galsi, in seguito all’accordo intergovernativo Italia-Algeria, per “fornire una nuova fonte di approvvigionamento di gas naturale al mercato italiano ed europeo, con l’obiettivo di contribuire al progresso economico e al benessere della comunità garantendo una sicurezza di approvvigionamento energetico”.  Il progetto coinvolge la Sardegna, la Toscana e, naturalmente, il Ministero dell’Ambiente e prevede la realizzazione di un gasdotto per l’importazione di gas algerino in Italia attraverso la Sardegna, attualmente non fornita dalla rete nazionale. A fronte di una indubbia utilità della fonte energetica alternativa, peraltro, è fondamentale prendere in considerazione i notevoli impatti della grandiosa opera sull’ambiente, considerato il delicato equilibrio delle zone che dovrebbero essere attraversate dal gasdotto: in Sardegna, la zona del Basso Sulcis, duramente colpita dalla crisi economica e dalla chiusura di importanti stabilimenti industriali, potrebbero esservi pericolose ripercussioni sull’attività di pesca, importante fonte di sostentamento delle popolazioni locali, e sulla vita delle zone umide del Golfo di Palmas. Per avere un’idea dell’importanza di tale area, basta ricordare che il Golfo di Palmas- Sant’Antioco è classificato, nell’ambito dei censimenti nazionali ed internazionali degli “uccelli acquatici svernanti” una “Zona umida di Importanza Internazionale”.

Per avere quell’idea ancora più chiara, basta pensare che, proprio a Sant’Antioco una donna sarda, Chiara Vigo, Maestro di Bisso Marino, coraggiosa, sensibile, forte, porta avanti una tradizione millenaria: la lavorazione del bisso. Come viene raccontato nel suo sito, “Il Bisso ha una storia che si perde nella notte dei tempi. La Bibbia ne parla come tessuto del Re Salomone, della Regina Ecuba, così come pure Aristotele ne racconta… ma Io invece posso dire che ha fatto parte della mia vita e ne farà parte finchè vivrà e terrà fede al giuramento dell’acqua che lo accompagna.: Il passaggio e le consegne delle leggi della Maestria Avvengono attraverso un giuramento che ne vieta l’Utilizzo per arricchimento personale: Il Bisso È e deve rimanere Bene di Tutti come il mare. (…) Il Bisso è una fibra di origine animale di particolare pregio: Viene prodotta da un grande mollusco Bivalve presente nei fondali del mar mediterraneo: Il suo colore ambrato e scuro si modifica se viene esposto alla luce dove per effetto dei raggi del sole diventa oro”. Grazie alla sua sensibilità e all’amore per il mare e gli esseri viventi, Chiara Vigo ha modificato la lavorazione del Bisso in modo tale da non far male all’animale e non danneggiarlo (vi consiglio di visitare il suo sito).

Presumibilmente, i padroni del tubo del gas non hanno la stessa sensibilità ma, sempre presumibilmente, i sardi dovrebbero amare sé stessi e la propria terra e, soprattutto, dovrebbero avere gli strumenti giuridici, culturali, sociali per evitare di fare la fine delle ultime tribù dell’Amazzonia.

Per ora, gli unici ad aver sollevato la questione sono stati l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (ha chiesto con diversi ricorsi, al Ministero dell’Ambiente, all’Assessore regionale all’ambiente della Regione Sardegna ed alla Commissione europea, una modifica del tracciato) e il Sindaco di Sant’Antioco ma è già un passo avanti.

Fonti:

http://www.regione.sardegna.it/progettogalsi/

http://www.chiaravigo.com/wordpress/il-bisso

http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/No_a__questo__tracciato_del_gasdotto_Galsi__2020482.shtml

Malintesi.

Giornalista del tg nazionale: «il senatore dell’UDC Salvatore Cuffaro, ex governatore della Sicilia, è stato condannato dalla Corte d’Appello a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato, per aver agevolato Cosa nostra etc., il senatore ha dichiarato che si dimetterà da tutte le cariche…».

Cittadina fiduciosa ma frettolosa « bene! Finalmente uno che si dimette, per ridare un briciolo di credibilità alle istituzioni, un ottimo segno di decenza per tutti i cittadini, era ora, bla, bla, bla».

Giornalista tg «..che si dimetterà da tutte le cariche ricoperte all’interno dell’UDC»

Cittadina senza parole «…».

La shop girl e l'imprenditrice

La shop girl e l'imprenditrice

Ve ne sono cose che sono incontestabilmente uniche e irremovibili e una di queste è l’infinita importanza che ha la Sardegna nel mondo umano. Posti importanti così ce ne sono sempre stati pochi e ora ce n’è anche di meno.   Per fortuna.

Dapprima in Sardegna c’è Kasteddu, l’inconfondibile capitale del Mediterraneo immarcescibilmente unica come poche altre città universali.  Poi c’è il carasau, che è buono da mangiare con tutto, anche con le pietre, ci sono i nuraghi, tutte perde messe una sopra all’altra che ancora si chiedono come hanno fatto senza la gru, ci sono anche spiagge sterminate a perdita degli occhi come su Poettu, sterminato dai parigini invidiosi che loro non ce l’hanno manco morti e hanno mandato due emissari di loro, Zironì e Ballettòn, a buttarci sopra tutta cosa nera nera.   Ci abbiamo anche tutte le strade piene di buche: tutte, ma proprio tutte, nessuna di meno nemmeno se la cerchi con un cane nel pagliaio.    E ci abbiamo anche la pecora bollita con le patate a brodo, che stronca qualsiasi stomaco, anche quello dei cannibali.  

Ma soprattutto la Sardegna è piena zeppa e tutta implementata di persone stupendamente importanti, mica cani e porci.  

Che d’è solo la TV della Giraffa, unica in tutto l’orbe terracqueo, a presentarne due di loro.

Due donne che ne hanno fatta tanta di strada, soprattutto a piedi e senza farsi investire.   Due donne così sensitive e sensoriali che trasudano senso da tutte le parti e te la sbattono in faccia senza pregiudizi, alla loro personalità.

E così ne intervistiamo una sciòpgherl nota in tutto l’universo, con tutte le sue cose di artista messe bene bene, Betta Canale.  E ne intervistiamo anche la più grande imprenditora del secolo presente e di quello futuro, Grazietta Ginettino, una vera furiosa dell’impresa.

 

O voi che ne siete due donne troppo toghe, cos’è che d’è il segreto del vostro successo?

Betta Canale:   ma, non saprei, forse piaccio a tutti, grandi e piccini, per la mia esuberante carica umana e poi so fare tutto: canto, ballo, recito, mi piace il calcio, mi piace moltissimo il Martini, cucino e ho anche il pollice verde.

Grazietta Ginettino:   io invece già lo so: ho troppo successo perché sono la più capace, la più intelligente, la più coraggiosa, poi sono stata miss Liceo Dettori e miss Università, ho anche un marito piemontese e ho comprato 6-700 vassoi di bomboni alla crema per la laurea di mio figlio Gino, mangiandone solo 78.

Cessu, cessu, ne siete proprio troppo toghe: una che conosce tutti i calciatori meglio che alla bibbia e ora si scola le casse di Martini di Giorg, cuss’artra che se ne scivola dodici chili di bomboni alla crema.   Ma è vero che tutti quanti gli uomini vi vorrebbero approppuddare e tutte le donne vi invidiano a cugurra

Betta Canale:   beh, proprio tutti tutti gli uomini no, è un’esagerazione, anche se alcuni ci provano.  Io vado in giro solo con Giorg: ad esempio, quando passiamo per strada i gay mettono le mani sulle chiappe a lui e non a me.  Sono tanto carini ma qualche volta esagerano.   Non so perché poi ma non riesco mai a portare l’auto dal meccanico o a chiamare l’idraulico: mi chiedono sempre se voglio vedere la loro chiave inglese, ma a me non interessa.  In fondo preferisco gli intellettuali..scrittori..filosofi..non so, tipo Totti. Ci scherziamo sempre con la mia amica Illary, ma lo sa che Francesco conosce a memoria tutte le istruzioni dei videofonini?  Le donne perché dovrebbero invidiarmi?  Perché ho la quarta di seno?   Perché Giorg ha la cantina piena e siamo sempre ciucchi?

Grazietta Ginettino:   sì, sì, è vero!  Tutti gli uomini mi vogliono mettere le mani addosso!  E anche le donne!    Solo l’altro giorno quei villani dei miei umili prestatori d’opera mi hanno stropicciato energicamente tutta la mise leopardata solo perché da 7 mesi non hanno lo stipendio, che screanzati!    In fondo l’impresa è come un parto, non è bene essere prematuri e dargli lo stipendio è proprio un’impresa.

Incomparabili, siete proprio esemplare di razza!  Un’ultima domanda: ma come vi definireste se dovevate dirvi chi ne siete a dieci extraterrestri sbarcati dalla costernazione di Vega?

Betta Canale:   boh, sono una donna semplice a cui piacciono le cose semplici: gli uomini coatti, i coatti calciatori, essere al centro dell’attenzione, i miei tatuaggi tribali, avere un vagone di soldi, comprare vestiti di pelle, i telefonini, ubriacarmi di Martini insieme a Giorg e al suo maialino francese Gigì, gli uomini con le borchie…cose così, insomma..come tutte…

Grazietta Ginettino:   sono l’imprenditrice più premiata d’Italia e d’Europa, sono l’imprenditrice più citata dell’emisfero eurasico, sono una dei 50 esseri più influenti del complessivo pianeta, sono più famosa di Madre Teresa di Calcutta e della regina Elisabetta II messe insieme, sono slanciata verso i lati e verso il basso, sono l’imprenditrice che ha creato più posti di lavoro nel mondo dal 1950, sono l’imprenditrice più inseguita dal 1985, tutti mi cercano, ma ancora pochi mi hanno trovato. Per fortuna, perché sono preziosa, per me.  In poche parole sono quanto di meglio vi sia nel creato: sì, proprio una creatura…

Che vi dicevo, o accalorato e alleccanato pubblico dell’incontinente TV della Giraffa, sono personagge stupefacenti e mistiche, è o no?

                                                             Ringrazio Deledda  

Ci sono modi e modi di attuare la politica dell’Amore, professata e fortemente sentita dal nostro amorevole imperatore, uno di questi è imbracciare un fucile e andare a caccia tutto l’anno, sempre, senza sosta, senza interruzione, amare la natura, gli animali, il cosmo, il Creato, sparandogli addosso una bella raffica di pallini. Quale modo potrebbe essere più ricco d’Amore? Nessun altro, così sembra pensare anche la Commissione Politiche europee del Senato, che ha approvato l’emendamento alla legge comunitaria, proposto dal senatore PDL Giacomo Santini, con il quale si ripropone la cancellazione dei limiti alla stagione venatoria, attualmente contenuta tra il primo settembre e il 31 gennaio. Una modifica che, se definitiva, aggraverà lo stato di infrazione comunitaria in cui l’Italia versa da anni, proprio a causa del mancato rispetto della normativa europea in materia di caccia. Come fanno notare le associazioni ambientaliste che hanno sollevato la questione “il fatto è questa volta ancora più grave, non solo perché a presentare l’emendamento è stato addirittura il relatore della legge Comunitaria, appunto il senatore Santini, che dovrebbe invece operare perché le procedure di infrazione siano risolte e non acuite. Il fatto è gravissimo anche perché l’emendamento aveva ricevuto parere negativo dell’ISPRA, formalmente richiesto dalla stessa Commissione del Senato, ed era stato più volte bocciato, in precedenza, da Governo e varie Commissioni parlamentari. L’ennesimo assalto agli animali selvatici ma anche una vera umiliazione per l’Europa, per la scienza e ancora di più per i cittadini italiani, che si ritroveranno i cacciatori nei propri terreni anche oltre i già lunghissimi cinque mesi dell’attuale stagione di caccia” (infatti, se avete un terreno non potete impedire che “vi si entri per l’esercizio della caccia”, lo prevede l’art. 842 del codice civile).  Bisognerà attendere il voto della legge Comunitaria in aula, per sapere da che parte sta il Governo dell’Amore.

D’altra parte, che al partito dell’Amore piacesse sparare, lo avevamo già capito con il disegno di legge Orsi (ancora in discussione) con la geniale proposta di dare un fucile in mano ai sedicenni e con la grande idea di sparare sempre, in qualunque condizione atmosferica, dopo il tramonto e con la neve, quando gli animali sono più deboli, esposti, indifesi.

Il mio personale consiglio alle persone che hanno l’irrefrenabile voglia di sparacchiare, è sempre quello di amare prima di tutto sé stessi e, di conseguenza, puntare il fucile verso l’unico bersaglio possibile: le proprie zampe o, come consigliava la campagna di qualche anno fa, puntare un po’ più a nord.

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